• 20/01/2022

L’università al bivio

Didattica a distanza o in presenza?

Per l’Ateneo di Firenze la ripartenza delle lezioni è in presenza. Ripristino della didattica in presenza anche per l’Ateneo di Siena, anche se permarrà la possibilità di seguire i corsi anche a distanza in modalità sincrona e asincrona.

La grande tradizione scolastica occidentale, nelle sue espressioni più alte, ha inteso l’insegnamento come convivenza e partecipazione. In uno dei suoi Saggi, Montaigne a proposito di educazione, insisteva sulla totalità della persona umana nel processo formativo. «Non è un’anima – scriveva –, non è un corpo che si educa, è un uomo; non bisogna dividerlo in due».

Il filosofo francese viveva in un’epoca tormentata, afflitta dall’epidemia dell’intolleranza.

Un’epidemia di diversa natura ma con conseguenze parimenti devastanti sulla tenuta del nostro modello di vita ha reso necessaria una forma di didattica a distanza, che ha inevitabilmente inverato la divisione paventata da Montaigne.

Mentre per le scuole del primo e del secondo ciclo si è scelta, coraggiosamente, la ripresa delle attività in presenza, diverso è il caso delle Università, che hanno rimodulato i corsi con maggiore autonomia.


Da sempre, del resto, nel panorama dell’istruzione italiana, l’Università ha seguito un percorso alternativo. La scelta tra didattica a distanza e didattica in presenza, vista la platea di giovani adulti cui si rivolge, è apparsa meno problematica: la tradizionale lezione universitaria si presta facilmente alla sua traduzione in videolezione. Molti studenti lo ritengono un vantaggio: possono gestire meglio il loro tempo, conservare le lezioni sui dispositivi portatili e seguirle secondo le loro esigenze di studio.

Cosa ne è, però, della didattica in quanto prassi educativa? Che si tratti di scuole medie inferiori e superiori o di università, la didattica è unica, seppure diversamente strutturata, e la missione del docente è la medesima, o così almeno dovrebbe essere. Medesimi sono inoltre i limiti della connettività, nonostante i bandi per i pc e i tablet in comodato d’uso, e analogo è, sovente, l’atteggiamento del docente che non adegua la lezione al mezzo adoperato. La modalità a distanza ribadisce il distacco anche fisico che si crea tra docente universitario e studenti, un rapporto spesso comprensibilmente impersonale ma che sembra in contraddizione con la mansione dell’insegnante, che non è quella di una semplice trasmissione di saperi e competenze ma l’arricchimento della persona nella sua interezza.

La didattica è nella sua essenza cura, impegno, crescita condivisa che riguarda ugualmente docente e discente, in qualunque età e ordine e grado di studi.


L’emergenza sanitaria potrebbe essere un’occasione per riaffermare questo rapporto anche negli studi di livello superiore. Perché uno studente universitario, in termini di socialità e umanità, dovrebbe avere meno diritti di uno studente delle superiori? Gli atenei toscani hanno assunto al riguardo atteggiamenti distinti. Ispirata alla prudenza è la posizione dell’Università di Pisa, che ha deciso di tenere la maggior parte dei corsi nelle aule virtuali. Sulla scelta del senato accademico ha inciso anche la cessione di ventisei aule del Polo Piagge agli studenti dei licei cittadini. «La decisione presa penso sia la migliore a tutela dei nostri studenti e delle loro famiglie – queste le parole del rettore Paolo Mancarella – . L’emergenza non va subita, ma governata con il buon senso, con l’oggettività dei numeri».

Siena, al contrario, ha accolto gli studenti in aule ridotte del cinquanta per cento dei posti per garantire le misure di sicurezza, ma aumentate in numero grazie agli spazi messi a disposizione dal Comune, dalle contrade storiche, dalle accademie. Ripristino della didattica in presenza, dunque, anche per l’Ateneo senese, ma permarrà la possibilità di seguire i corsi anche a distanza in modalità sincrona e asincrona.

Pur nel diverso approccio, i casi di Pisa e Siena dimostrano la necessità dell’interazione tra Scuola e territorio.

Nel videomessaggio rivolto agli studenti dell’Ateneo di Firenze, il rettore Luigi Dei ha assunto una posizione esemplare a sostegno della ripartenza in presenza: «La nostra università non è telematica. Per noi la presenza e la socializzazione sono insostituibili ». Da qui la decisione di riaprire aule, biblioteche, spazi di studio regolando gli accessi secondo le norme vigenti in materia sanitaria. Coraggiosamente la scelta è stata demandata ai protagonisti dell’azione didattica, gli studenti, che sono stati chiamati a scegliere se svolgere lezioni, esami e discussioni di tesi in presenza o da remoto.

Quello di Firenze è un esempio di democrazia interna e di una necessaria condivisione di responsabilità, in quella che il rettore ha definito una «sfida di progresso, di ragione, e di maturità civica». La possibilità stessa di scegliere manifesta che la modalità didattica non è ininfluente, nemmeno nelle aule universitarie. Se così fosse l’azione didattica risulterebbe facilmente sostituibile con un manuale, un podcast, un video.

Ma così non è, perché per caratteristica essenziale l’azione didattica è interazione. Se non si tiene ben presente questo aspetto, come conclude Montaigne, non si fanno uomini ma «asini carichi di libri».

TOSCANA ECONOMY L’università al bivio
Vittorio Corcos, “Sogni”, 1896

Giorgio Scrofani

docente di Filosofia e Storia - giorgio.scrofani@toscanaeconomy.it