• 05/12/2022

Panno Casentino, eccellenza toscana e simbolo di una comunità

 Panno Casentino, eccellenza toscana e simbolo di una comunità

In un mondo dove dominano l’incertezza e la precarietà, le buone notizie hanno una potenza dirompente. Una di queste riguarda un territorio della nostra regione, al confine con l’Emilia Romagna: è il Casentino, una vallata ricca di foreste incontaminate, che conta 12 comuni e quasi 50 mila abitanti.

Questo è l’unico luogo al mondo dove si produce il Panno Casentino, un caposaldo dell’eleganza made in Italy che però rischiava di subire un duro colpo a causa della crisi aziendale che aveva interessato dal 2018 la Manifattura del Casentino, storica azienda attiva da oltre 50 anni nel paese di Soci (Arezzo).

La svolta, a fine ottobre, è arrivata da un’azienda tessile cliente, la Bellandi Spa di Montemurlo, la quale ha formalizzato ai commissari liquidatori l’offerta per l’acquisto dello stabilimento: con questo atto sono stati messi in sicurezza i 18 posti di lavoro, oltre che i circa 100 lavoratori dell’indotto.

ll tavolo di crisi era stato convocato da Valerio Fabiani, consigliere di Eugenio Giani per lavoro e crisi aziendali. La Regione era in prima linea da mesi per scongiurare lo smantellamento dell’azienda e aveva affiancato a Fabiani anche le strutture di Arti, l’Agenzia Regionale Toscana per l’Impiego.

L’offerta sull’immobile, se verrà recepita dal Mise nella procedura fallimentare, diventa decisiva per rilanciare la produzione. La Bellandi Spa ha chiarito che rimarrà cliente e che non entrerà nella gestione di Manifattura del Casentino, avendo semplicemente voluto aiutare un suo fornitore.

Per un felice effetto domino, nello stesso giorno della risoluzione della crisi, la Bellandi Spa ha ricevuto un ordine da un suo cliente britannico per la fornitura di stoffa in Panno Casentino da destinare a prodotti da confezionare per la Casa Reale inglese, a riprova del prestigio e dell’eccellenza mondiale di questo tessuto secolare.

La storia del Panno Casentino

La tradizione laniera del panno Casentino affonda infatti le proprie origini nel Medioevo e si rafforza nel corso del XV secolo, quando l’allevamento di ovini, già presente in età etrusca e romana, divenne attività predominante in virtù della forte domanda di lana da parte del polo tessile fiorentino. Contemporaneamente, prese campo l’artigianato manifatturiero in orbace (tessuto con i quali i Monaci Camaldolesi e i Frati della Verna confezionavano i propri sai) recluso tuttavia ad un mercato ristretto a causa dei vincoli imposti dalla Repubblica di Firenze. La nascita del primo Panno Casentino è attestata nel 1537: le caratteristiche di ruvidezza e compattezza conquistarono immediatamente i ceti popolari, che, soprattutto nel caso di pastori, mercanti e carrettieri, necessitavano di mantelle resistenti alle intemperie e all’uso prolungato.

I prezzi concorrenziali misero in allarme Firenze e fu così che nel 1616 una legge di Cosimo II limitò la vendita del Casentino alle sole aree di produzione.

Queste vessazioni non fermarono la crescente richiesta e ciò consentì la trasformazione delle manifatture tessili in centri industriali. Nel corso del 1800 nacquero i lanifici di Stia, Soci, Rassina e Pratovecchio, dove lavoravano centinaia di residenti. Tramite la pratica della rattinatura, il Casentino acquisì il particolarissimo e inconfondibile “ricciolo”, caratteristica che ancora oggi lo rende molto apprezzato nell’alta moda. Nel 1800 nuove vivaci colorazioni si affermarono sulla vecchia gamma di colori cupi usati per i sai dei frati come il fratino, il topo e il rosso. L’arancio e il verde acceso – rappresentanti secondo una celebre interpretazione di D’Annunzio «il fuoco del tramonto e il verde dei boschi della valle aretina» – sono più realisticamente frutto di errori di tintura: i primi utilizzi dell’allume di rocca come mordenzante assieme a coloranti non proprio azzeccati portò infatti a queste due nuove colorazioni, richieste per prime dai pastori locali e ben presto anche dalle classi abbienti. A partire dalla seconda metà del 1800, il Panno Casentinese diventò uno “status symbol” dell’alta borghesia, specie utilizzato come sgargiante ed eccentrico abito da caccia o da cavalcatura. Lo indossarono anche da personaggi storici come Bettino Ricasoli, Giuseppe Verdi e Giacomo Puccini.

Il Museo dell’Arte della Lana

Nel centro di Stia è possibile visitare il Museo dell’Arte della lana inaugurato all’interno dello storico lanificio (attivo fino al 1985) e ristrutturato grazie alla Fondazione Luigi e Simonetta Lombardi. Padre e figlia sono stati gli ultimi proprietari del lanificio, divenuto oggi un centro di diffusione della cultura tessile del Casentino. Qui venivano prodotti i panni militari di casa Savoia e per un certo periodo anche gli abiti dei soldati italiani. I vari ambienti un tempo accoglievano migliaia di lavoranti, con i vecchi telai, i filatoi ed altri macchinari dal sapore antico: lo scardasso, la cantra, l’orditoio, la lupa cardatrice. Tutto ciò è esposto insieme ai libri mastri e alle foto d’epoca.

Il Panno Casentino diventa un marchio registrato

Il 3 novembre 2022 la Provincia di Arezzo ha annunciato di aver avviato, insieme alla Camera di Commercio, le procedure per la registrazione del marchio del Panno Casentino, mirando con ciò al riconoscimento Ue “Marchio collettivo geografico IG”.

La Presidente della Provincia di Arezzo Silvia Chiassai Martini ha dichiarato di aver incontrato le aziende interessate a questo comparto, come Tacs, Krima srl, Manifattura Casentinese, Tessitura RD srl e Tessilnova, che hanno tutte dimostrato grande interesse verso la realizzazione e la registrazione del marchio. In cantiere c’è anche la stesura del disciplinare di produzione, in attesa dell’approvazione del nuovo regolamento per la protezione di prodotti artigianali, che tengano conto delle specificità locali e permettano la valorizzazione e la tutela delle tradizioni produttive.

Giulia Baglini

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