• 18/04/2024

Transizione 4.0 per Regione Toscana

 Transizione 4.0 per Regione Toscana

Intervista al presidente della Regione Toscana Eugenio Giani, che traccia uno “stato dell’arte” dell’innovazione: «Aiutiamo le imprese ad adattarsi al mutamento costante dell’economia e a restare competitive», con l’obiettivo di effettuare una transizione 4.0 

L’innovazione per far compiere il definitivo salto di qualità a un’economia, quella toscana, da sempre caratterizzata da piccole e medie imprese. Ma anche il sostegno alle start up per sviluppare competitività e occupazione, insieme al mondo della ricerca e dell’università. Ne abbiamo parlato con il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani.

Presidente, a che punto è l’innovazione in Toscana: le imprese sono sufficientemente innovative? Quali passaggi restano da compiere?

«È un versante, quello dell’innovazione, sul quale stiamo compiendo sforzi davvero importanti per consentire al tessuto produttivo toscano, costituito per gran parte da realtà piccole e piccolissime, di compiere il salto definitivo. Il grado di innovazione è buono, negli ultimi anni si sono fatti passi davvero rilevanti. Aiutare le imprese a innovare processi e prodotti, aumentare gli investimenti in ricerca e sviluppo e incentivarne la propensione per adattarsi al mutamento costante dell’economia e a restare competitivi sullo scenario internazionale sono le priorità che ci vedranno impegnati nei prossimi mesi.

La riprova di questo arriva dalla mole di risorse che saranno messe a disposizione grazie ai bandi della programmazione dei nuovi fondi europei Fesr: più di 500 milioni di euro. Si va dall’acquisto di servizi innovativi per la transizione digitale al sostegno all’internazionalizzazione, oltre alla parte più consistente del totale, circa la metà, per investimenti in ricerca, sviluppo e innovazione, introduzione di tecnologie avanzate, anche per favorire la transizione ecologica, aumentare la collaborazione imprese-organismi di ricerca».

Nel 2020 è stata approvata una legge per aiutare le start up a nascere e a crescere: ha portato buoni risultati?

«A marzo 2023, la legge ha compiuto esattamente tre anni. Una delle più interessanti nel panorama nazionale. Le start up sono uno degli strumenti più importanti per sviluppare la competitività e favorire l’occupazione giovanile ed è soprattutto in quest’ottica che abbiamo deciso di intervenire, individuando regole per agevolarne la costituzione. Al momento, nella sezione speciale del registro delle imprese, ne risultano iscritte circa 640, tra start up e PMI innovative.

Dai dati elaborati dagli uffici regionali risulta una buona capacità di accesso a finanziamenti pubblici, nazionali e regionali, con il 55% di queste realtà che hanno attinto soprattutto dalle linee a sostegno della competitività e, in misura minore, da quelle per la tenuta occupazionale e della ricerca e sviluppo. Buona anche la propensione a raccogliere risorse dai programmi dei fondi europei, con l’1,5% del totale dei beneficiari del Fesr 2014-20 rappresentato da questo tipo di imprese.

E per stimolarne la crescita, abbiamo scelto la via della semplificazione, dato che per la loro costituzione va seguita una procedura online (gratuita e senza notaio) e la disponibilità di fondi pubblici per raggiungere gli obiettivi della Transizione 4.0 per la digitalizzazione dell’impresa italiana».

Recentemente è stato firmato, inoltre, un accordo con Monte dei Paschi di Siena per sostenere le start up innovative: ci può dire di che si tratta?

«Non è il primo esempio di accordo di collaborazione siglato per promuovere queste imprese. Dal 2019 abbiamo avviato, ad esempio, una collaborazione con la Fondazione Ugo Bordoni e il Comune di Prato per la costituzione di un centro di competenza 5G e tecnologie innovative orientato alle PMIe start up innovative. Inoltre, abbiamo avviato vari interventi sperimentali a sostegno della creazione di imprese nelle aree periferiche e fragili del territorio regionale.

L’accordo con la Fondazione Mps di fatto recepisce e formalizza un percorso da questa già avviato con il programma di accompagnamento e sostegno alla costituzione di start up innovative nella zona meridionale della Toscana, denominato Ikigai, particolarmente interessante per la sua forma e struttura flessibile. Il programma, realizzato in collaborazione con una società privata, ha costituito uno staff dedicato con competenze multidisciplinari.

Da qui la decisione, visto il comune interesse con la Fondazione, di valorizzarlo attraverso lo sviluppo di iniziative per sostenere la costituzione di start up innovative sul resto del territorio regionale avvalendosi anche del supporto di Sviluppo Toscana».

E da parte delle università toscane quali segnali arrivano sul fronte dell’innovazione e della sua “traduzione” in termini di sviluppo economico e lavoro?

«La Regione da sempre sostiene il sistema universitario e della ricerca perché il suo sviluppo è fondamentale per la crescita del sistema produttivo toscano e nazionale. In particolare, vogliamo premere l’acceleratore sull’innovazione e il trasferimento tecnologico, che costituiscono la chiave di volta per tradurre i risultati della ricerca da un piano teorico a quello della ricerca applicata e, quindi, in termini di sviluppo economico e lavoro.

Da questo punto di vista voglio sottolineare, in particolare, il rapporto di sinergia e collaborazione proficua che si è venuto a creare in questi anni tra le istituzioni universitarie e gli enti di ricerca toscani e che ha portato a risultati importanti come – ne cito uno che mi sta particolarmente a cuore – il finanziamento del nostro ecosistema THE – Tuscany Health Ecosystem, su scienze della vita e salute.

Una rete che collegherà competenze scientifiche e tecnologiche sulla salute e il benessere e che unisce ben 22 realtà toscane: 7 università, 6 enti pubblici ed enti pubblici di ricerca, 9 imprese o soggetti privati. Capofila è l‘Università di Firenze per un progetto che si inserisce nel solco delle linee strategiche tracciate dalla Regione. THE è uno degli 11 ecosistemi dell’innovazione finanziati nell’ambito della Missione 4 del Piano nazionale di ripresa e resilienza (istruzione e ricerca), l’unico dedicato al settore delle life sciences.

Riceverà dal Ministero dell’università e della ricerca un finanziamento di 110 milioni di euro. Durerà tre anni e parte dei fondi, attraverso bandi pubblici, sarà destinata alla ricerca applicata ad aziende e spin off, nonché all’assunzione a tempo determinato di circa 300 nuovi giovani ricercatori. È un esempio emblematico del nostro impegno in un settore strategico non solo per la Toscana, ma per tutto il Paese e della volontà, anche del mondo universitario e della ricerca, di fare squadra con il mondo delle imprese e le istituzioni toscane».

Uno dei settori economici che più caratterizzano la Toscana è sicuramente il turismo: quanto è innovativa la nostra regione?

«Il turismo è una delle voci fondamentali per l’economia toscana, con un contributo al Pil che sfiora il 14%. La ripresa dopo i colpi subiti dalla pandemia è stato il frutto di un lavoro condiviso tra operatori, ambiti turistici e le nostre agenzie, Toscana Promozione Turistica e Fondazione Sistema Toscana.

Il lavoro che abbiamo impostato con i territori, attraverso i 28 ambiti turistici omogenei, è stato proprio all’insegna dell’innovazione, con lo scopo di differenziare i percorsi turistici, destagionalizzare i flussi e valorizzare ogni angolo. I numeri ci hanno dato ragione: nel 2022 abbiamo sfiorato quelli pre-pandemia e le previsioni per il 2023 indicano che potrebbero essere uguagliati o addirittura superati quelli record del 2019.

Un successo reso possibile dalle infrastrutture digitali, divenute determinanti per l’incontro tra domanda e offerta turistica. Insieme alle nostre agenzie abbiamo impostato l’aggiornamento della legge regionale, un’azione promozionale unitaria, per scendere sempre più nel dettaglio, e la revisione degli strumenti digitali disponibili affinché il portale Visit Tuscany sia sempre più vicino alle esigenze sia della domanda che dell’offerta».

Approfondimenti 

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David Meccoli

Giornalista tradizionale e digitale, esperto in relazioni pubbliche e comunicazione d'impresa

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