• 20/04/2024

Opera di Santa Maria del Fiore: tra conservazione, promozione e attenzione al sociale

 Opera di Santa Maria del Fiore: tra conservazione, promozione e attenzione al sociale

Lorenzo Luchetti, direttore dell’Opera di Santa Maria del Fiore

INTERVISTA A
Lorenzo Luchetti, direttore generale

L’Opera di Santa Maria del Fiore di Firenze ha una storia secolare risalente al 1296, anno della sua fondazione da parte della Repubblica Fiorentina. Il legame con la città non è mai venuto meno e la mission dell’Opera prevede infatti la tutela, la promozione e la valorizzazione di uno dei complessi artistici più importanti al mondo. Oltre alla Cattedrale, ne fanno parte il Battistero di San Giovanni, la Cupola di Brunelleschi, il Campanile di Giotto, il Museo dell’Opera del Duomo e la Chiesa di Santa Reparata. Scopriamo con il direttore generale Lorenzo Luchetti, quali sono oggi le attività e com’è cambiata l’organizzazione in seguito alla pandemia

Quali sono i valori fondanti e i fini perseguiti dall’Opera di S.M. Del Fiore?

«Innanzitutto ci impegniamo a mantenere con cura questo immenso e unico patrimonio storico-artistico. Sta a noi fare in modo che resti vivo e giunga alle generazioni future. Ovviamente continuiamo la strada intrapresa tanti secoli fa dai nostri predecessori, che dietro richiesta di cittadini e uomini di chiesa, vollero la nascita dell’Opera di S.M. Del Fiore per sovrintendere la costruzione della Cattedrale e del campanile. Ed essendo noi un complesso con funzioni anche religiose, manteniamo legami costanti con il mondo ecclesiastico».

L’Opera ha una visione promozionale lungimirante e attenta alle esigenze di varie tipologie di visitatori. Addirittura avete attivato un “Ufficio Vendite”. Di cosa si tratta?

«Con la pandemia abbiamo dovuto fermarci, riflettere e rivedere l’organizzazione interna ed il nostro modo di agire. Improvvisamente ci siamo trovati ad avere zero ingressi, un grosso danno per noi, visto che questa è la nostra fonte primaria di sostentamento. Abbiamo quindi capito che avevamo bisogno di una struttura più snella in grado di aderire alle richieste sempre più veloci del mercato. L’Ufficio vendite nasce proprio per promuovere qualcosa di nuovo e dinamico, in grado di offrire una proposta commerciale variabile che incentiva eventi, congressi, attività didattiche e addirittura l’affitto di alcune sale. Abbiamo capito che il pubblico va considerato in modo più specifico perché è spinto da esigenze diverse. Il visitatore va profilato e quindi occorrono più proposte. Questa nuova visione commerciale, ci ha spinto a ideare diverse tipologie di biglietti. Le opzioni sono: Brunelleschi Pass, che dà accesso a tutti i monumenti del complesso, Giotto Pass, che consente l’ingresso a tutti i monumenti tranne la Cupola e il Ghiberti Pass con cui si può entrare in Santa Reparata, nel Museo e nel Battistero. Abbiamo ideato anche il Giglio Pass, pensato per permettere ai residenti dell’Area Metropolitana di Firenze di visitare gratuitamente, la prima domenica del mese, il Museo, il Battistero e Santa Reparata.
Questa nuova tipologia di biglietti, in vigore da marzo di quest’anno, ci permette anche di limitare un afflusso massiccio e incontrollato di turisti, che può danneggiare il patrimonio artistico, soprattutto la Cupola, che non è stata progettata per ospitare turisti ma solo gli addetti ai lavori che devono manutenerla. Gli accessi sono oggi contingentati e limitati ad un numero prestabilito al giorno, mentre prima della pandemia non era così».

Cupola del Duomo di Firenze, courtesy Opera di Santa Maria del Fiore
Cupola del Duomo di Firenze, courtesy Opera di Santa Maria del Fiore, ©Echo

Come si colloca l’Opera nell’era 4.0?

«Cerchiamo di sfruttare al meglio le possibilità che la comunicazione digitalizzata offre. Nel 2019 abbiamo fatto un restyling del sito web e abbiamo impegnato figure professionali nella gestione dei profili social. Quello su cui però sta puntando e investendo molto l’Opera, sono le nuove tecnologie, che ci permettono di monitorare costantemente i monumenti e ricevere informazioni immediate e dettagliate riguardo eventuali criticità. In questo modo possiamo veramente tutelare e custodire l’immenso patrimonio del complesso dell’Opera di S.M. del Fiore. Del resto questa è la nostra mission, il nostro core business».

L’Opera ha dato vita a vari progetti rivolti a persone con disabilità psico-fisiche. Un forte impegno sociale quindi il vostro…

«Sicuramente abbiamo una responsabilità sociale e dedichiamo grande attenzione alle problematiche delle persone. Queste attività purtroppo sono state bloccate dalla pandemia, ma vogliamo riprenderle quanto prima perché per noi è molto importante mantenere e consolidare il contatto con il tessuto cittadino e le varie associazioni coinvolte. Un’istituzione come la nostra non può non avere a cuore disabili, ipovedenti, persone con disturbi cognitivi, psichici e degenerativi. La cultura e le Belle Arti sono alla base dell’inclusione sociale e del benessere personale».

Cosa si potrebbe fare di più per la conservazione e valorizzazione del patrimonio storico-artistico fiorentino e italiano in genere?

«Mancano tante cose e si potrebbe fare molto di più. Quello che conta, però, è procedere mattone dopo mattone, senza intraprendere strade che non si possono proseguire fino in fondo. La coerenza è un grande valore. Noi siamo nati per volere della città e dei suoi abitanti tanti secoli fa e facciamo parte di una rete che non ci potrà mai vedere come distanti dalle altre realtà del territorio. L’arte è di per sé un grande network che dà origine a collegamenti continui. Pensiamo al David di Michelangelo. Fu realizzato qui da noi all’Opera, poi spostato in Piazza della Signoria, fino ad arrivare alla Galleria dell’Accademia. L’arte è un divenire continuo, ed è fondamentale ricostruirne e valorizzarne le varie vicissitudini, mantenendo vivo il suo dinamismo».

Duomo di Firenze, Facciata, courtesy Opera del Duomo
Duomo di Firenze, Facciata, courtesy Opera del Duomo, ©Antonio Quattrone

Cosa auspica per il futuro dell’Opera di S.M. del Fiore?

«Al momento vogliamo recuperare i festeggiamenti per i 600 anni dalla costruzione della Cupola iniziata il 7 agosto del 1420, che purtroppo sono saltati a causa della pandemia. E vorrei che la passione e l’amore che ci mettiamo noi proseguisse con le generazioni future. La nostra è un’attività impegnativa e costante e non bisogna mai abbassare la guardia».

Per approfondimenti:
visita il sito dell’Opera di S.M. del Fiore

All’Opera di Santa Maria del Fiore si possono ammirare il maggior numero delle opere di Donatello
(12 capolavori)

Irene Tempestini

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