• 18/04/2024

TOSCANA, TSUNAMI ‘CARO-ENERGIA’ SUL TERZIARIO

 TOSCANA, TSUNAMI ‘CARO-ENERGIA’ SUL TERZIARIO

Presentati oggi (3 novembre 2022) a Firenze i risultati dell’ultimo osservatorio congiunturale condotto da Format Research per conto di Confcommercio Toscana 


RISCHIO 7.800 IMPRESE E OLTRE 20MILA POSTI DI LAVORO
 

La crisi delle forniture energetiche colpisce nella regione tre imprese su 4 dei settori commercio, turismo e servizi. Le misure che possono essere messe in atto dalle imprese per ridurre l’impatto economico del caro energia sono del tutto insufficienti. Necessari supporti strutturali per affrontare l’aumento dei costi. Intanto, diminuiscono fiducia e aspettative: il Natale porterà una boccata di ossigeno agli affari ma il quadro è ormai troppo compromesso e le imprese sono stremate. Al terzo trimestre 2022 si rileva in Toscana una significativa diminuzione delle imprese del terziario nuove nate a fronte di un aumento delle cessazioni di impresa   

Gli effetti del caro-energia si stanno abbattendo come uno tsunami sul terziario toscano. Se nulla cambierà, in maniera sostanziale e in tempi brevi, in Toscana sono a rischio sopravvivenza quasi 7.800 imprese dei settori commercio, turismo e servizi ed oltre 20mila posti di lavoro. È il quadro a tinte fosche dipinto dall’ultimo osservatorio congiuntale sulle imprese del terziario condotto da Format Research per conto di Confcommercio Toscana.

I risultati dell’indagine sono stati presentati oggi (giovedì 3 novembre 2022) a Firenze nella conferenza stampa convocata da Confcommercio, a cui hanno partecipato il presidente regionale Aldo Cursano, il direttore generale Franco Marinoni e il presidente di Format Research Pierluigi Ascani.

Secondo lo studio, la crisi delle forniture energetiche in Toscana colpisce 3 imprese del terziario su 4 (il 74%). Il 50% circa di queste ritiene insufficienti le misure prospettate per ridurre l’impatto economico del caro energia, come spegnere le insegne luminose e le apparecchiature non necessarie, regolare il termostato o fare turni di lavoro ridotti per contenere i consumi.

Gli imprenditori, piuttosto, reclamano supporti strutturali per affrontare l’aumento dei costi. Nel frattempo, la loro fiducia nel futuro continua a calare: la fiducia generale su una scala da zero a 100 passa dal precedente “41” a “23”. L’indicatore relativo ai prezzi praticati dai fornitori è pari a “13”, praticamente azzerato. Perfino per le festività natalizie le aspettative sono piuttosto contenute: tutti ritengono che gli affari saranno al rialzo, ma il quadro è ormai troppo compromesso e le imprese sono stremate. Anche perché la situazione dei ricavi in Toscana presenta un dato inferiore rispetto alla media del paese. Così, anche il lieve rialzo natalizio non porterà quel sollievo sperato.

Sul fronte dell’occupazione, se in questi mesi le cose erano un po’ migliorate, la fine dell’anno dovrebbe riportare un lieve peggioramento dell’indicatore, in linea con la tendenza nazionale.  Sul fronte della liquidità, si vede qualche schiarita, ma dopo oltre due anni di crisi, dalla pandemia in poi, sono sempre di più le imprese che faticano a far fronte da sole al proprio fabbisogno finanziario. Crolla anche la richiesta di credito, sebbene il 68% di chi si rivolge alle banche per chiederlo lo ottenga per intero. Del resto, per quanto il 37% circa delle imprese aveva programmato di effettuare investimenti nel corso del 2023, a causa degli aumenti abnormi di materie prime ed energia, almeno un terzo di loro sarà costretta a rinunciarvi.  

“Le imprese di commercio, turismo e servizi continuano a giocare in difesa ormai da troppo tempo – commenta il direttore di Confcommercio Toscana Franco Marinoni – i contraccolpi della crisi internazionale in atto li hanno fiaccati nell’animo e nelle risorse. Difficile investire nel futuro in queste condizioni, vuoi per mancanza di soldi vuoi per timore. Ma senza investimenti l’impresa invecchia e muore.  È forse l’aspetto che mi spaventa di più di questi anni difficili: se non iniziamo a proteggere seriamente il valore del fare impresa, l’Italia rischia di giocarsi il coraggio e la buona volontà di uomini e donne che potrebbero imprimere uno slancio allo sviluppo del Paese e, che invece, sono trattati quasi da nemici”.

“L’osservatorio ci restituisce un quadro allarmante che denunciamo da tempo – sottolinea il presidente di Confcommercio Toscana Aldo Cursano – e l’assurdo è che stiamo lavorando: la gente è tornata nei negozi, i turisti sono tornati nelle nostre città. Eppure, nonostante i nostri sforzi, nulla basta a ripianare i costi di gestione sempre più alti. Tirare avanti in questo quadro così complesso, con ricavi azzerati o quasi, è un’impresa titanica e ora che la crisi si sta trasferendo sull’occupazione diventa più evidente a tutti: 20mila occupati in meno sono 20mila famiglie che in Toscana rischiano di perdere la loro fonte primaria di reddito. A queste si aggiungono le famiglie dei titolari delle 7.800 aziende a rischio chiusura. Aziende che lasceranno un vuoto a livello di servizi, di presidio del territorio, di socialità, senza contare il crollo del valore immobiliare e un impoverimento per tutti. Sono in gioco almeno 50 anni di benessere costruito in Italia”.

“L’aggiornamento dell’Osservatorio Congiunturale Confcommercio Toscana al trenta settembre illustra chiaramente le difficoltà che stanno attraversando le imprese del commercio, del turismo e dei servizi della Regione – spiega il presidente di Format Research Pierluigi Ascani – Il biennio della pandemia è ormai alle spalle, ma è adesso che sta presentando il conto: in Toscana si riduce significativamente il numero delle nuove imprese del terziario che nascono, mentre aumentano quelle che muoiono. Il saldo tra imprese nuove nate e quelle cessate è pari a -531 nei primi nove mesi del 2022, a fronte di un +570 fatto registrare in regione dalle imprese “tutte” (industria + terziario). Il buon andamento dell’estate non è sufficiente a giustificare i conti delle imprese del terziario, che stanno pagando a caro prezzo l’aumento abnorme delle bollette energetiche. A questo si aggiunga che le imprese del commercio e del turismo tendono a incorporare l’aumento dei costi dell’inflazione, non scaricandolo sui consumatori, ma riducendo in questo modo significativamente i propri margini, fino ad azzerarli in molti casi in particolare presso le microimprese. È del tutto evidente che le difficoltà che stanno affrontando le imprese del terziario, essendo “fattori di crisi di sistema”, richiedono “soluzioni di sistema”.”

Redazione

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