• 18/04/2024

Open Innovation, superare paura del cambiamento

 Open Innovation, superare paura del cambiamento

Intervista a Paolo Alderigi, responsabile del settore Business Development di Open Innovation del Polo Tecnologico di Navacchio, Hub che incentiva e accompagna le aziende nella trasformazione digitale, aiutandole a superare la paura del cambiamento

Negli ultimi anni si parla sempre di più di Open Innovation, un nuovo approccio strategico e culturale in base al quale le imprese, per creare più valore e competere meglio sul mercato, scelgono di ricorrere non più e non soltanto a idee e risorse interne, ma anche a soluzioni, strumenti e competenze tecnologiche che arrivano dall’esterno, in particolare da startup, università, istituti di ricerca, programmatori e consulenti.

Nel nostro territorio esiste una realtà che questa visione l’ha anticipata già dal 2000, quando è nato: è il Polo Tecnologico di Navacchio (Pisa), uno dei principali Hub toscani per l’innovazione e la trasformazione digitale. Una struttura multifunzionale di 20mila mq tra uffici, laboratori e strutture dedicate alla nascita e allo sviluppo di nuova impresa, dove operano più di sessanta aziende e oltre 700 persone, tutte dotate di profili formativi di elevata specializzazione tecnica e scientifica.

Il Polo è impegnato nella diffusione della conoscenza e nell’impiego di tecnologie e servizi innovativi, attraverso servizi di accelerazione e pratiche di Open Innovation: il suo ruolo consiste nell’incentivare e accompagnare le aziende verso la trasformazione digitale, mettere a disposizione le competenze e le soluzioni innovative del suo sistema di imprese verso l’esterno per far nascere nuovi scenari di business.

Per comprendere tutti i vantaggi dell’Open Innovation, abbiamo parlato con Paolo Alderigi, responsabile del settore Business Development – Open Innovation del Polo Tecnologico di Navacchio. Nel suo percorso professionale, Alderigi ha maturato esperienza nello sviluppo e nel coordinamento di azioni finalizzate allo scouting per il trasferimento tecnologico di soluzioni hi-tech innovative verso l’industria e la pubblica amministrazione e ha fornito consulenza e supporto alle PMI hi-tech nell’ambito di servizi di Temporary Management e accompagnamento commerciale.

Per il Polo Tecnologico di Navacchio l’Open Innovation consiste nel mettere insieme competenze diverse per far nascere idee dirompenti. Ci può spiegare meglio questo concetto?

«I modelli di collaborazione sono evoluti negli ultimi 25 anni verso forme sempre più aperte e partecipative, in base alle quali le imprese non si limitano solo a instaurare rapporti cliente-fornitore, ma si servono della collaborazione per creare insieme progetti di innovazione.

Questa è ormai una realtà consolidata in tutto il mondo per le grandi aziende, mentre molte PMI, specialmente dei settori più tradizionali, fanno più fatica ad adattarsi a questi nuovi paradigmi.

Il Polo Tecnologico lavora per aiutare queste aziende a superare la paura del cambiamento e a capire che con i giusti strumenti e le conoscenze necessarie, intraprendere questa nuova strada non solo è possibile, ma anche conveniente per il proprio business.

Inoltre, ci siamo resi conto che anche le aziende che innovano lo fanno spesso procedendo per opportunità, senza un’analisi approfondita dei bisogni da cui far partire una strategia per l’innovazione. Questo passaggio è molto complicato perché richiede delle energie che spesso le aziende da sole non riescono a tirare fuori. Quello che fa il Polo Tecnologico è svolgere una funzione di catalizzatore e integratore di competenze e punti di vista anche molto diversi fra loro (ricercatori, startupper, artigiani digitali), che interagiscono con il management e le figure chiave dell’azienda per stimolare un’analisi più approfondita dei propri bisogni, sui quali basare la strategia di innovazione».

Come si articola la vostra proposta “Open Innovation Initiatives”?

«Come dicevamo in precedenza, ci sono ancora molte aziende per cui l’innovazione è un optional e l’Open Innovation una pratica pressoché sconosciuta. Noi vogliamo creare le condizioni affinché si possa sviluppare all’interno dell’azienda una metodologia di lavoro che porti all’individuazione di un quadro complessivo dei bisogni di innovazione e a una strategia, con indicazione di priorità e roadmap di sviluppo. Per questo la nostra proposta di Open Innovation si articola essenzialmente su tre livelli:

  1. acquisire consapevolezza dei propri bisogni di innovazione e sviluppare una strategia definendo priorità e obiettivi;
  2. costruire una rete di relazioni con il mondo dell’innovazione;
  3. attivare metodologie di scouting e co-creazione di soluzioni innovative.

Il primo livello si raggiunge attraverso le Contamination Experience: percorsi di incontri, esperienze e trasferimento di conoscenza con l’ecosistema dell’innovazione, rivolto alle figure chiave dell’azienda e focalizzati sulla transizione digitale ed ecologica. Si tratta di un modello innovativo di interscambio di conoscenze, a metà fra formazione e consulenza, caratterizzato da una forte interazione fra i partecipanti, che ne costituisce l’aspetto distintivo e il punto di forza.

Quello che si vuole fare è introdurre nelle aziende il pensiero laterale, mettere alla prova le convinzioni consolidate con tantissime domande, cercare punti di vista nuovi per sviluppare nuovi progetti, perché questo è il modo in cui si fa innovazione nel terzo millennio.

Il secondo livello è, in parte, il frutto del lavoro svolto con le Contamination Experience, costruito e sviluppato su misura per l’azienda in questione in modo da apportare le competenze giuste per lo sviluppo del business (sia quello tradizionale che eventualmente aprendo nuovi mercati e/o modelli); al termine del percorso, con il supporto del Polo Tecnologico, l’azienda si porta a casa un patrimonio per lo sviluppo di una roadmap di Open Innovation che può crescere negli anni e portare frutti inimmaginabili in termini di alleanze, collaborazioni, nuovi prodotti e nuovi processi di business.

Il terzo livello è quello di sperimentare metodologie innovative per il raggiungimento dei propri obiettivi di innovazione, come ad esempio le call for scouting, in cui, a partire dal bisogno specifico dell’azienda, si lancia una chiamata al mondo dell’innovazione a livello nazionale per individuare uno o più partner tecnologici con le competenze e l’esperienza necessari per sviluppare la soluzione cercata.

In realtà quello che spesso accade è che nel corso del processo si possano ridefinire alcuni elementi o anche rivedere in parte la soluzione e magari prendere in considerazione più proposte di team diversi, che poi andranno integrate in un’unica soluzione finale. Ecco che, oltre alla fase iniziale di ricerca, diventa fondamentale anche quella successiva di co-creazione della soluzione definitiva, che molto spesso viene rielaborata dall’azienda tenendo conto degli stimoli e dei contributi dei team che hanno risposto alla call».

L’innovazione riguarda i settori più disparati. Per questo avete lanciato la call “Pets & Innovation”. Quale riscontro sta avendo?

«Siamo piuttosto soddisfatti, stanno arrivando molte candidature, non sarà facile scegliere i tre vincitori che entreranno a far parte della nostra start up area. Il settore, tra l’altro, è di grande importanza economica e in forte crescita, senza tralasciare gli aspetti affettivi per una larga parte della popolazione italiana: l’innovazione può portare benefici enormi sia al benessere e alla sicurezza dei nostri amati animali domestici, che alla comodità e tranquillità dei proprietari.

Non escludiamo che alcune tra le future start up di successo nel paese possano nascere proprio in questo settore.

Infine, ci tengo a ricordare che il nostro obiettivo non è solo questo: ci piacerebbe creare una community di Pets & Innovation lovers, che possa trovare nel Polo Tecnologico un punto di riferimento dove confrontarsi, condividere idee e necessità e creare un vero e proprio cluster dedicato».

 

Toscana Economy - Open Innovation, superare paura del cambiamento
Paolo Alderigi – responsabile del settore Business Development di Open Innovation

 

 

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Giulia Baglini

Giornalista specializzata sui temi dell’innovazione e della sostenibilità

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