• 26/05/2022

Un drone per la vita

 Un drone per la vita

A Pisa la start up che trasporta il sangue con una capsula intelligente

Donatori di sangue e innovatori nel campo biomedico. È questa la vocazione di Giuseppe Tortora, ingegnere biomedico esperto in biorobotica e di Andrea Cannas, architetto esperto di progettazione e sicurezza.

I due giovani ricercatori hanno fondato nel 2017 la start up ABzero, nata come spin off della Scuola Sant’Anna di Pisa e attualmente incubata al Polo Tecnologico di Navacchio.

La loro creazione porta nel nome il sistema AB0, il più importante tra i trentotto sistemi di gruppi sanguigni umani in ambito trasfusionale. Nel segno dell’innovazione, hanno omaggiato Leonardo da Vinci nell’anno del cinquecentenario dalla morte con un volo completamente automatico dalla casa natale del genio fino al museo a lui dedicato. Profondamente immersi nell’ecosistema dell’innovazione, si sono associati al Distretto Toscano Scienze della Vita, gestito dalla Fondazione Toscana Life Sciences con lo scopo di aggregare imprese ed enti operanti nei settori delle Biotecnologie, del Farmaceutico, dei Dispositivi Medici, dell’ICT per la salute.

TOSCANA ECONOMY Un drone per la vita
Andrea Cannas e Giuseppe Tortora, fondatori di Abzero

Come si capisce dalle prime parole di Tortora, amministratore delegato di Abzero, il loro è un progetto ad alto impatto sociale: «Siamo partiti fin da subito con la volontà di fare start up nel vero senso della parola, sul modello americano. Abbiamo pensato a un prodotto innovativo che potesse risolvere un bisogno, ossia trasportare in maniera facile, veloce ed efficiente il sangue tra le strutture sanitarie. Il fatto di essere donatori ha favorito che questa idea nascesse in maniera spontanea e casuale. Ci trovavamo in sala donazioni all’Ospedale Lotti di Pontedera e all’improvviso lanciammo quasi distrattamente questa discussione “Ma se trasportassimo il sangue con i droni?!” Quella frase, detta en passant come acqua fresca, ha cambiato le nostre vite». 

Cosa rende il vostro progetto veramente innovativo?

«Non siamo gli unici al mondo ad aver pensato a una cosa del genere, ma i primi ad averlo fatto con una smart capsule dotata di intelligenza artificiale, in grado di guidare un veicolo autonomo e di mantenere la qualità del bene che si trasporta nel modo corretto e secondo gli standard di legge.

Ricordiamo che la sicurezza è fondamentale perché si tratta di un bene deperibile e perché oltre al sangue trasportiamo anche emoderivati, organi e medicinali.

Attraverso il trasferimento tecnologico vogliamo fare qualcosa di concreto, vogliamo che la ricerca si trasformi in impresa. Abbiamo vinto numerosi premi e progetti, sia a livello nazionale che europeo, tra i quali possiamo annoverare alcuni dei più importanti: il Premio Innovazione Toscana, il contributo Brevetti+ del Ministero dello Sviluppo Economico, le call europee SMART4All e DIHhero attraverso i fondi HORIZON2020, e il recente Smart Life della Regione Piemonte, che ci permetterà di rendere il nostro sistema ancora più sicuro grazie all’integrazione con la tecnologia 5g. 

Questi importanti riconoscimenti sono stati la nostra principale fonte di sostentamento e di sviluppo del progetto che oggi rendono il nostro prodotto pronto per il mercato dei dispositivi sanitari e non solo, dato che le potenziali applicazioni del sistema sono molteplici».

TOSCANA ECONOMY Un drone per la vitaL’accessibilità della tecnologia che supporta la vostra capsula è un obiettivo al quale avete lavorato in modo costante

«Esatto, abbiamo messo a punto una piattaforma software che si chiama Spoke, costituita da un portale web accessibile alle Asl e agli ospedali ed anche agli operatori di trasporto tradizionali. I medici e i tecnici di laboratorio accedono ad una app ed in pochi click selezionano una rotta di interesse, già autorizzata dall’autorità del volo. Non resta che seguire un processo guidato di caricamento della capsula, accensione del drone e avvio della missione. Tutto si svolge senza possibilità di errore e in modo automatico, garantendo il controllo del volo e del carico trasportato e inviando informazioni in tempo reale. A tale scopo, abbiamo ideato Minilysis, un dispositivo per la rilevazione ottica dell’emolisi, ossia della distruzione dei globuli rossi, durante il volo. 

Questo è un esempio di innovazione nell’innovazione, un sottoprogetto che è utile non solo a noi ma in generale anche alla tecnologia del futuro».

Quali sono le regole da rispettare in merito alla distanza e al peso?

«Poiché la capsula si adatta a qualsiasi drone, la distanza percorribile dipende dal drone che andiamo a scegliere. Al momento possiamo volare fino a 10 km, ma abbiamo individuato un drone che percorre fino a 80 km. Per quanto riguarda il peso dobbiamo stare sempre sotto i 25 kg, come prevede la normativa sui droni».

Quanto si riesce a risparmiare in termini di tempo e di costi?

«Il tempo di trasporto si riduce dell’80%, ossia da un’ora, con l’attuale trasporto automobilistico, a sei minuti. Inoltre, non si evita solo il traffico, ma si offre un servizio disponibile 24 ore su 24, 7 giorni su 7 e un servizio ‘all you can fly’, in base al quale si può usare il drone in maniera illimitata durante l’arco della giornata. Da ciò scaturiscono una serie di vantaggi: avere una sacca di sangue o una provetta un’ora prima del tempo permette di accelerare le operazioni mediche e quindi di risparmiare sui costi indiretti

Infine, un altro importante punto di forza del sistema, è che permette di ridurre drasticamente le spese di trasporto per gli ospedali di circa la metà: si parla di un costo di circa 100 mila euro annui rispetto ai 2-300 mila euro spesi attualmente da un ospedale di medie dimensioni».

Quali sono le realtà ospedaliere e sanitarie con le quali siete entrati in contatto?

«Stiamo coordinando l’attività di comunicazione con l’Ospedale San Raffaele di Milano, che è il nostro primo cliente. In Toscana abbiamo ottenuto il parere favorevole del direttore generale della Asl Toscana Nord Ovest e a breve coordineremo il trasporto tra il centro trasfusionale dell’Ospedale di Livorno e i laboratori.

Dobbiamo molto al nostro advisor medico, Fabrizio Niglio, direttore del reparto di Immunoematologia e Medicina Trasfusionale del polo ospedaliero Livorno-Pisa, che crede da sempre alla comunicazione con gli ospedali.

Inoltre, grazie al finanziamento ricevuto dal Comune di Torino, nell’ambito di CTE NEXT, la Casa delle Tecnologie Emergenti, nei prossimi mesi effettueremo dei voli per gli ospedali del capoluogo piemontese.

A fine marzo faremo un volo  sperimentale in Spagna, presso il Centro trasfusionale regionale di Malaga. La missione è possibile grazie al progetto Jupiter, finanziato dal Digital Innovation Hub della Toscana, di cui fa parte anche il Sant’Anna». 

Niente vieta che il vostro drone potrebbe essere impiegato anche nel trasporto dei tamponi

«Abbiamo proposto il servizio, ma in pochi lo hanno recepito. Noi potremmo raccogliere 50 campioni e mandarli ad analizzare in più laboratori sul territorio, distribuendo lo sforzo e avendo i risultati in tempi molto più rapidi di quelli attuali.

Un altro dispositivo pensato per le persone è Paperpad, una piattaforma di atterraggio intelligente per droni, interamente eco-sostenibile perché di cartone, che servirà per il delivery a casa di beni come farmaci e alimenti. Presto avvieremo una campagna di crowdfunding per acquisire fondi e sviluppare il progetto.

Vogliamo lanciarlo prima che ci pensi una multinazionale, per noi è importante portare avanti la bandiera italiana anche nell’innovazione».

Cosa dovrebbe migliorare nel sostegno alle start up italiane?

«In generale gli investitori sono molto cauti nel concedere finanziamenti alle imprese come la nostra, nonostante la validità dimostrata del progetto. Esistono vari limiti. Ad esempio, quando si vince un bando viene chiesto di spendere tutto il valore del bando, compresa l’Iva, mentre il rimborso, anche se totale, non comprende mai l’Iva. Un altro svantaggio è che una start up, in tre anni non può ricevere più di 200mila euro di finanziamenti pubblici. L’ideale sarebbe che il processo di selezione fosse più duro, con meno premi e di più alto valore, in modo che, una volta ricevuto il ‘bollino’ di start up innovativa, sia possibile presentarsi alle banche con maggiore agilità, magari con la garanzia dello stato. In base a questo riconoscimento, dovrebbe anche essere semplificato il processo di assunzione. 

Ad oggi le persone coinvolte nel progetto ABzero sono nove, con mansioni di sviluppo tecnico, sviluppo software, struttura biomedica del sistema, comunicazione e database, risorse amministrative, di supporto finanziario e di sviluppo di business.

Cerchiamo risorse in ambito tecnico, come sviluppatori software e designers industriali e vorremmo attivare stages formativi professionalizzanti, per conoscerci e per capire se c’è compatibilità reciproca. Con due laureandi su tre è successo, li abbiamo assunti e io li ringrazierò sempre per avere investito su di noi».

Giulia Baglini

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