• 19/06/2021

Un chatbot intelligente

che “impara” dalle domande dei clienti

Nabil Arafin, fondatore start-up AWHY

INTERVISTA A
Nabil Arafin S.
fondatore AWHY

Nabil Arafin Siddique ha fondato la sua azienda, la AWHY, nel 2015, a 21 anni.
Oggi, con i suoi soci, gestisce nove dipendenti assunti a tempo pieno e con contratti a tempo indeterminato, clienti in Italia e in Europa e un fatturato che si è incrementato del 40 per cento ogni anno.


Siamo nel mondo dell’automazione dei processi, dell’informatica avanzata, dove i programmi imparano da quello che fanno, interagiscono con l’uomo, si migliorano, crescono, diversificano le loro funzioni in base alle richieste. Siamo nel mondo di Nabil Arafin S, venticinquenne pratese fondatore di Awhy, startup che opera nel mondo dell’Intelligenza Artificiale applicata al riconoscimento del linguaggio dell’uomo.


Ti ho presentato correttamente Nabil?

Sì, ti ringrazio. Il fatto è che pur se il termine AI (Artificial Intelligence) ormai è abusato, ancora siamo lontani da usare questo processo completamente. Il nostro prodotto di partenza si chiama Chatbot, un’interfaccia grafica che comprende il linguaggio naturale dell’uomo: in sostanza capisce la domanda che gli viene formulata e fornisce la risposta più appropriata come un operatore umano. »

Un risponditore automatico, quindi…

Bella battuta! Qualcosa di completamente diverso. Il sistema impara dalle domande, mette in relazione le parole, si evolve fino a che in pochi mesi da un 30 per cento di risposte confortanti si arriva ad un 70, 80 per cento di risposte soddisfacenti.
Sempre più aziende, anche grandi, stanno implementando questo operatore virtuale vedendo che il cliente per contattare un’azienda o per chiedere informazioni inizia a preferire la messaggistica invece che il telefono.

Grazie al nostro programma è come se parlassi con un operatore.

Senza attese però.

Chatbot è il progetto di partenza. Adesso, mi dicevi, è il cuore per realizzare altri processi di AI…

Abbiamo ideato un software che partendo da ogni tipo di documento, cartaceo o informatico prende i dati e li tratta per compilare form. Una banca, Banca Igea, è stata il nostro primo cliente. In alcune filiali adesso c’è un corner con una postazione informatica per aprire il conto corrente. Il programma chiede al cliente i dati, la carta d’identità per esempio e tramite un lettore OCR (riconoscimento ottico dei caratteri, nda) acquisice i dati cartacei e compila i fogli. Dopo aver chiesto la conferma al cliente dell’esattezza dei dati invia la richiesta al data base che apre il conto. Anche da casa si potrà fare. Prima dovevi digitare tu i dati. Ora con la cam del tuo tablet ci pensa il programma. Non si tratta di mera automazione ma di sistemi intelligenti che crescono e imparano.

Marketing, strumento essenziale per farsi conoscere. Come fa Awhy a farsi conoscere?

Non siamo noi a cercare il cliente, è il contrario. Facciamo marketing on line: banner pubblicitari, content sul blog, usiamo i social, ma soprattutto sfruttiamo il posizionamento google organico facendo in modo che le persone che scrivono, che cercano una determinata soluzione, ci vedano nel motore di ricerca, attraverso delle parole chiave.

Il futuro cliente digita sul motore di ricerca la richiesta e appare la nostra azienda.


Google ha un settore commerciale dedicato a questo. Niente è più statico ma evolve e si trasforma in base alle esigenze, soprattutto per un brand che vuole farsi conoscere. A seconda del budget che vuoi spendere, decidi la visibilità che vuoi avere e chi vuoi che ti cerchi sul motore di ricerca.
Per ora ci appoggiamo ad una ditta esterna. Vorremmo per fine anno assumere il decimo collaboratore per il marketing.

Chi sono i vostri clienti?

Le aziende che operano nell’EC (Commercio elettronico) come Kiko Milano, Caffitaly, siti on line come Register.It, aziende tradizionali, Banca Igea, ma anche il gruppo ESTRA di Prato. Tutte quelle aziende che vogliono un’interfaccia intelligente verso i loro clienti, ma anche automatizzare i processi interni. Per esempio nella gestione degli ordini, la gestione del personale. Le applicazioni sono innumerevoli.

Un ragazzo che nel 2013 vince un premio per gli studenti universitari di “educazione all’imprenditorialità”, che gli permette di confrontarsi con professionisti, esperti ed imprenditori e che da quel percorso fa nascere, secondo Forbes Francia, una delle aziende emergenti più innovative d’Italia, come trova i finanziamenti per iniziare?

Nel 2015 ho partecipato con il mio progetto ad un bando della Telecom Tim con il suo programma di “Venture Capital” per lo sviluppo di idee innovative.

Il progetto è stato selezionato tra i 40 che avevano partecipato e finanziato con 25 mila euro.


Con quelli ho aperto l’azienda e realizzato il primo widget per la Telecom di San Marino, il primo cliente. Due anni dopo partecipo ad un altro bando promosso da EGI Group, una fondazione spagnola che aiuta le aziende innovative a crescere velocemente. Mi finanziano un progetto di 3 mesi in Spagna nella loro sede per farmi le ossa. Conosciamo altre realtà come la nostra, allacciamo rapporti con potenziali clienti, faciamo esperienza manageriale, impariamo a gestire i rapporti con clienti, fornitori e dipendenti. Rientriamo in Italia e veniamo affiancati dalla fondazione di Firenze Nana Bianca che ci offre supporto tecnologico e i locali che oggi sono i nostri uffici.

Perché nel frattempo Nabil ha coinvolto due persone nella sua avventura: Emanuele Pucci, amico d’infanzia, e Gianmarco Nicoletti. Nel 2017 diventano soci. Anche Giammarco aveva partecipato al bando della Telecom-TIM. Lavorava allo stesso settore tecnologico, aveva sviluppato una soluzione per applicazioni video.
Nabil Arafin S. ha fondato la sua azienda, la AWHY, nel 2015 a 21anni. Oggi, con i suoi soci, gestisce nove dipendenti assunti a tempo pieno e con contratti a tempo indeterminato, clienti in Italia e in Europa e un fatturato che si è incrementato del 40 per cento ogni anno.

Dove volete arrivare?

Ci piacerebbe collaborare con grandi realtà del mercato come Fastweb, la stessa TIM, i grandi gruppi commerciali. Siamo soddisfatti dei risultati raggiunti e della soddisfazione dei nostri clienti.


Il fatto è che se nel 2015 ero uno dei pochissimi sviluppatori di chatbot in Italia e uno dei pochi a livello Europeo, oggi le grandi aziende hanno compreso le potenzialità di questa applicazione che sfrutta la AI nella comprensione del linguaggio umano e stanno studiando al loro interno come implementare nei loro sistemi questa risorsa.
È possibile che un grande gruppo di comunicazioni dica: ho questo cliente, tu hai il programma, lavori con noi? È probabile che qualcuna di queste grandi realtà venga alla nostra porta a bussare per chiederci di far parte del loro gruppo. Non sempre grande vuol dire anche intelligente. A quel punto starà a noi decidere cosa fare.

Venite acquisiti, un ottimo stipendio da manager, magari stock options dell’azienda… va bene se vai in pensione a 35 anni?

Vediamo. Bisogna vedere cosa offrono.

LA START UP IN BREVE

Denominazione

Awhy srl

Comune

Prato (PO)

P.Iva

IT03476481209

Forma Giuridica

Srl

Impresa costituita

dal notaio

Sito internet

https://www.awhy.it/

Codice Ateco

62.02

Riferimento produzione

realizzazione di software per assistenza innovativa

DATI DI ISCRIZIONE

08/07/2015

Sezione Start Up innovativa

16/09/2015


REQUISITI DI INNNOVAZIONE TECNOLOGICA


Team

qualificato

Classe di produzione

n.d.

Classe di addetti

0-4 (A)

Classe di capitale

5K – 10K

Prevalenza femminile

NO

Prevalenza giovanile

SI

Prevalenza straniera

NO

STADIO


Della start up

matura

Del prodotto/servizio

sul mercato con clienti

MERCATO


Area geografica di interesse

Italia e Europa, America, Asia e Africa

Daniele Rovai

Giornalista - daniele.rovai@toscanaeconomy.it