• 26/05/2022

L’innovazione è questione di cultura

 L’innovazione è questione di cultura

Lorenzo Tanganelli, Chief Information Officer, Turbomachinery & Process Solutions (TPS), Baker Hughes

Baker Hughes è una delle più grandi aziende ad operare nel settore dell’energia con business in oltre 120 Paesi. Il Gruppo offre attrezzature all’avanguardia, servizi e soluzioni digitali per l’intera catena del valore del settore energia. Vi raccontiamo di cosa si occupa in Toscana

Di cosa si occupa Baker Hughes?

«In Italia Baker Hughes opera principalmente attraverso Nuovo Pignone, che rappresenta per il gruppo un’eccellenza per competenze ingegneristiche e capacità manifatturiera, nonché un punto di riferimento mondiale per le turbomacchine e le applicazioni dell’Industria 4.0. Abbiamo circa cinquemila dipendenti e siamo dislocati su sette siti produttivi a livello nazionale.
La Toscana per noi è importante innanzitutto perché Firenze è la sede del centro decisionale globale del business Turbomachinery & Process Solutions (TPS), uno dei quattro business principali di Baker Hughes. Produce grandi macchine industriali per il mercato dell’energia, in particolare turbine, compressori e pompe industriali. Firenze, inoltre, è anche il centro di ricerca e sviluppo per questo ramo di business, con circa un migliaio di ingegneri che lavorano allo sviluppo di tecnologie per favorire la transizione energetica. A Massa, invece, abbiamo un sito molto importante in cui si realizza la parte di assemblaggio e di test finale di turbomacchine e compressori. Un cantiere strategico è quello di Avenza, molto vicino al porto di Massa, che ci facilita nel trasporto, via mare o su gomma, tramite mezzi speciali per via delle enormi dimensioni delle attrezzature che forniamo ai nostri clienti».

Potremmo dire che l’innovazione è il vostro vero core business. Su cosa si concentra maggiormente la vostra attenzione?

«Baker Hughes nel 2020 ha investito a livello globale quasi 600 milioni di dollari in ricerca e sviluppo, che hanno portato alla registrazione di circa tremila brevetti, più o meno una decina di brevetti registrati al giorno. Dei 54 mila dipendenti a livello mondo, i ricercatori sono circa 9 mila.
Per noi è importante rendere i nostri prodotti sempre più performanti e sempre più sicuri. Sempre più efficienti, perché è chiaro che maggiore è l’efficienza, minori saranno i consumi e le emissioni che si disperderanno in atmosfera. Vogliamo essere protagonisti della transizione energetica. Da tempo abbiamo fatto significativi investimenti in innovazione per rendere le nostre tecnologie più sostenibili. Ad esempio, le nostre turbine emettono una quantità di anidride carbonica ed emissioni di NOx (Ossido di Azoto) molto inferiore che in passato e per questo sono tra le più efficienti sul mercato. Abbiamo dichiarato il nostro impegno nell’ambito dell’idrogeno e nel campo della cattura e stoccaggio dell’anidride carbonica.
Come azienda, abbiamo preso l’impegno di dimezzare, entro il 2030 le nostre emissioni e portarle a zero entro il 2050. Al proposito, nei nostri siti, grazie all’ampiezza delle aree su cui insistono, abbiamo già installato impianti fotovoltaici.
Per dare invece un’idea dei nostri investimenti sul piano nazionale, negli ultimi cinque anni, Baker Hughes ha investito in Italia oltre 900 milioni di euro tra investimenti nei suoi stabilimenti e attività di Ricerca & Sviluppo per nuove tecnologie a supporto della transizione energetica».

Anche la Digital Technology è uno dei vostri punti di forza. In quali ambiti trova la maggiore applicazione e vi consente di fare la differenza?

«Farò alcuni esempi. Il primo è l’iCenter situato a Firenze, il nostro centro per il monitoraggio e diagnostica remota delle macchine Baker Hughes installate in tutto il mondo. Le nostre turbine sono dotate di sensori intelligenti che trasmettono costantemente dati all’iCenter, che ha la funzione di catturare, in modo sicuro e ad altissima risoluzione quei dati, utilizzando tecniche deterministiche di Data Science o statistiche di Artificial Intelligence. In questo modo, se viene registrata un’anomalia nel funzionamento della macchina, ce ne accorgiamo prima noi del cliente e possiamo supportarlo tempestivamente. Se invece ci si trova ad operare in aree isolate, ad esempio su una piattaforma offshore, niente può sostituire l’attività in presenza dei nostri ingegneri, che allo scopo abbiamo dotato di elmetti intelligenti, Smart Helmet.
Abbiamo così trasformato un dispositivo deputato alla sicurezza in un oggetto con visori e microfono, connesso in tempo reale con i nostri esperti in tutto il mondo, che vedono e sentono come se fossero nel sito interessato, rilevano le letture degli strumenti e trasmettono istruzioni a chi è sul campo.
Smart Helmet e un’altra serie di recenti innovazioni digitali, ci hanno consentito di operare e collaborare efficacemente a distanza con i nostri clienti anche durante la pandemia. Per uno dei progetti più innovativi abbiamo condotto sulla nostra LM9000 – la turbina a gas più potente ed efficiente della sua classe – uno dei test più complessi di sempre completamente da remoto, senza inficiare la ricchezza, la qualità e la quantità dell’informazione necessaria alla sua buona riuscita».

La turbina LM9000 di Baker Hughes in assemblamento
La turbina LM9000 di Baker Hughes in assemblamento

L’innovazione in Baker Hughes investe soltanto la tecnologia o viene applicata anche alla filosofia del Gruppo? È corpo integrante della cultura aziendale del lavoro e della sua sostenibilità?

«Abbiamo una visione sul futuro del lavoro che, prima in forma sperimentale, quindi più strutturata, ci ha permesso di introdurre forme contrattuali che consentissero ai nostri dipendenti forme di flessibilità particolarmente ampie sull’orario di lavoro e sul luogo presso quale svolgerlo, anche da casa propria. La nostra idea mette al centro il raggiungimento dell’obiettivo finale, del risultato. Quando poi ci siamo trovati a marzo 2020, la transizione al lavoro da remoto è stata quasi naturale, sia per questa scelta di fondo culturale che avevamo già praticato, sia per la diffusione delle tecnologie digitali di base necessarie: la totalità dei dipendenti BH aveva un laptop, un modo sicuro per collegarsi da casa e di svolgere le proprie attività, e strumenti efficaci per collaborare.
L’innovazione è possibile dove c’è una cultura dell’innovazione condivisa con i propri dipendenti e collaboratori. In una realtà fortemente innovativa come la nostra, abbiamo bisogno di persone capaci di esprimere e sviluppare il proprio talento nel digitale. A novembre 2021, abbiamo dedicato un’intera settimana alla formazione sul digitale, la Digital Learning Week: più di 50 sessioni di formazione a scelta, dallo sviluppo di applicazioni native su cloud all’intelligenza artificiale, con esperti interni ed esterni. La partecipazione è andata aldilà delle nostre più rosee aspettative.
L’innovazione passa anche dalle persone. E per noi questo significa da una parte coltivare e investire sulle nostre persone, dall’altro attrarre sempre nuovi talenti. A questo proposito, abbiamo ad esempio il programma Aspire, attraverso il quale stringiamo partnership con le università italiane per metterci in contatto con i migliori neolaureati che selezioniamo con cura. Entrando nel programma, che dura due anni, le persone fanno tre esperienze molto diverse tra loro all’interno del mondo delle tecnologie digitali, sia in Italia sia all’estero, il che consente loro di sperimentarsi in contesti sfidanti offrendo opportunità di apprendimento uniche. Alla fine di questo percorso di formazione accelerata, gli offriamo posizioni di lungo termine commisurate al loro potenziale. È un grande investimento per il nostro futuro di cui siamo molto soddisfatti.
Con Global Shapers Florence Hub e Regione Toscana abbiamo portato il nostro contributo al programma “STEM Factor”, attraverso il quale entriamo in contatto con gli studenti dell’ultimo anno delle Superiori per aiutarli ad orientarsi verso percorsi universitari con materie scientifiche, illustrando le opportunità in ambito professionale, le carriere, le soddisfazioni in ambito lavorativo. Ci teniamo soprattutto ad ispirare e convincere le ragazze, considerando il gap di genere che ancora caratterizza le materie STEM.
Lavorare da lontano. Costruire talenti per il futuro. Supportare le scelte di ragazze e ragazzi che dopo cinque o sei anni si ricorderanno di aver intrapreso una carriera di studi dopo un incontro con Baker Hughes. E magari arriveranno a lavorare con noi».

Un modulo industriale nel cantiere Baker Hughes di Avenza
Un modulo industriale nel cantiere Baker Hughes di Avenza

Simona Pagliari

Giornalista - simona.pagliari@toscanaeconomy.it

Leggi anche