• 21/01/2022

Quando le scarpe resistono a tutto

TOSCANA ECONOMY Quando le scarpe resistono a tutto
Rodolfo Checcucci – © Foto: Nucci

INTERVISTA A
Rodolfo Checcucci presidente Assocalzature per Confindustria Toscana Nord

Rodolfo Checcucci, presidente di Assocalzature per Confindustria Toscana Nord: «Il nostro comparto ha resistito a crisi che sembravano ingestibili, la pandemia ha velocizzato la ricerca di soluzioni per la riorganizzazione del settore. Nel frattempo formiamo i giovani»

Ogni scarpa una camminata, ogni camminata una diversa concezione del mondo diceva il regista Nanni Moretti nel famoso film, ormai d’altri tempi, Bianca. Eppure è vero che le scarpe dicono molto di tutti noi. Lo sa bene il neo presidente di Assocalzature per Confindustria Toscana Nord Rodolfo Checcucci, nel dipingere i tratti del futuro di un settore attraversato da una necessità di riorganizzazione ancora prima degli effetti Covid, partendo proprio dal comparto più importante, quello che affonda le sue radici nella storia economica del distretto di Monsummano e Segromigno.

Presidente, cosa ci vuole oggi per lavorare nel settore della calzatura?

«Tanta passione, dedizione e un po’ di follia nell’intraprendere progetti nuovi e sempre più a largo raggio. Monsummano era famoso un tempo per mandare mensilmente milioni e milioni di paia di scarpe negli Stati Uniti. Questo non succede più quindi tutto il distretto si è dovuto riconvertire a una produzione di alta qualità che ha coinvolto marchi internazionali o propri delle aziende locali, ma in una fascia di mercato più alta. A ciò si deve aggiungere anche un po’ di apertura a quelle che sono le nuove tecnologie».

Quanta innovazione si può fare ancora nel settore?

«L’innovazione è quella che si concentra soprattutto nella velocità con cui si risponde al mercato. Dall’altro lato, inoltre, il prodotto deve mantenere una sua connotazione artigianale, vista l’espansione del mestiere in zone del mondo dove i costi generali sono inferiori. Per questo è importante tramandare le conoscenze che abbiamo sull’artigianalità e italianità del prodotto e il futuro delle scarpe sta nel tramandare il mestiere alle nuove generazioni».

Quindi vi state concentrando anche sul ricambio generazionale?

«Il Covid ha rallentato tutti i percorsi e li stiamo rielaborando. Abbiamo fatto delle campagne di avvicinamento al settore e al mestiere per i giovani e anche a livello di associazione stiamo valutando la ripresa dell’iniziativa È di moda il tuo futuro. Vogliamo aprirci un po’ di prospettive».

Quanti giovani coinvolge il progetto di Assocalzature?

«Fino ad oggi il piano ha coinvolto diverse scuole a livello informativo e a seguire una ventina di ragazzi con stage operativi direttamente nelle aziende anche grazie al Ceq (Centro di eccellenza e qualità ndr) di Monsummano».

Che numeri ha il settore rispetto al passato?

«La pandemia ha comportato una riduzione dei volumi certa, ancora da calcolare ma che dovrebbe aggirarsi intorno ad almeno il 20% di flessione, però l’esperienza ci dimostra che il settore della moda è anticliclico e quindi risponde meglio alle crisi rispetto agli altri comparti, risultando dunque resiliente.

Siamo fiduciosi nella ripresa se non ci saranno ulteriori stop generalizzati a livello mondiale».


Il settore calzaturiero fattura a livello nazionale oltre 14 miliardi di euro



Da quanto lavora nel settore calzaturiero?

«Io non tanto, ma con le aziende di famiglia siamo arrivati alla quarta generazione dalla fine dell’800 ad oggi.

Siamo partiti dal produrre scope e ci siamo ritrovati a fare le scarpe. C’è un forte senso d’appartenenza al settore per quelle famiglie che ci hanno sempre lavorato».



E il settore fieristico in che stato versa?

«L’Italia ospita la più grande fiera della calzatura a livello internazionale, il Micam di Milano. Abbiamo avuto già un incontro con i responsabili della fiera ed è emerso che si tratta di un settore che era già oggetto di un ripensamento. Questa situazione sanitaria ha nel breve periodo peggiorato il panorama, ma nel lungo ha accelerato la rielaborazione di soluzioni per riavvicinare i compratori alla fiera e per accompagnare gruppi di imprese in nuovi mercati. Il settore non ha voglia di arrendersi».


TOSCANA ECONOMY Quando le scarpe resistono a tutto
La scarpa è un accessorio che parla di noi – © Foto: Nucci


Se dovesse dare un consiglio ai giovani o a chi vuole intraprendere questo mestiere cosa direbbe loro?

«Ci vuole sicuramente passione e pazienza perché è un mestiere che si impara anche con l’esperienza. Costruire una scarpa è un’attività che coinvolge come minimo una cinquantina di componenti che devono essere fusi insieme armonicamente e con una certa bellezza. La scarpa è un accessorio che ci dice anche un po’ chi siamo. Tanti giovani spesso vengono e vorrebbero subito arrivare a costruire una scarpa immediatamente ma quello non è possibile.

Senza nulla togliere all’abbigliamento fare una bella camicia è un’arte, ma fare una bella scarpa lo è anche di più.

Le scarpe ci rasserenano, con un bel paio di scarpe, se ci si sta bene si può arrivare molto lontano. Bisogna avere fiducia in quel che si fa, il nostro settore ha sempre superato delle crisi che sembravano insormontabili e ingestibili».


APPROFONDIMENTI

Visita il sito di MICAM, il salone internazionale leader del settore calzaturiero

Leggi il nostro articolo sul progetto «È di moda il mio futuro»

Arianna Fisicaro

Giornalista - arianna.fisicaro@toscanaeconomy.it