• 20/06/2024

Turismo, una ripartenza con luci e ombre. “Salviamo il nostro modello italiano di ospitalità”

 Turismo, una ripartenza con luci e ombre. “Salviamo il nostro modello italiano di ospitalità”

Aldo Cursano, presidente Confcommercio Toscana

INTERVISTA A
Aldo Cursano, presidente Confcommercio Toscana

La ripartenza del turismo si sta scontrando con una situazione internazionale di assoluta gravità, che rende molto incerto il futuro prossimo del settore dell’accoglienza. La bella stagione inizia con le incognite legate all’aumento del costo dell’energia. La Confcommercio nazionale stima che in un anno le imprese spenderanno 30 miliardi di euro, il 160% in più del 2021. Dati più incoraggianti arrivano da Toscana Promozione Turistica, che per il recente ponte di Pasqua registra un’occupazione media delle strutture di circa il 68%. Abbiamo sentito il parere di Aldo Cursano, presidente, dal 13 settembre 2021, di Confcommercio Toscana, che rappresenta oltre 50mila imprenditori e professionisti di commercio, turismo e servizi

«Le persone vogliono ripartire e vogliono farlo dalla bellezza e dalla cultura – afferma Cursano – Dopo la pandemia e gli orrori di una guerra ancora in corso c’è bisogno di una rigenerazione umana. In questo senso, Firenze e la Toscana stanno assolvendo a una funzione straordinaria, il linguaggio della pace e dei valori dell’umanità sono rappresentati simbolicamente nel nostro capoluogo». Una città che Cursano conosce bene in quanto ha presieduto la Confcommercio provinciale e che rimane un osservatorio privilegiato per capire le tendenze in fatto di turismo: «Non si rinuncia a vivere l’aspetto emozionale legato a un modello di ospitalità, italiano e toscano, che mette al centro le persone. Gli operatori delle nostre imprese guardano negli occhi gli ospiti, li fanno sentire a casa, coccolati e assistiti. Di questo c’è bisogno adesso più che mai e infatti le nostre destinazioni sono premiate. Al di là delle medie, ci sono stati alberghi totalmente pieni, come anche bar, ristoranti, negozi. Sono tornate le file di fronte ai musei e manifestazioni come la mostra dell’Artigianato hanno fatto il pieno di visitatori».

Tutto ciò però non basta, precisa il presidente: «Stanno cambiando le motivazioni per cui le persone scelgono le destinazioni e qui la leva del prezzo sta cominciando a essere molto strategica. Non bisogna limitarsi a contare i turisti, essi vanno pesati in base alla loro capacità di spesa. In questo senso, il turismo pasquale è stato importante nei numeri ma molto leggero nella capacità di spesa. I cittadini, di tutto il mondo, hanno budget molto più ridotti e stanno scontando gli effetti della precarietà lavorativa derivata dalla pandemia. Non si rinuncia alla vacanza come momento per evadere dalle tensioni quotidiane, ma si sceglie all’ultimo momento, puntando sui prezzi più competitivi. A fronte dei moltissimi giovani e delle famiglie con bambini, manca ancora quella fascia di turismo alto-spendente, soprattutto nordamericano, che garantiva le entrate maggiori con la scelta delle strutture ricettive e delle attività commerciali più prestigiose. Dal punto di vista dei fatturati, siamo quindi lontani dal periodo pre-Covid. Tuttavia, per chi opera nel mondo dell’accoglienza, tornare a lavorare in centri storici animati e vitali è stata una bella boccata di ossigeno».

Ingenti le conseguenze della pandemia sul settore: «In questi due anni di continui stop & go, molte sono le aziende fallite e molte quelle che hanno cambiato mano. I costi aziendali crescono in modo pesantissimo, sia quelli dell’energia che quelli delle materie prime. Le imprese faticano a reggere il carico dei costi derivanti dalle locazioni, dalla fiscalità, purtroppo anche dai debiti. La minore redditività espone le aziende e le rende molto fragili».

Altra nota dolente è la difficoltà nel trovare il personale da assumere: «La pandemia ha allontanato le competenze e le professionalità che si erano formate negli anni. Tante persone che prima lavoravano nel turismo hanno scelto occupazioni ritenute meno soddisfacenti ma più sicure, come nella logistica, nella grande distribuzione e nell’industria. Si è creato un danno reputazionale, il nostro settore appare non affidabile e precario. Con i pericoli e i rischi ancora incombenti del contagio, nell’immaginario collettivo il bar, il ristorante o l’albergo sono i primi a chiudere e gli ultimi a riaprire.
Un altro ostacolo è rappresentato da strumenti come il reddito di cittadinanza, che non sono uno stimolo per imparare un mestiere. Ci troviamo in un paradosso, il lavoro è ripartito ma non ci sono i lavoratori. Molti locali hanno dovuto ridurre gli orari, scegliendo tra pranzo o cena, chiudendo due giorni a settimana o in anticipo. Non avendo personale ci si concentra sulla fascia più produttiva».

Il presidente lancia un grido di allarme su un pericolo reale non solo per il settore dell’accoglienza ma per tutto il Paese: «Il mondo del commercio, del turismo e dei servizi si fonda sul lavoro, la passione e il sacrificio. Le nostre sono microimprese familiari e dopo due anni di fermo si trovano minacciate dall’esposizione debitoria e dalla scarsa liquidità. Il modello produttivo distributivo è andato in crisi e ciò ha permesso alle grandi catene di fare ‘shopping sottocosto’: le persone cedono i locali anche con i debiti, uscendo dall’incubo di essere sotto scacco delle banche e dei proprietari degli immobili. Per fermare questo processo di autodistruzione, ci deve essere una chiara strategia di salvaguardia del nostro modello italiano di turismo, basato sulla relazione, sull’accoglienza, sulla convivialità. È il nostro ‘casa fuori casa’, è la nostra storia, è la nostra cultura. Se entrano i grandi gruppi finanziari, non ci sono più le persone, ma subentrano le cose, dominano i processi industriali. L’identità è un paradigma materiale e immateriale, è l’anima del paese. Il nostro modello di impresa, il nostro stile di vita e di consumo va tutelato: se non lo facciamo abbiamo perso tutti. Oggi ci giochiamo il futuro, solo se ripartiamo da valori condivisi salviamo il Paese. Se facciamo il gioco degli altri, diventiamo mercato degli altri».

Per approfondimenti:
www.confcommercio.toscana.it

Giulia Baglini

Giornalista specializzata sui temi dell’innovazione e della sostenibilità

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