• 19/01/2022

L’Economia “scienza umanissima”

…nell’ultimo libro di Edoardo Nesi

TOSCANA ECONOMY L'Economia "scienza umanissima"

Economia e sentimenti possono stare insieme? Cosa lega due concetti apparentemente così distanti? Con il suo nuovo libro “Economia sentimentale”, edito da La nave di Teseo, Edoardo Nesi, premio Strega 2011 per “Storia della mia gente”, torna a parlare della sua città, Prato, e del suo comparto tessile e produttivo, nel periodo più nero, quello della pandemia da Covid-19. 

Nesi riesce a mettere insieme due concetti che sembrano antitetici, raccontandoci la verità, narrando un territorio con gli occhi di chi è stato un imprenditore e ha vissuto gli anni d’oro e poi la crisi, dialogando con le persone, gente più o meno comune, che in questo periodo di Pandemia hanno vissuto la paura e lo sconforto. E in questo giro di incontri, riflessioni, dialoghi, ricordi un tema resta al centro, quello del lavoro come metro che definisce non tutta, ma una parte sostanziale delle vite di ciascuno. Ed è allora che l’economia incontra il sentimento, perché se, a causa del Covid, tutto si blocca; se a causa di una delle pandemie più epocali di sempre si ferma l’economia, allora è il lavoro che si ferma e con lui la vita delle persone, quella di chi ha investito tutto sulla propria attività e non sa se riuscirà “a ritirare su i bandoni”, quella di chi deve decidere se pagare i fornitori o i dipendenti perché sa che la cassa integrazione tarderà ad arrivare e si trova tra l’incudine e il martello. E allora quell’eterno dilemma, quella scelta ingiusta fra “salute e economia” si rivela in tutta la sua complessità. In una delle riflessioni iniziali del libro questa complessità emerge in tutta la sua tragicità. La riflessione di Nesi parte dall’annuncio del presidente del Consiglio Giuseppe Conte del primo lockdown di marzo. “Come farà tutta quella gente cui vengon serrate – per ora sine die, tra l’altro – le attività in cui lavorano? Son milioni, quale reddito le sostenterà, se nessun reddito si può produrre? E che voglion dire, poi, quei tre aggettivi terribili che Conte ha appena finito si scandire, se e quando sono applicabili al lavoro, che nelle prime parole della Costituzione – se non l’hanno cambiata alla zitta, a nostra insaputa, per ubbidire a qualche nuovo, stupido furore iconoclasta – è dichiarato essere il fondamento della Repubblica? Necessario. Cruciale. Indispensabile.

Quali sarebbero i lavori non necessari, non cruciali, non indispensabili, se consentono a un popolo di sopravvivere? Di quali si può fare a meno, senza che salti prima l’economia e poi il tessuto stesso dello Stato, la convivenza civile, la società?”.



APPROFONDIMENTI

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Francesca Maltagliati

Giornalista - francesca.maltagliati@toscanaeconomy.it