• 27/05/2022

Polo Tecnologico di Navacchio: benvenuti a casa degli  innovatori

 Polo Tecnologico di Navacchio: benvenuti a casa degli  innovatori

Nato all’inizio nel nuovo millennio con l’obiettivo di favorire nuovi insediamenti di imprese hi-tech, laboratori di ricerca e strutture dedicate alla nascita e allo sviluppo di nuovi business, il Polo Tecnologico di Navacchio è il principale hub toscano per l’innovazione e la trasformazione digitale.

Abbiamo intervistato Andrea Di Benedetto, presidente e amministratore delegato del Polo. Nato a Salerno, imprenditore e artigiano digitale, appassionato di innovazione e startup, ha fondato tre aziende ed è investitore e advisor

Come nasce e come si è evoluto nel tempo il Polo di Navacchio?

«Il Polo di Navacchio è stato tra i primi soggetti pubblici in Italia per l’incubazione e l’accelerazione delle

TOSCANA ECONOMY Polo Tecnologico di Navacchio: benvenuti a casa degli  innovatori
Andrea Di Benedetto, presidente e amministratore delegato del Polo Tecnologico di Navacchio

startup. È una vera e propria casa degli innovatori, nata in un territorio estremamente fertile, caratterizzato dalla più alta densità italiana di ricercatori e dottori di ricerca e dalla presenza di tre Università e del CNR. Infatti ospitiamo 7 laboratori dell’Università di Pisa e startup provenienti dalla Scuola Superiore Sant’Anna, dalla Scuola Normale e dall’Università di Pisa. Il Polo ha seguito l’evoluzione del mondo delle startup, che dal 2010 in poi si è dematerializzato, annettendo investitori globali di ogni nazionalità. 

L’idea ‘californiana’ delle startup ci ha un po’ drogato, abbiamo erroneamente pensato che startup fosse solo sinonimo di social network, marketplace, sistemi di matching o disintermediazione – insomma la cosiddetta platform economy – senza riflettere sul fatto che sono pochissimi gli attori, sostanzialmente globali, che riescono a farcela. Aggiungo che non è l’Europa il luogo in cui tutto ciò sta nascendo, principalmente per il suo ecosistema di capitali meno aggressivo di altri e per la mancanza di un mercato digitale unico.

Per tutti questi motivi, nel nuovo piano strategico abbiamo deciso di puntare a diventare una piattaforma di trasformazione digitale delle medie imprese italiane, proponendo nuovi modelli di trasferimento tecnologico basati sull’open innovation e sulla formazione».

Questo è accaduto con una delle startup di maggior successo del polo. Mi racconta la sua storia?

«Si tratta di Sfera, un’impresa agricola nata a Gavorrano, in provincia di Grosseto e che in poco tempo è diventata la più grande serra idroponica d’Italia.

Il titolare, da imprenditore edile affascinato dai temi della sostenibilità, ha deciso di cambiare vita, imparando – anche grazie al Polo – come funzionano e crescono le startup, applicando tutto ciò a un settore tradizionale come quello dell’agricoltura.

Oltre a produrre ortaggi biologici e a distribuirli a chilometro zero, con una sostenibilità data dal riciclo completo delle acque e dal riscaldamento ottenuto con i pellet del sottobosco circostante, ha usato modelli digitali di finanziamento che permettono di sviluppare il progetto per step incrementali successivi, mantenendo un corretto equilibrio tra equity e debito bancario.

Ha creato occupazione vera e di qualità, con operatori dotati di competenze di project management e con un sistema di raccolta semi-automatizzato.

Molto spesso l’imprenditoria e la manifattura tradizionale hanno paura del digitale, lo vedono come un pericolo o come qualcosa che è in mano solo alle grandi aziende. In realtà è il contrario, le PMI dal digitale ottengono vantaggi competitivi maggiori rispetto a quelli dei big».

Quale sarà il ruolo del Polo rispetto al PNRR e al nuovo settennato di fondi europei?

«Oltre a fare percorsi di accompagnamento alla finanza agevolata, per la ricerca di bandi nazionali ed europei, lavoreremo insieme alla Regione e alle associazioni di categoria per promuovere la domanda di innovazione. Dobbiamo incentivare le aziende a comprare innovazione, con il credito di imposta e con strumenti come i bandi e i voucher per la formazione digitale. L’importante è riuscire a creare domanda di innovazione e di cultura digitale e domanda di formazione, perché l’industria 4.0 non si fa senza competenze». 

Quali sono le principali eccellenze tecnologiche nata all’interno del polo? 

«Nel campo della biorobotica, mi piace citare Scienzia Machinale, che da spin-off del Sant’Anna ha costruito robot per applicazioni industriali e piccoli ecografi per animali domestici: fondendosi con un’azienda americana, costituisce il classico esempio di open innovation, in cui una competenza nata a livello accademico si è poi riverberata nel mercato. 

Abbiamo seguito startup di successo come Cloud4Wi, uno dei più grandi player mondiali per la localizzazione tramite wifi: utilizzato da centri commerciali, stadi, aeroporti, stazioni e alberghi per fornire dei servizi a valore aggiunto sul wifi, da Pisa è sbarcato negli Stati Uniti ed attualmente è un’azienda valutata più di 100 milioni di dollari.

Nel Polo ha sede SpazioDati, ora acquisita da Cerved Group, che si occupa della navigazione dei dati aziendali e camerali con algoritmi di intelligenza artificiale. 

Nel settore IoT abbiamo Cubit, consorzio costituito tra Polo Navacchio, Università di Pisa e importanti aziende di elettronica, che progetta reti di sensori e che fornisce applicazioni nell’industria, nell’agricoltura, nell’automotive. La loro applicazione più interessante è nella fluidodinamica numerica, grazie alla quale si possono simulare al computer gallerie del vento o il comportamento dei fluidi nelle condizioni più disparate, dalle turbolenze all’interno dei pistoni delle macchine della Formula 1 a come scorre il vento sulle vele dei team della Coppa America».

Giulia Baglini

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