• 18/06/2021

Supporto psicologico e ascolto per i ragazzi i più provati dalla pandemia

Lorenzo Baglioni – © Foto: Gianluca Zati

INTERVISTA A Lorenzo Baglioni, cantautore

A consacrarne la notorietà a livello nazionale è stata l’edizione 2018 del Festival di Sanremo, dove si è esibito nella categoria “nuove proposte” con la canzone “Il Congiuntivo“. Lorenzo Baglioni, classe 1986, grossetano, è laureato in matematica e ha insegnato per alcuni anni nelle scuole superiori. Oggi è attore, conduttore,  autore di canzoni di successo in cui insegna i fondamenti delle materie scientifiche (oltre che il rispetto della sintassi), scrittore, youtuber e star dei social network dove è seguitissimo da migliaia di follower

“La scuola è un astuccio, un diario, è l’estate è finita, la scuola è un attimo prima di tutta la vita”. Così recita un verso della canzone “La scuola  è il big bang” con cui Lorenzo Baglioni ha voluto rendere omaggio al rientro a scuola al tempo del Covid, lo scorso settembre. Il cantautore toscano, che coi suoi testi didattici, ha conquistato studenti, insegnanti e persino l’establishment istituzionale (recentemente è stato testimonial del progetto Giovani sì, ma anche dell’assessorato regionale all’Istruzione) ha voluto sottolineare a modo suo un momento importante, il ritorno sui banchi. Lui che quei banchi non li ha solo cantati, ma anche vissuti da insegnante per due anni, prima di scegliere a tempo pieno la carriera artistica.

Al di là dell’aspetto didattico, quanto ritieni che i ragazzi siano stati deprivati  dalla separazione corporea dal gruppo dei pari da una relazione scolastica digitale? 

«Tantissimo. Questa situazione ha provato tutti, ma indubbiamente gli adolescenti hanno pagato il prezzo più alto, ecco perché occorre supportarli, ascoltarli, pensare anche a dei servizi psicologici dedicati. Lo psicologo è sempre stato presente a scuola, anche per ragioni molto meno complesse della pandemia, ma oggi è un servizio che va potenziato. La scuola con grande dignità ha fronteggiato la situazione d’emergenza, ma la didattica deve tornare in presenza. La scuola non serve solo a trasmettere nozioni, ma è e deve rimanere il luogo dove le persone vengono formate.

Questo non vuol dire rinunciare alla tecnologia che proprio in emergenza ha rivelato tutto il suo potenziale, ma deve essere uno strumento complementare, non sostitutivo.

Penso, ad esempio, alla possibilità per un prof di registrare la sua lezione, anche quella che svolge in presenza, offrendo in questa maniera a chi era assente o magari vuole rivedere un passaggio di poterlo fare»

Tu sei un artista a tutto tondo: cantautore, conduttore, attore, comico. Pensi che la cultura con tutto ciò di cui è fatta:  la musica, il teatro, l’arte possa svolgere una funzione attiva nel contenimento di quel disagio psicologico giovanile che adesso sta venendo fuori? (È di poche settimane fa la notizia del boom di tentativi di suicidio da parte dei giovanissimi).

«Io credo proprio di sì, credo nel potere dell’arte e della cultura e nella possibilità di veicolare attraverso l’arte messaggi importanti, soprattutto in questo momento la leggerezza è fondamentale. Ma bisogna vedere se ce lo lasceranno fare. Per gli artisti si tratta di un momento davvero difficile, lo spettacolo dal vivo è stato sacrificato completamente, tanti teatri soffrono, molti stanno chiudendo, la situazione è veramente disperata e le professioni del settore artistico-culturale andrebbero tutelate. In tutto ciò io mi sento fortunato perché ho continuato a fare alcune cose sulle piattaforme on line, ho registrato un podcast, essere presente sui social mi ha aiutato indubbiamente, ma lo scambio col pubblico è difficilmente sostituibile. Ci manca tanto il contatto con il pubblico, è quello che fa veramente la differenza, questo non vuol dire svalutare alcuni esperimenti fatti in questi mesi, che sono comunque risultati carini, ma dal vivo è tutta un’altra cosa».

L’auspicio di tutti è che ragazzi e ragazze imparino dai nostri errori e sappiano ripartire da qui per ricostruire insieme a noi una società più forte, più positiva, che dia il giusto valore a noi come esseri umani, alla natura che ci circonda e alle risorse che abbiamo sulla terra. Tu hai scritto anche un libro con Mario Tozzi sui cambiamenti climatici. Come è nata l’idea? Ritieni che nelle nuove generazioni esista una consapevolezza diversa nei confronti del pianeta?

«Sì, il libro in questione è “Un’ora e mezzo per salvare il mondo. I veri motivi per cui dobbiamo tornare subito a occuparci del riscaldamento globale”. L’idea è nata da una grande sintonia che si è creata con Mario Tozzi, geologo e divulgatore scientifico, oltre a ciò una bella persona. Il cambiamento climatico è il problema numero uno dei nostri tempi, la questione globale più importante per l’umanità del terzo millennio. Abbiamo sentito proprio l’esigenza di scrivere questo libro perché è ora di darsi una mossa, altrimenti non ne usciremo. I ragazzi sono molto più consapevoli rispetto agli adulti relativamente alla questione ambientale, quel movimento nato con Greta Thumberg ha contribuito indubbiamente a dare una grande spinta, ma quel patrimonio non va perso,questo libro mira a intercettare i ragazzi, ma anche le fasce più adulte». 

Noi abbiamo titolato il nostro primo numero: nulla tornerà come prima. Cosa pensi? Come vedi il futuro?

«Lo vedo bene. Sono positivo, voglio essere positivo soprattutto in questo momento di difficoltà. Eraclito dice panta rei, tutto scorre, è così, la nostra vita è caratterizzata dal mutamento continuo. Passerà anche questa e noi dobbiamo riuscire a prendere il buono da questa esperienza, come abbiamo imparato a fare. Torneremo a vivere la socialità come l’abbiamo sempre vissuta, ma arricchiti da tutto ciò. Torneremo ad abbracciarci e sarà bellissimo».


LA SCUOLA È IL BIG BANG
La scuola è l’erba che cresce tra due campanelle
La scuola è scappare di corsa via dalle bidelle
La scuola è un biglietto con dentro un sorriso e un
rimpianto
Passato così, di nascosto, al compagno di banco
La scuola è l’odore di fresco il mattino a settembre
È “Bianco Natale” col flauto il 21 Dicembre
La scuola è un astuccio, un diario è l’estate finita
La scuola è un attimo prima di tutta la vita
La scuola è un bambino biondo con un grembiule
blu
In piedi accanto alla sua mamma che per cinque
ore non vedrà più
La scuola è molto più di questa canzone, la scuola
chissà che cos’è…
Ma forse la scuola è l’inizio di tutto, la scuola è il
Big Bang…
Booom…
[…]


Testo e Musica:
Lorenzo e Michele Baglioni


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APPROFONDIMENTI

Instagram: @lorenzobaglioni1

Maria Salerno

Giornalista - maria.salerno@toscanaeconomy.it