• 06/08/2022

Street 3.0: zero pregiudizi, zero spreco e km zero

L’idea da 6 giovani studentesse del Dagomari di Prato

Street 3.0: zero pregiudizi, zero spreco e km zero
Le studentesse del Dagomari vincitrici di Eye Prato 2019

Nel 2019 hanno conquistato il trofeo Eye nell’ambito del progetto Ethics and Young Entrepreneurs di Prato che permette agli studenti delle scuole superiori della città di cimentarsi in una vera e propria attività imprenditoriale studiando ogni aspetto, compresi l’etica e la sostenibilità economica. Sono proprio loro a raccontarci com’è andata 

Imprenditori si diventa. Passione, perseveranza e spirito di gruppo sono solo tre delle qualità che si richiedono a chi si cimenta nel mondo degli affari. 

Lo hanno imparato bene sei studentesse dell’istituto tecnico e professionale statale Paolo Dagomari di Prato: Anxhelina Lleshi, Alessia Borracchini, Sofia Xue, Linda Lin e Yan Hu nell’ambito dell’esperienza col progetto Eye – Ethics and Young Entrepreneurs, promosso dall’associazione Artes

Mesi di lavoro che hanno portato sei giovanissime (all’epoca avevano appena 16 anni, ndr) a tradurre in realtà il loro sogno. La loro proposta? 

Un ristorante etnico ed etico. Si chiama Street 3.0 ed ha vinto l’edizione Eye di Prato 2019. Un locale all’altezza dei loro ideali di inclusione, sostenibilità, moderno e funzionale. Un luogo di incontro tra culture e sapori differenti.


Abbiamo chiesto ad Anxhelina, Alessia, Sofia, Linda e Yan come è nata la loro idea imprenditoriale. 

«Siamo partite da una cosa che ci accomuna: l’amore per il cibo. Così è nata l’idea di progettare un locale etnico, ma che avesse delle caratteristiche particolari e fondamentali per noi. Abbiamo immaginato un luogo dove non solo gli ingredienti e le ricette fossero internazionali, ma anche il personale e gli chef. Un menù che potesse includere più paesi. Abbiamo pensato al cibo come elemento di unione tra diverse etnie, come minimo comune denominatore».


Il progetto si chiama Street 3.0, cosa vuol dire?

«Tre zeri: zero pregiudizi, zero spreco e chilometro zero. Intorno ai ristoranti etnici si sviluppano spesso dei pregiudizi sull’igiene o sulla pulizia degli ambienti. Così abbiamo immaginato una cucina a vista dove i clienti possano vedere ciò che accade dall’esterno. Zero spreco, grazie a una politica solidale che permette il recupero del cibo invenduto grazie alla collaborazione di enti come il Banco alimentare o la Caritas. E poi distribuzione di doggy bag per portare gli avanzi della cena ai propri animali domestici. Il nostro progetto prevede un certo impegno anche nei confronti dell’ambiente, con l’utilizzo di materiali riciclabili, ma anche nella costruzione stessa del locale».


Come siete passate dal sogno alla realtà?

«Dopo la premiazione nel 2019 abbiamo avuto l’occasione di essere seguite in una settimana di stage, migliorare il nostro progetto e in qualche modo rimettere in discussione tutto il lavoro svolto negli ultimi sette mesi. Questo ci ha permesso di presentarci più forti di fronte ai giurati internazionali di Vienna. Abbiamo analizzato i punti critici e cercato una soluzione a ogni problematica, dal trasporto degli alimenti da un continente all’altro (per i prodotti tipici, per il resto c’è il km 0, ndr) alle pratiche burocratiche. Inoltre, abbiamo lavorato molto sul marketing, in qualche modo abbiamo anticipato di un anno quello che avremmo affrontato a scuola».


Com’è andata, qual è la vostra forza?

«Molto bene, Street 3.0 mette insieme più valori: l’etica, l’ecosostenibilità, il contrasto ai pregiudizi razziali e alla povertà. Un fattore che è piaciuto molto ai giudici».


Cosa vi è rimasto di quell’esperienza?

«Abbiamo capito cosa vuol dire impegnarsi davvero in qualcosa, in quella settimana abbiamo cercato di imparare il più possibile! Siamo cresciute, ci siamo migliorate. Eravamo in terza superiore quando abbiamo cominciato a lavorare al progetto, eravamo già interessate ma questa esperienza ci ha insegnato la perseveranza e il lavoro di squadra. Ci siamo dovute gestire e abbiamo saputo collaborare. Questo vuol dire ascoltare gli altri, tirare fuori le idee e trovare un accordo anche quando si hanno opinioni discordanti. Un grazie va a Luca Taddei di Artes e alla nostra insegnante Gianna Rindi».


Cosa volete fare da grandi? Avete mai pensato di aprire sul serio lo Street food 3.0?

«Perché no? Il progetto è pronto! A parte gli scherzi vogliamo continuare a studiare, molte di noi vogliono approfondire l’aspetto commerciale, altre il campo economico, altre ancora il campo del marketing».



Il progetto EYE a Prato nasce nel 2011 ed è giunto quest’anno alla X edizione.

EYE Prato è realizzato per il Comune di Prato da ARTES insieme al Gruppo Giovani Imprenditori di Confindustria Toscana Nord, Giovani Imprenditori di CNA Toscana Centro, Confartigianato Imprese Prato e con la partecipazione degli Istituti scolastici pratesi: Convitto Nazionale Cicognini, l’Istituto Tecnico e Professionale Statale Paolo Dagomari, l’Istituto Statale d’Istruzione Superiore Gramsci-Keynes e l’Istituto d’Istruzione Superiore Carlo Livi




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Sarah Esposito

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