• 21/01/2022

Ricominciamo a sognare senza paura

 Ricominciamo a sognare senza paura

Ogni generazione ha avuto in regalo un sogno.

Gli eventi terribili che hanno popolato il ‘900 hanno avuto sempre come contraltare l’idea di futuro. Ai nonni che uscivano dalle grandi guerre e dagli anni bui del fascismo era consentito immaginare la ricostruzione e impegnarsi con entusiasmo per lasciare alle spalle i ricordi. Mondo da (ri)costruire. Sogni da trasformare in realtà.
Ma la creatività dell’immaginario non è stata legata solo alla ripresa dopo i lutti. Nel ’68 i giovani pensavano a un mondo nuovo nel quale essere protagonisti e non comparse, a partire dai campus americani e dalla nuova musica, dalla scoperta di Jack Kerouac e Allen Ginsberg a Che Guevara e all’antimperialismo e al Vietnam. Così pure il ’77, sfuggendo ai cattivi maestri del terrorismo e della lotta armata divenne fucina creativa di tanti giovani che si impadronirono della comunicazione a partire dalle radio libere, veri e propri anticipatori dei social.
E così, di generazione in generazione, fino al 1989. La caduta del Muro di Berlino che dava l’illusione di chiudere quasi trent’anni di spaccatura in due dell’Europa e faceva immaginare un mondo più aperto, che avrebbe ospitato le nuove generazioni di Erasmus.


Tutti abbiamo avuto il nostro spazio di sogno.

Ma oggi i nostri giovani sembrano sfuggire alla regola della speranza. Accerchiati da un’ossessione mediatica, accentuata dai social, hanno acquisito una progressiva paura del presente e del futuro. Terrorismo, crisi economica, nuove e vecchie povertà, disagio sociale, dispersione scolastica, disoccupazione, cambiamenti climatici che evocano cataclismi epocali. Dulcis in fundo: Covid, Dad, mascherine, distanziamenti. Non è solo questione di gap educativo. Con i sogni se ne vanno anche anni preziosi di adolescenza. La socializzazione, la passeggiata romantica, il primo bacio, il ricordo da conservare gelosamente nel cassetto.
È giunto il momento di rompere l’accerchiamento. I vaccini tra pochi mesi raggiungeranno l’obiettivo di mettere in sicurezza i Paesi economicamente più solidi. È una prospettiva neo-colonialista. Avremmo voluto, invece, veder nascere una nuova solidarietà internazionale. Purtroppo non sarà così. Gli egoismi planetari dei ricchi ancora una volta prevarranno sulla solidarietà. Ma ora la partita inizia la fase decisiva.

Insieme lavorare per ricostruire, prima dell’economia, la fiducia.

Questa Europa può essere l’orizzonte della speranza. La Next Generation EU può essere la chiave irripetibile di un nuovo mondo che veda al centro i giovani, che devono per questo essere coinvolti nel percorso di innovazione e formazione che porta alla sostenibilità non come parole ma come azioni.
Il modello dell’Europa e del mondo della Next Generation deve puntare alle sostenibilità: ambientale, sociale, economica, culturale. Ma per passare dal dire al fare è necessario che ogni territorio divenga una Comunità Educante che crei percorsi di progettazione del futuro. Cittadini e Giovani come protagonisti, Istituzioni, scuola e formazione, Associazioni, Fondazioni, Imprese (in primis gli start-up che interpretano i modelli emergenti di nuova economia) come attori primari.
Immaginare i nuovi scenari, le nuove professioni, promuovere le opportunità di alternanza scuola/lavoro per creare imprinting e voglia di confrontarsi col mondo che cambia. Dare ai giovani lo spazio e le opportunità per mettersi alla prova.
Restare aggrappati  all’Europa che dovremo disegnare a misura delle esigenze del futuro che deve tornare a essere vissuto come opportunità e come sogno. 

Giuliano Bianucci

Direttore responsabile - giuliano.bianucci@toscanaeconomy.it