• 17/10/2021

Riders: la lotta per sopravvivere

 Riders: la lotta per sopravvivere

Deliveroo, Glovo, Uber Eats e Just Eat sono solo alcune delle aziende-piattaforma che agiscono da veri e propri datori di lavoro per i riders. L’ offerta spesso è un salario umile, ma che permette loro di arrotondare lo stipendio del lavoro primario.

Spesso sono giovani, ma ci sono anche over 40 disoccupati che hanno comunque bisogno di continuare a ricevere un reddito. Sono facilmente riconoscibili dalle loro tute e dai loro borsoni con colori solitamente accesi – azzurro, verde chiaro o rosso sangue.

Quelli zaini cubici così appariscenti portano il pranzo a lavoratori d’ufficio, abbuffate tra amici o semplicemente a chi non ha voglia di mettersi ai fornelli. Portano il cellulare sempre a portata di mano come chi va a correre e deve controllare le proprie statistiche, con veri e propri bracciali porta-cellulare legati al braccio, in attesa di una notifica con scritto cosa devono portare e dove. Questa è la descrizione del rider, un nuovo lavoro del ventunesimo secolo.

Il rider è un termine inglese per indicare un ciclo-fattorino, ossia un lavoratore che effettua consegne a domicilio ed è affiliato a piattaforme organizzative che smistano le consegne ai vari subordinati.

Sono comuni fattorini, con l’unica differenza che non sono affiliati ad un esercizio commerciale, spesso uno di quelli precedentemente citati. È un lavoro di improvvisazione, serve essere maggiorenni, aver finito la scuola dell’obbligo (anche se questa condizione non è sempre prescritta), possedere un cellulare per ricevere ordini e avere una bicicletta, ma alcune piattaforme accettano anche scooter e automobili.

La diffusione dei cellulari e della tecnologia informatica mobile ha permesso l’espansione di questo tipo di attività, che però non è da considerare un lavoro banale.

Dopo essere stati reclutati come rider, dovete pagare una cauzione di circa 62 euro per ricevere la pettorina e lo zaino con il logo del vostro datore di lavoro. Dopodiché, quando volete iniziare a muovervi, aprite l’app e aspettate che vi venga affidata una consegna da svolgere. Cosa dovete fare dopo averla ricevuta? Semplicemente riscaldarvi e rimboccarvi le maniche. Esatto, perché probabilmente sarete in bicicletta, dato che le aziende compensano di più una consegna con questo tipo di veicolo piuttosto che con uno motorizzato, e dovrete andare al ristorante, bar o locale per ritirare le pietanze da consegnare e poi trasportarle fino alla casa, all’ufficio o al luogo di destinazione. Immagino che, alla prima occhiata, non troverete alcuna difficoltà.

Mi spiace deludervi, ma potrebbe non essere così. Il rider potrebbe attendere anche svariati minuti prima di avere affiliato un ordine, dopodiché le condizioni meteo potrebbero essere avverse, il locale potrebbe trovarsi a più di un chilometro di distanza, potrebbe ancora non essere pronto, dovreste quindi aspettare, per poi ripartire, sempre sotto una pioggia battente, dover quindi stare attenti a mantenere il pacco integro e anche a rimanere integri voi. Forse avrete già cambiato idea, ma non è finita qui.

A questo punto dovrete trovare l’indirizzo di consegna, aspettare che il destinatario vi risponda, vi apra e non vi lasci nemmeno la mancia per poi dover ripetere questo ciclo per ogni consegna. E come ciliegina sulla torta, vorrei mettere in chiaro che parliamo di lavoratori tecnicamente autonomi: non sono coperti in caso di malattia, non sono previste ferie e nemmeno indennità di maternità.

Bisogna dire che negli ultimi due anni sono stati fatti passi da gigante per i diritti di questi speciali fattorini. Una retribuzione minima oraria, delle coperture, un trattamento di fine rapporto e dei bonus per un certo numero di consegne o per attività in determinati orari e condizioni atmosferiche. Soprattutto nell’epoca del Covid, questo è il lavoro in pole-position per chi è stato licenziato causa crisi da pandemia e vuole continuare a portare a casa la pagnotta.

Da inizio pandemia in Italia sono stati persi 945mila posti di lavoro (Fonte: Il Sole 24 Ore, ISTAT) e l’occupazione di rimpiazzo spesso è proprio quella di rider.

Però, grazie a questo disastro mondiale, la posizione dei riders nel mondo del lavoro è sicuramente migliorata.

JustEat ha assunto i suoi riders come dipendenti e ha riconosciuto una retribuzione oraria minima di 10 euro. Il 15 settembre 2020 Assodelivery ha firmato un accordo con il sindacato UGL. Inoltre, il 3 novembre è stato siglato il CCNL rider, il primo contratto collettivo in Europa per tutelare questo tipo di attività. In precedenza, il decreto-legge del 3 settembre 2019 era intervenuto parzialmente nella situazione dei riders con diverse garanzie.

Oggi il rider è un lavoro migliore rispetto anche a un paio di anni fa, ma ci sono ancora delle questioni da sistemare.

Lorenzo Dall'Olio

Studente - 3B Scienze Applicate, Liceo statale “Carlo Lorenzini”, Pescia