• 02/08/2021

Simonde De Sismondi – Territorio, sostenibilità e libertà nel suo pensiero

 Simonde De Sismondi – Territorio, sostenibilità e libertà nel suo pensiero

Jean-François Millet – Le spigolatrici (1856)

L’alternativa possibile: quella toscana

All’alba dell’industrializzazione, di fronte a un’agricoltura di sfruttamento e a un sistema di fabbrica che mostravano già il volto più truce del moderno capitalismo, Simonde de Sismondi (1773-1842), economista e storico ginevrino di ascendenza pisana, pensò che un modello alternativo fosse possibile: quello toscano. Nel Trattato sull’agricoltura del 1801, Sismondi presenta al pubblico colto europeo una realtà agraria e sociale fondata sulla piccola proprietà da contrapporre al credo agronomico allora in voga. 

Al centro del suo studio l’autore pone la Valdinievole, in cui si era trasferito nel 1795 per sfuggire al giacobinismo sfrenato che aveva sconvolto Ginevra: la descrizione vivida e accurata dell’ambiente naturale e umano della Toscana gli sarebbe valso il plauso di Manzoni. 

Il principio individuato quale elemento portante dell’economia è la “ricchezza territoriale”, che nel Granducato di Toscana, e in particolare nella Valdinievole, all’epoca un’eccellenza agricola, fonde la coltura del terreno con la cultura della libertà.   

Terra e libertà sono non il nostalgico riflesso delle antiche libertà comunali, ma la base di una prosperità economica e sociale che rifiuti la libertà dittatoriale esportata dal Direttorio con la forza delle armi e l’importazione dell’omologazione capitalistica. Agronomia, morfologia agraria e antropologia sociale si coniugano, dunque, con il tema della libertà, inteso romanticamente come ritorno alla natura rigeneratrice e alla conseguente riscoperta della vera essenza dell’uomo. Un po’ come sta accadendo in questi tempi di pandemia dove riscoprire la natura è divenuto al contempo evasione e necessità. 

A lungo dimenticato, Sismondi è il primo economista che, ben prima di Marx, ha individuato i caratteri del capitalismo e indagato le profonde radici politiche all’origine delle crisi economiche.

La sua riflessione testimonia la possibilità, sin dall’inizio, di un’alternativa allo sviluppo economico come è stato concepito negli ultimi due secoli, e che oggi non risulta più sostenibile. La direzione verde dell’economia globale non è più lo slogan di uno sparuto gruppo di ambientalisti ingenui, ma una necessità tecnologica, ambientale ed economica motivata dai cambiamenti climatici, dalla scarsità di risorse e dall’erosione dei confini nazionali. Come nel secondo dopoguerra e in frangenti analoghi, l’attuale crisi pandemica, in quanto crisi sistemica, può diventare un’opportunità economica, a patto che, come nella lezione del Sismondi, si traduca in una rivoluzione antropologica che metta al centro non il consumo ma il vivere bene dell’uomo.

Giorgio Scrofani

docente di Filosofia e Storia - giorgio.scrofani@toscanaeconomy.it