• 27/05/2022

Problemi aziendali “inaspettati”: cosa fare in termini tattici?

 Problemi aziendali “inaspettati”: cosa fare in termini tattici?

L’imprenditore, per sua natura, assume rischi continuamente. La sua capacità sta nel prendere piena coscienza degli stessi, valutarne i possibili effetti e sviluppare un’adeguata dimensione del loro controllo.

Cosa succede quando l’azienda è coinvolta da elementi imprevisti e situazioni avverse che sfasano la correntezza operativa, mettendo in dubbio anche la sua stessa prosecuzione? Verifichiamo insieme se si sta parlando di teoria o anche di pratica.

Negli ultimi quindici anni, oltre alle singole problematiche di carattere locale, con effetto domino sulle aziende del territorio, abbiamo assistito ad una serie di eventi rovinosi che hanno curvato, se non stravolto, l’andamento congiunturale dell’economia italiana e non solo.

Tralasciando il vezzo dell’esaustività, ricordiamo la crisi finanziaria alla fine del primo decennio del secolo, la crisi del debito sovrano all’inizio del decennio successivo, la pandemia all’inizio del secondo decennio, il recente aumento dei prezzi delle materie prime ed energia, nonché l’attuale conflitto alle porte dell’Europa. 

Sono, questi, adeguati motivi per rivedere completamente i piani pluriennali di qualsiasi azienda e metterla in condizione di tornare sui propri passi per cercare di ridurre al minimo gli effetti negativi che potrebbero derivare. Per quanto ovvio questi ultimi sono differenti a seconda del tipo di business sviluppato.

Solo a titolo di esempio, la vendita al dettaglio o meno, un business “energivoro”, la dipendenza da materie prime, l’operatività con l’estero, sono elementi che, più di altri, possono fare la differenza in tal senso.  

Gli eventi enunciati sono per loro natura imprevisti, o con difficoltà di prevederne gli effetti e particolarmente gravi ed impattanti nella vita aziendale. A questi se ne affiancano altri, magari di minore portata, ma non per questo meritevoli di essere trascurati.

La somma dei primi e dei secondi contribuisce a rendere più difficoltoso il percorso dell’imprenditore, con possibilità per lo stesso di non poter onorare gli impegni, di avere tensioni di liquidità, di mercato e così via.

Tornando a bomba: cosa deve fare l’azienda? Sappiamo che, in logica predittiva, l’impresa dovrebbe valutare i rischi presi e costituire adeguati presìdi. Gli stanziamenti a fondi rischi e l’attività di impairment costituiscono un’adeguata risposta. Per tutto il resto, vale a dire per ciò che non è al momento prevedibile, senza evocare una famosa pubblicità, c’è il capitale netto.

Senza nulla togliere alla dottrina, fonte dalla quale mi alimento costantemente, il teorema sopra riportato non è facilmente calabile nella realtà. Il capitale è troppo spesso ingessato in assets non facilmente liquidabili, rendendo non sempre attuale l’affermazione in base alla quale il capitale presidia l’imponderabile.

Ecco, allora, che quando ci si trova in situazioni difficili, effetto di accadimenti straordinari, oltre a mettere in campo energie strategiche per rivedere i propri piani pluriennali, l’impresa deve ricorrere a misure tendenti a “tenere botta”, come si suol dire.  Parliamo di queste ultime, tenendo bene a mente che siamo nel campo della tattica aziendale. 

In situazione di difficoltà i risultati più tempestivi si ottengono dal fronte del controllo dei costi.

Fornitori – negoziare l’allungamento dei pagamenti, evidenziando che ci si riferisce ad un periodo di tempo ben definito.

Rinegoziazione delle forniture – specie nel comparto energia è assolutamente opportuno valutare la possibilità di ottenere ristori rinegoziando con il proprio Erogatore o sentendone altri. Di norma le Figure presenti nelle Associazioni e le strutture consortili hanno possibilità di ottenere condizioni migliori.

Banche – richiedere una moratoria sui prestiti in corso di ammortamento. Di norma vengono concessi in linea capitale, ma in taluni casi anche per interessi. In quest’ultimo caso si rimanderebbe il pagamento delle intere rate per il periodo di moratoria concesso. Nel primo caso si pagherebbe solo la componente interessi delle stesse rate.

Pubblica amministrazione – si ha anche la possibilità di vedersi concessa la dilazione delle imposte e dei contributi. 

Riduzione / annullamento investimenti pubblicitari – valutare la possibilità di interrompere gli investimenti in pubblicità. Questi sono di fondamentale importanza ma in momenti delicati possono attendere situazioni migliori.

Congelamento investimenti – non è il caso di pensare allo sviluppo di nuovi investimenti, a meno che gli stessi non rientrino in una più ampia e valutata accezione strategica. Ai nostri fini vale la pena non prenderli in considerazione e continuare con le attività tradizionali già sperimentate che presentano un maggiore grado di realizzabilità e successo. 

Eliminazione temporanea attività no core – ci si deve concentrare sull’attività aziendale. L’imprenditore deve evitare di fare prelievi e dare il buon esempio. La liquidità non può essere destinata in attività non strettamente afferenti la linea operativa dell’azienda. 

Ci sono molte altre cose da fare ma l’importante è avere le idee chiare sulla cogenza della situazione: in questi casi si deve sopravvivere lasciando alla componente strategica lo spazio per ricercare nuove opportunità e nuovi equilibri, meglio rispondenti alla sopravvenuta situazione. In altro articolo avremo modo di parlare anche di questo.

Nel prosieguo dell’attività, qualora le misure tattiche già individuate e messe in campo con successo, fossero compatibili con le strategie aziendali, le prime verrebbero assorbite dalle seconde, previo coinvolgimento dei singoli stakeholders e, pur con le dovute cautele, diventerebbero durature.

Le dinamiche aziendali non possono non tenere conto di quanto succede nel mondo. Grave sarebbe pensare il contrario.

Umberto Alunni

Giornalista

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