• 16/10/2021

Verso la transizione ecologica

 Verso la transizione ecologica

Una prima novità introdotta dal Governo Draghi è l’istituzione del Ministero della Transizione Ecologica (MiTE). In Italia, al momento, abbiamo il Ministero dello Sviluppo Economico (Mise) e il Ministero dell’Ambiente che comprende il “Dipartimento per la Transizione ecologica e gli investimenti verdi” e che dialogano e interagiscono sulle tematiche ambientali ed energetiche. 

Il nuovo Ministero allinea l’Italia agli altri paesi Europei.

In Francia il Ministero della Transizione ecologica ha preso questo nome dal 2020 nato dalle ceneri del Ministero dell’ambiente che è stato istituito nel l 1971

In Spagna il Ministero della Transizione ecologica e la sfida demografica è nato nel 2018 dai precedenti Ministeri dell’Energia e dell’Agricoltura con la mission di creare una legge sui cambiamenti climatici ed elaborare un piano energetico.

In Germania primo Paese manifatturiero d’Europa, esiste un Ministero dell’Ambiente, della conservazione naturale e della sicurezza nucleare ma per l’energia è competente il potente Ministero per gli Affari economici e l’Energia.

In Belgio dal 2020 esiste un Ministero per il clima, l’Ambiente, lo sviluppo sostenibile e il Green Deal.

La Svizzera non ha Ministeri ma è strutturata in Dipartimenti; nel 2019 è stato creato un Super Dipartimento Federale dedicato alla Transizione ecologica che accorpa Energia, Trasporti e Comunicazione.    

Il nostro nuovo ministero da una prima lettura sembrerebbe un organo nato ad hoc per accompagnare l’Italia  verso la transizione verde o energetica fortemente voluta dall’Unione Europea, cuore del “NextGenerationEu”,  creato per far fronte alla crisi da Covid- 19.

A mio modesto parere, la svolta green dei Paesi industriali presenta delle criticità: le opportunità derivanti dal nuovo indirizzo ecologico pianificato dal mondo intero richiederanno tempo per essere progettate ed attuate; L’Italia, secondo Paese manifatturiero d’Europa, ha un’industria caratterizzata, oggi, da una moltitudine di poli produttivi alimentati con le energie fossili, una politica netta che privilegia le nuove fonti energetiche penalizzerebbe le industrie esistenti ancora non pronte alla riconversione ambientale del sistema produttivo. 

La trasformazione però è in atto, L’UE ha individuato possibili interventi nel campo dell’utilizzo delle fonti rinnovabili, per la riqualificazione edilizia, per la mobilità elettrica, il rimboschimento, la protezione della biodiversità , l’agricoltura sostenibile, il riciclo e tanto altro, stanziando un budget di 672,5 miliardi di euro che potrà erogare attraverso prestiti e contributi a fondo perduto per i Paesi membri, da destinare alla radicale trasformazione del tessuto socio-economico ed industriale degli stessi. All’Italia saranno destinati fondi per circa 200 miliardi di euro. I commercialisti avranno, insieme alle aziende, un ruolo di rilievo nella predisposizione e gestione, dei progetti green. Saranno chiamati a redigere il Bilancio di Sostenibilità che oltre ai dati numerici, prende in considerazione gli impatti economici, ambientali e sociali. La società Deloitte settore revisione ha analizzato i bilanci relativi all’esercizio 2019 di 226 società quotate in borsa per testare il livello di sensibilità sul tema cambiamento climatico.

Carla Fanelli

Commercialista - Revisore Legale