• 08/08/2022

Scappo dalla città e divento la prima presidente donna di Slow Food

 Scappo dalla città e divento la prima presidente donna di Slow Food

Barbara Nappini viveva a Firenze e lavorava in una multinazionale, poi la “svolta”. Oggi guida l’associazione della chiocciola e dice: «Cuochi, produttori e pubbliche amministrazioni devono stare dalla stessa parte».

È la prima donna alla guida di Slow Food Italia. La fiorentina Barbara Nappini viene da un mondo quasi diametralmente opposto a quello che fa del lavoro della terra, della valorizzazione dei localismi e del buon cibo la sua ragion d’essere. Per tredici anni, infatti, ha lavorato non solo nel settore moda, ma anche in una multinazionale. Poi la “folgorazione” perla campagna: è il 2010 e decide di cambiare vita e con la famiglia si trasferisce in un casale in Valdambra, tra Siena e Arezzo. Qui inizia a studiare (e a praticare) l’autoproduzione alimentare. Poi, nel 2012, l’incontro con Slow Food, dove capisce che c’è qualcuno che ha le medesime passioni e fa le sue stesse cose, ma in una scala ben più grande. Prima nel gruppo Valdarno, poi in quello toscano e, a luglio, l’elezione a presidente nazionale.

Uno degli obiettivi dichiarati di Slow Food è voler cambiare il sistema alimentare: cosa significa?

«Vuol dire porre questa finalità nello scenario del possibile. Il mondo del cibo oggi è globalizzato e direzionato dalle multinazionali agroindustriali. Ma non è sempre stato così: per questo è possibile e necessario un cambiamento. Il cibo è strettamente legato alle crisi ambientali, climatiche e migratorie, pertanto va messo al centro del cambiamento, passando da un’agricoltura di massa a una massa di agricoltori. Dobbiamo agire sul locale, dando però uno sguardo al globale. E “adattare” il cibo al luogo in cui si produce».

Sostenibilità e resilienza sono due parole di moda, protagoniste anche all’ultimo G20 dell’agricoltura di Firenze. Come metterle in relazione al cibo?

«Aver messo nell’agenda politica queste due parole è per noi un successo: prima nessuno ne parlava in ambito “food”. Il rischio è però che possano essere svuotate del loro significato. Oggi, poi, il sistema del cibo non è affatto sostenibile: si pensi che l’agroindustria produce un quinto dei gas serra mondiali, più dei trasporti. Senza contare che un terzo del cibo prodotto viene sprecato: ci si potrebbe sfamare quattro volte le persone che non ne hanno accesso. Ma certo la sostenibilità resta un obiettivo a cui tendere».

Toscana economy - presidio olio extravergine di oliva quercetana Slow Food
Presidio Slow Food olio extravergine di oliva Quercetana

Si possono convincere le pubbliche amministrazioni toscane a rifornirsi dai produttori locali? E il cibo può aiutare le piccole comunità rurali a evitare lo spopolamento?

«Sono, questi, esattamente due temi al centro del nostro lavoro. Da sempre sosteniamo il cibo buono, pulito e giusto. Questo significa sostenere l’intera filiera produttiva, diffondere la consapevolezza della qualità, far alleare i cuochi ai produttori, sviluppare ulteriormente i nostri Mercati della Terra e coinvolgere infine anche la ristorazione collettiva, che smuove ogni giorno tonnellate di cibo. Ecco, dobbiamo riuscire a mettere a sistema questo percorso, con le pubbliche amministrazioni che dovranno tenere conto delle ricadute positive che si avrebbero sul loro territorio».

Ci sono già esempi virtuosi in questo senso?

«Fortunatamente sì. Una settantina di scuole dei comuni di Sesto Fiorentino, Campi Bisenzio, Signa, Calenzano, Carmignano e Barberino di Mugello hanno fatto sistema e stretto accordi con produttori locali. Ma anche il Comune di Firenze vorrebbe riportare al suo interno la gestione delle mense scolastiche e potrebbe poi muoversi in questa direzione».

In Toscana ci sono ventidue presìdi Slow Food: cosa significa per il territorio?

«Per noi questo è un elemento fondamentale, vuol dire presidiare un prodotto tipico, significa attivare cambiamenti importanti nella filiera produttiva evitando la scomparsa di pratiche agricole tradizionali e razze animali».

Toscana economy - presidio agnello pomarancino
Presidio Slow Food agnello Pomarancino

I VENTIDUE PRESIDI TOSCANI

Testarolo artigianale pontremolese
Pomodoro canestrino di Lucca
Razza maremmana
Tarese Valdarno
Razza ovina pomarancina
Prosciutto del Casentino
Prosciutto bazzone della Garfagnana e della Valle del Serchio
Pecorino della montagna pistoiese
Pecorino a latte crudo della Maremma
Pane di patate della Garfagnana
Mortadella di Prato
Marocca di Casola
Fico secco di Carmignano
Mallegato
Fagiolo zolfino
Fagiolo rosso di Lucca
Fagiolo di Sorana
Biscotto salato di Roccalbegna
Biroldo della Garfagnana
Agnello di Zeri
Pesca tradizionale della laguna di Orbetello
Olivo quercetano

David Meccoli

Giornalista - david.meccoli@toscanaeconomy.it

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