• 04/12/2021

Mettere “a terra” la ricerca per un’agricoltura da innovazione

 Mettere “a terra” la ricerca per un’agricoltura da innovazione

Secondo il presidente della Confederazione Italiana Agricoltori della Toscana «per crescere ancora servono infrastrutture, distribuzione e nuovi sistemi di irrigazione» in un settore ricco di innovazione, ma nel quale si viaggia ancora a due velocità

È titolare di un’azienda agricola nata a Montalcino nel 1993 ed è in Cia praticamente da sempre. «Avevo 23 anni e con la Confederazione ho scoperto le tante opportunità disponibili per sviluppare le mie idee imprenditoriali: sono stato aiutato e affiancato. Poi ho iniziato a occuparmi di politiche giovanili e nel 2010 sono diventato presidente nazionale dei giovani imprenditori agricoli (Agia). Quattro anni più tardi sono stato eletto presidente regionale della Cia». 

A parlare è Luca Brunelli, che nel 2018 è stato confermato alla guida della Confederazione Toscana, una delle realtà più importanti a livello italiano (nella nostra regione sono circa 80.000 le aziende agricole presenti). Formazione, innovazione e ricerca sono le sue parole d’ordine per un’agricoltura da terzo millennio.

Brunelli, l’agricoltura sembra essere oggi di moda, un vero settore primario.

«Nel nostro settore ci sono effettivamente tante novità, ma si viaggia a due velocità. Alcuni territori, e tra questi anche il “mio” Montalcino, hanno sviluppato un’alta redditività. I terreni del Brunello trent’anni fa erano semi-abbandonati, mentre oggi sono realtà ricche. In tanti però si avvicinano all’agricoltura considerandola solo un “bene rifugio” e dopo aver perso competitività in altri settori. Possiamo ancora crescere e ottenere risultati riproponendo lo schema Montalcino, ma a certe condizioni che in gran parte non dipendono direttamente da noi: infrastrutture adeguate, nuovi hub distributivi, percorsi irrigui innovativi».

Come ha reagito l’agricoltura alla pandemia? E lo ha fatto meglio o peggio dell’industria o del terziario?

«Gli ultimi due anni sono stati un disastro per tutti, ma l’agricoltura ha comunque permesso all’Italia di continuare a trovare i prodotti di prima necessità sugli scaffali dei supermercati. Anche in Toscana siamo stati all’altezza della situazione e abbiamo dato sempre risposte ai consumatori. Certo, alcuni settori hanno sofferto più di altri, e penso ai ristoranti, alle enoteche, al florovivaismo pistoiese, all’agriturismo, alla vendita di carne al dettaglio. Meglio invece è andata a chi aveva a che fare con la grande distribuzione, e si sono salvate anche le realtà legate al segmento cerealicolo, che hanno visto diminuire le importazioni e aumentare i prezzi. Restano però ancora fondamentali sostegni quali la cassa integrazione, le esenzioni fiscali e il congelamento dei mutui. A regime vedremo chi sarà riuscito davvero a passare indenne questa lunga crisi».

Qual è lo stato dell’arte dell’agricoltura da un punto di vista occupazionale?

«La Toscana ha avuto e continua ad avere problemi nel settore dell’ortofrutta, che ha semi-paralizzato le aree del Nord-Ovest della regione anche a causa del blocco delle frontiere e la conseguente assenza della manodopera proveniente dai Paesi dell’Est. Meglio è andata nelle province del Sud, dove i lavoratori, seppur in maggioranza stranieri, sono più stanziali. Ma il problema resta serio. Bene, per esempio, una legge che si occupi del caporalato, ma attenzione a creare sproporzioni nelle sanzioni che mettono sullo stesso piano piccole inadempienze anche di tipo burocratico con lo sfruttamento e il lavoro nero vero e proprio».

Lei è un produttore del Brunello di Montalcino: come è andata la vendemmia 2021 e che vino ci possiamo aspettare?

«In Toscana il settore (che conta 67.000 ettari di superficie coltivata a vite) ha vissuto due aspetti centrali: l’imprevisto e improvviso freddo tardivo di aprile (che ha determinato una riduzione delle gemme) e la lunga e successiva siccità. Questo ha significato una produzione ridotta, ma qualitativamente significativa. L’annata, in definitiva, ci fa ben sperare, ma dovremo porre sempre maggiore attenzione ai cambiamenti climatici».

Per approfondimenti: 

https://www.consorziobrunellodimontalcino.it/it/home/home

David Meccoli

Giornalista - david.meccoli@toscanaeconomy.it