• 06/08/2022

Qualità deve fare rima con sostenibilità: la ricetta di Qualivita per la transizione ecologica e digitale delle produzioni certificate  

 Qualità deve fare rima con sostenibilità: la ricetta di Qualivita per la transizione ecologica e digitale delle produzioni certificate  

Il progetto Qualivita nasce a Siena nel 2000 con l’obiettivo di valorizzare e tutelare le produzioni agroalimentari europee di qualità. La Fondazione Qualivita, con status giuridico non a scopo di lucro, viene costituita nel 2002, da tre Soci Fondatori: l’Amministrazione Provinciale, il Comune e la Camera di Commercio di Siena. Attualmente la Fondazione Qualivita è composta da tre Soci Fondatori: CSQA Certificazioni SRL, OriGIn Italia e Poligrafico e Zecca dello Stato.

La nascita della Fondazione Qualivita risale a più di venti anni fa, quando ancora il parlare di difesa e diffusione della cultura rurale era guardato con un certo scetticismo. Fin dall’inizio l’obiettivo è stato valorizzare il settore dei prodotti agroalimentari e vitivinicoli DOP, IGP e STG italiani, di cui ancora si parlava pochissimo. Un’impostazione sicuramente pioniera per la sensibilità di quegli anni verso queste tematiche, ma senza dubbio, una scelta vincente, dato che da allora Qualivita si è affermata a livello nazionale e internazionale come punto di riferimento dell’intero settore, riconosciuta dal Ministero delle politiche agricole come soggetto di elevata capacità tecnico-scientifica nell’ambito del settore agroalimentare di qualità e, in particolare, in quello delle produzioni agroalimentari a Indicazione Geografica.

All’interno di Qualivita, nel corso degli anni, abbiamo elaborato un manifesto di principi o valori, frutto delle esperienze vissute e del contributo dei soggetti più qualificati che operano all’interno del mondo scientifico, consortile e imprenditoriale. Un percorso di qualità pensato per organizzare in un unico corpus le molteplici esperienze del mondo rurale italiano, al fine di renderle un patrimonio culturale accessibile al nostro Paese e al resto del mondo. Grazie al ruolo chiave di interlocutore tra le diverse organizzazioni nell’ambito delle attività di lobby, abbiamo contribuito a fornire spunti di riflessione sia ai decisori politici che agli organismi europei di competenza.

La creazione di un network internazionale ha permesso di superare la frammentazione esistente nel settore, affermando il sistema europeo dei prodotti certificati come elemento chiave per un modello produttivo più allargato e non di nicchia, legato ad un concetto di qualità capace di innovare. Le prossime sfide di Qualivita restano all’insegna del concetto di produzione agricola e alimentare innovativa, dinamica, seppur fedele alle tecniche tradizionali, attenta alla sicurezza, alla tracciabilità e alla sostenibilità. Vogliamo sostenere i Consorzi di Tutela, le imprese e le istituzioni del settore agroalimentare italiano ed europeo nei nuovi mercati, attraverso iniziative di valorizzazione mirate sia agli operatori di settore – buyer, ristoratori, giornalisti – sia ai consumatori finali. La pandemia ha colpito duramente questo settore, ma guardando al futuro possiamo essere positivi, basta non perdere di vista il percorso che dovranno seguire le produzioni di qualità: sostenibilità, sinergia, integrazione con cultura e turismo.

Dopo la prima fase di emergenza, nonostante le grandi incertezze, molte aziende hanno iniziato una trasformazione che guarda con occhi diversi al delivery, all’online, all’e-commerce, prima considerati canali marginali, non prioritari, oggi degni della massima attenzione anche da parte di piccole realtà. Un orientamento che non sembra avere carattere effimero, ma strutturale. Alla luce di un mercato che si avvia verso una “nuova normalità”, ritengo che le nostre aziende alimentari e vitivinicole avranno la capacità di essere competitive come prima, se non di più, grazie alle sfide superate in questo difficile periodo. Per l’intero comparto il Green Deal è la prossima vera sfida. Una nuova strategia di crescita mirata a trasformare l’Unione Europea in una comunità dotata di un’economia moderna, competitiva e efficiente sotto il profilo delle risorse, in grado, entro il 2050 di abbattere le emissioni di gas a effetto serra e di crescere senza mettere in crisi le risorse naturali.

L’Europa chiede un patto fra istituzioni, cittadini, industria e lavoratori per raggiungere questo obiettivo. In gioco c’è la necessità di conservare e migliorare il nostro capitale naturale e proteggere la salute e il benessere dei cittadini dai rischi di carattere ambientale e dalle relative conseguenze. Una sfida che richiederà massicci investimenti pubblici e maggiori sforzi per indirizzare i capitali privati verso interventi a favore del clima e dei territori, evitando nel contempo la dipendenza da pratiche insostenibili. Ed è importante che le aziende agroalimentari si impegnino da subito ad avviare la transizione verso la sostenibilità, il benessere animale e un impatto ecologico più contenuto. Non è una questione ideologica. Si tratta anche di essere pronti a raccogliere finanziamenti e incentivi. La strada che viene indicata dall’Ue, l’unica che può essere coronata da successo, è quella di rendere convenienti le pratiche virtuose, incentivandole.

Il nostro sistema di DOP e IGP è considerato un modello a livello mondiale. In questi anni siamo stati gli alfieri di una strategia, in cui il territorio è diventato l’elemento più importante per il successo e la diffusione di un prodotto, a garanzia della sua provenienza e della sua autenticità. Ciò è indubbiamente merito dei Consorzi di tutela, che hanno saputo valorizzare le nostre eccellenze e il loro stretto legame con il territorio. Ci sono anche altri aspetti che dobbiamo garantire che sono decisivi nella scelta di un prodotto da parte del consumatore, sono quelli da sempre legati alla sostenibilità sociale, ambientale ed economica. Il comparto vitivinicolo è forse più maturo, più pronto a raccogliere la sfida. Nel food, basti pensare alla zootecnia, il processo di adeguamento richiede sicuramente più tempo. Ma la cosa più importante è che questa transizione venga affrontata, in una logica di “sistema Italia”, perché ne va del futuro di tutti. 

Mauro Rosati, Direttore Generale Fondazione Qualivita 

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