• 21/01/2022

Pesca e acquacoltura, le eccellenze “made in Tuscany” da riscoprire e valorizzare

 Pesca e acquacoltura, le eccellenze “made in Tuscany” da riscoprire e valorizzare

Avvicinare il consumatore al prodotto ittico, portandolo a conoscerne varietà, proprietà, e stagionalità. Contribuire alla conservazione delle tradizioni di pesca e acquacoltura, ma soprattutto rappresentare le imprese e aiutarle a sviluppare rapporti con istituzioni e amministrazioni locali, al fine di valorizzare le risorse mirando ad una più equilibrata redistribuzione del reddito.

Sono questi gli obiettivi principali di Impresa Pesca, organizzazione nata per rappresentare le imprese di pesca e acquacoltura costituita da Coldiretti nel 2010, a seguito del passaggio di competenze della filiera al Mipaaf del 1994. Abbiamo parlato con il suo responsabile regionale  Danilo di Loreto.

TOSCANA ECONOMY Pesca e acquacoltura, le eccellenze "made in Tuscany" da riscoprire e valorizzare
Danilo di Loreto, responsabile regionale Impresa Pesca

Il momento storico del settore non è dei migliori: negli ultimi 10 anni le flotte di pescherecci sono diminuite di oltre il 30%, passando da diciannovemila a dodicimila negli ultimi cinque. Un quadro quasi catastrofico dovuto in parte anche alle sempre più stringenti disposizioni europee. «È dal 1986 che l’Europa detta le linee guida sull’applicazione del fermo biologico, applicato in Italia in forma stringente dal 2012 – spiega Danilo di Loreto, responsabile regionale Impresa Pesca – negli anni hanno diminuito il numero delle imbarcazioni e stabilito il numero ed il periodo di uscite in mare annuali. L’obiettivo sarebbe ridurre il cosiddetto “sforzo di pesca”, ma è stato dimostrato che questo approccio non ha portato risultati, se non quello di amplificare la crisi del settore e aumentare esponenzialmente le importazioni dall’estero». 

Questa situazione ha generato ulteriore malcontento tra i pescatori, che stanno portando avanti forme di protesta di diverso tipo. Per quanto riguarda il mare che ci interessa direttamente, il Tirreno, le amministrazioni regionali e le associazioni di categoria di Toscana, Lazio, Liguria e Sardegna, hanno elaborato, sui dati raccolti dai rispettivi centri di ricerca, una serie di proposte che, se adottate, potrebbero cambiare la situazione sin da subito: «I nostri obiettivi sono gli stessi dell’Europa – sottolinea Di Loreto –possiamo essere anche d’accordo nel porre un limite alle giornate di pesca, ma dev’essere la singola azienda a scegliere quando uscire in mare. Anche noi vogliamo proteggere le aree di riproduzione e abbiamo a disposizione i dati per sapere esattamente “quando e dove” andare a pescare, senza impattare sull’ambiente». È bene ricordare che la sostenibilità di questo settore si regge su tre gambe: ambientale, sociale ed economica, che devono essere bilanciate in un giusto mix.Così come ricorda il presidente nazionale della Coldiretti Giovanni Prandini: «Senza pescherecci non ci può essere vero pesce made in Italy, per questo è strategico utilizzare parte delle risorse del Recovery Plan per rinnovare la flotta italiana e salvare 28mila posti di lavoro».

TOSCANA ECONOMY Pesca e acquacoltura, le eccellenze "made in Tuscany" da riscoprire e valorizzareUn equilibrio non facile da raggiungere in teoria, figuriamoci in pratica. Eppure proprio in Toscana ci sono alcune realtà di eccellenza che da questo punto di vista hanno fatto scuola. Una di queste è la Cooperativa Maricoltura e Ricerca sull’Isola di Capraia. Un’azienda di allevamento non intensivo, circa 700 tonnellate all’anno, di orate e spigole; si trova all’interno del Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano e dà lavoro a una dozzina di giovani del luogo. Sono stati i primi ad essere totally antibiotic-free a livello europeo. Un’altra realtà degna di nota è la Cooperativa di pescatori Venere che opera nel Golfo di Follonica: la prima  in Toscana ad allevare cozze con un sistema a filari galleggianti che ha lo scopo di non alterare i meccanismi naturali marini e mantenere il mare pulito.

In tutto questo è necessario evidenziare che anche il consumatore può giocare un ruolo importante. «Dai dati che abbiamo a disposizione – conclude Di Loreto – ci risulta che nel 2019/2020 il pesce consumato è stato per il 90% importato. Questo significa che compriamo e consumiamo pesce senza conoscerne la stagionalità né sapere da dove proviene. Informazioni che abbiamo il diritto di chiedere al nostro pescivendolo di fiducia, al ristorante, oppure negli appuntamenti di Campagna Amica, dove viene proposto sempre e solo pesce fresco e di stagione. Anche al supermercato possiamo scegliere il pesce toscano. Come? Cercando sulle etichette la sigla 37.1.3, che identifica come il pesce in questione sia stato pescato nel mare di casa nostra». 

Per approfondimenti: 

Scopri di più sulla Cooperativa Maricoltura e Ricerca: www.maricolturacapraia.it

Scopri di più sulla Cooperativa di pescatori Venere: www.flaggolfodeglietruschi.it

Carlo Alberto Pazienza

Giornalista - carloalberto.pazienza@toscanaeconomy.it