• 28/11/2023

Prato Urban Jungle: la natura entra nei quartieri

 Prato Urban Jungle: la natura entra nei quartieri

Valerio Barberis – Assessore Economia Circolare

Da una città da sempre creativa e visionaria nasce uno straordinario programma di rigenerazione urbana che coprirà di verde: pareti, tetti e facciate, in una perfetta integrazione tra natura e architettura. Ne abbiamo parlato con Valerio Barberis, assessore all’Urbanistica, Ambiente, Economia Circolare del Comune di Prato

«Nell’ambito della pianificazione urbanistica, nel 2018 il Comune di Prato si è dotato di una strategia complessiva di forestazione urbana: il Piano di Forestazione, elaborato dallo scienziato di prestigio mondiale Stefano Mancuso e dall’architetto di fama internazionale Stefano Boeri, creatore del bosco verticale, è stato inserito nel nuovo Piano Operativo Comunale. È mutata radicalmente la vision della città: non si pensa a nuove costruzioni, ma ad una infrastruttura verde formata da aree interconnesse, al cui interno ci sono delle isole costruite.

Il Comune di Prato ha coordinato un gruppo di lavoro composto da vari partners come l’Istituto per la BioEconomia del CNR, Legambiente, Estra, Treedom, Green Apes. Uno dei soggetti più importanti è PNAT, spin-off dell’Università di Firenze che può contare su un centro di ricerca all’avanguardia, il Laboratorio Internazionale di Neurobiologia Vegetale diretto da Stefano Mancuso.

Nel 2019 l’amministrazione ha presentato la candidatura del progetto Prato Urban Jungle al programma europeo UIA (Urban Innovative Action) e ha vinto il bando da 3,8 milioni di euro (di cui il 20% cofinanziato dal comune di Prato). La sfida è sviluppare questa nuova rivoluzione: introdurre la Natura nelle aree cittadine dove non ci sono luoghi in cui poter piantare alberi.

Sono 4 le aree di sperimentazione degli interventi di rinverdimento: l’edificio sede di Consiag-Estra, lungo la Declassata; il mercato coperto nel Macrolotto Zero, una delle zone più densamente abitate della Toscana, per la presenza della comunità cinese e dove sorgerà la Fabbrica dell’Aria più grande mai realizzata finora, con piante che depureranno tutta l’aria presente nell’edificio; il quartiere e le case popolari di San Giusto; il Parco Prato, dove in via delle Pleiadi nascerà una serra idroponica per la produzione di vegetali a Km 0. In ottica lavorativa, qui sorgerà una Urban Farm dove si apprenderanno pratiche e tecnologie di coltivazione, prevalentemente a beneficio delle famiglie che abitano nelle case popolari. Inoltre si tratta di aree che hanno bisogno di verde in misura maggiore rispetto ad altre, perché sono sottoposte alle isole di calore».

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«La città nel suo complesso – aggiunge l’assessore – sta rispondendo bene, c’è una reazione positiva al cambiamento che la vede protagonista e lo vediamo anche da ‘Prato Forest City’, la piattaforma digitale che coinvolge tutti i soggetti interessati a sostenere lo sviluppo del verde urbano in città. Nata dalla collaborazione con Treedom, è il programma generale di forestazione e di crowdfunding, dove cittadini, associazioni e imprese contribuiscono al progetto con donazioni e iniziative di volontariato.

Le case popolari rappresentano una sfida nella sfida: qui il verde deve rappresentare uno strumento di inclusione sociale, ad esempio con giardini condominiali dotati di aree gioco e orti urbani, dove sarà molto incentivante praticare attività all’aria aperta».

 

Nella lotta al cambiamento climatico Prato avrà un ruolo pionieristico, essendo stata scelta dalla Commissione Europea per essere una delle 100 città europee chiamate a raggiungere la neutralità climatica entro il 2030. Di recente, l’assessore Barberis è stato a Bruxelles insieme al sindaco Matteo Biffoni per il lancio ufficiale della Missione “100 Climate-Neutral and Smart Cities”. L’altra città toscana è Firenze.

«Dalla presentazione – racconta Barberis – è emerso un approccio collaborativo. Non c’è competizione tra le 100 città, ma la volontà di costruire un network che dovrà accelerare la transizione verso la neutralità climatica entro il 2030, quindi con 20 anni di anticipo rispetto al target fissato dal Green Deal Europeo.

Delle 100 città, che rappresentano, con 75 milioni di abitanti, il 15% della popolazione dell’Unione Europea, 9 sono italiane. Questo ci ha permesso di fare rete e di scambiare buone pratiche, per arrivare a costruire dei progetti condivisi. A queste città viene assegnato il ruolo molto sfidante di costruire nelle aree urbane nuove politiche ecologiche ispirate alla Carbon Neutrality.

Dovranno essere sottoscritti dei ‘Climate City Contracts’, che saranno il risultato del contributo della città nel suo insieme, dall’amministrazione comunale ai portatori di interesse, dalle municipalizzate ai centri di ricerca. A questo documento, di indirizzo politico-strategico, viene affiancato il piano di neutralità climatica, un documento operativo composto da due sezioni: le azioni per raggiungere l’obiettivo e il piano degli investimenti. Le risorse saranno impiegate in settori chiave come la forestazione, l’efficientamento energetico degli edifici, la produzione industriale e la produzione di fonti energetiche rinnovabili, i trasporti locali, la gestione dei rifiuti. Si tratta di un metabolismo urbano circolare che riduce le emissioni in tutti i suoi settori».

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Giulia Baglini

Giornalista specializzata sui temi dell’innovazione e della sostenibilità

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