• 05/12/2021

Le nostre proposte per la ripartenza del terziario

Anna Lapini, presidente Confcommercio Toscana – © Foto: Francesco Ghignoni

Intervista ad Anna Lapini, presidente Confcommercio Toscana

Abbiamo chiesto alla presidente Lapini quali sono le soluzioni proposte da Confcommercio Toscana per favorire la ripartenza del commercio al dettaglio e di tutti gli altri settori del terziario: sicurezza, liquidità alle imprese, misure di ristrutturazione le priorità che ha indicato

«Prima di tutto è auspicabile ricominciare a lavorare in sicurezza, riaprire rispettando tutti i protocolli seguiti finora. È necessario che la campagna di vaccinazione continui a pieno regime, ciò potrebbe sicuramente agevolare la tranquillità: per spingere i consumi, c’è infatti bisogno di essere sereni. Non c’è solo il ‘pubblico’ di giovanissimi che si riversa nelle strade. A consumare nella ristorazione, per esempio, sono anche persone di un’età più elevata, che hanno bisogno di un clima favorevole  per poter acquistare beni e servizi. Inoltre, le banche, insieme alle imprese, devono garantire la liquidità necessaria per continuare a lavorare con procedure semplificate. Le ultime ipotesi parlavano di una moratoria dei fidi bancari, con una serie di correttivi rispetto al 2020 e di una riduzione della garanzia, a fronte del prolungamento. Tutte le associazioni di categoria insieme all’Abi hanno chiesto che non si andasse in questa direzione e dunque ci aspettiamo che il decreto sostegni bis accolga queste misure. Per assicurare sostegno alle imprese sane non si può perdere questa occasione. Certamente ci vuole un prudente monitoraggio, ma bisogna supportare le imprese con misure di ristrutturazione. Se agli imprenditori viene concesso di prolungare la durata dei rimborsi, si realizza più facilmente la possibilità di investire e di conseguenza di ripartire. Le imprese ne hanno assoluto bisogno, si tratta di una necessità imprescindibile».

Come Confcommercio Toscana avete chiesto la realizzazione di accordi territoriali per rinegoziare i canoni di locazione

«Dopo 15 mesi di pandemia, i ricavi delle imprese sono stati fortemente ridimensionati. Nei casi più gravi sono stati azzerati e interrotti dalla chiusura prolungata delle attività. Bisogna quindi fare qualcosa per ridimensionare i costi. I canoni di locazione devono essere ricalcolati in base a un parametro matematico e in funzione del calo subito dai fatturati. In questo momento si tratta della forma più democratica e giusta, per la quale è necessario un intervento governativo: andrà determinato un aumento del credito d’imposta e andranno disposti dei benefici fiscali a favore di chi aderirà a questo nuovo accordo. È  l’unica via per tutelare le famiglie e le imprese. Per la riduzione dei canoni di locazione, non si può fare esclusivo affidamento sulla buona volontà dei proprietari: è necessaria una presa di posizione da parte del governo. La nostra regione –  e parlo di tutte le province, non solo del capoluogo – ha ereditato un alto valore commerciale degli immobili, con strutture di grande pregio e bellezza. Tale valore, tuttavia, in questo momento non corrisponde più alla realtà, almeno fino a quando non riprenderanno regolarmente tutti i flussi del turismo». 

Il suo impegno a favore delle imprese si manifesta anche a livello camerale, in qualità di vice- presidente vicaria della Camera di Commercio di Arezzo e Siena. Nel corso dell’ultima seduta sono state approvate importanti misure a favore del settore terziario: un milione di euro in più di risorse destinate al sostegno dell’economia locale e quattro nuovi bandi per il sostegno al sistema imprenditoriale

«In totale si parla di 4 milioni di euro di risorse straordinarie. È lo stesso impegno dello scorso anno, con la tradizionale apertura dei bandi a favore delle imprese. Siamo rimasti ancorati ai tradizionali canoni di sostegno (commercio, turismo, internazionalizzazione), nell’ottica di favorire gli scambi. Nonostante la sospensione temporanea delle fiere, abbiamo sostenuto i costi relativi al manifatturiero e alle manifestazioni che è stato possibile organizzare. Inoltre abbiamo investito sul PID, il nostro Punto Impresa Digitale e sulla sanificazione, ottenendo un grande apprezzamento da parte delle aziende. Il periodo di stop ci ha insegnato che il digitale e l’internazionalizzazione rappresentano una dimensione sempre più intrinseca non solo al mondo del commercio, ma anche al manifatturiero. In pratica bisogna rivolgersi sempre di più al mondo».

Sabato 1 e domenica 2 maggio è tornata ad Arezzo la Fiera Antiquaria. Un segno di rinascita per tutta la città

La manifestazione, per motivi di sicurezza è stata spostata da Piazza Grande al Prato, il parco che si estende tra il Duomo e la Fortezza Medicea. L’auspicio è che con la bella stagione e con il raggiungimento dell’immunità di massa, la Fiera possa tornare nel suo palcoscenico naturale, ossia le strade e i vicoli del centro storico. Abbiamo voluto fortemente che la Fiera venisse realizzata: la nostra categoria ed io stessa in prima persona, ci siamo spesi tantissimo. 

La nostra forza e la nostra ricchezza sono gli espositori, se loro desistessero la nostra bellissima Fiera Antiquaria non avrebbe più ragione di esistere.

L’ultima Fiera risaliva allo scorso ottobre e da allora si sono moltiplicate le sollecitazioni da parte degli antiquari. Nonostante il mutato scenario, gli espositori sono accorsi in massa e hanno manifestato la loro gratitudine, dopo un periodo così lungo di stop e di mancati guadagni.

Non ne hanno beneficiato solo gli espositori, ma tutta la città, che si è dimostrata più viva, con alberghi ed esercizi commerciali che hanno ripreso a lavorare.

Giulia Baglini