• 18/08/2022

Lapideo, Confindustria Toscana Nord: “Un settore in evoluzione, con al centro la responsabilità ambientale.”

 Lapideo, Confindustria Toscana Nord: “Un settore in evoluzione, con al centro la responsabilità ambientale.”

Fabrizio Palla

Il settore sta vivendo una lenta e difficile ripresa. Il presidente della sezione Lapidei di Confindustria Toscana Nord Fabrizio Palla analizza i dati elaborati dal Centro Studi dell’associazione.

Versilia, 2 luglio 2021 – Il lapideo è fra i settori che stanno facendo più fatica a riprendersi dopo lo stop della fase più acuta della pandemia. A rilevarlo è una ricerca del Centro Studi di Confindustria Toscana Nord sul settore lapideo appena pubblicato.

“Dal rapporto emergono con chiarezza, oltre ai dati numerici, le caratteristiche del lapideo versiliese, orientato più alla trasformazione che all’escavazione, tanto che dei 2.000 addetti complessivi quasi 1.500 sono riferiti proprio alla lavorazione della materia prima – commenta il presidente della sezione Lapidei di Confindustria Toscana Nord Fabrizio Palla -. Il nostro punto di forza è la filiera, altamente specializzata e in grado di ricavare dal materiale estratto prodotti con un elevato valore aggiunto.”

Nel caso delle aziende della provincia di Lucca, i cui addetti costituiscono il 40% del totale del comprensorio apuo-versiliese, è soprattutto l’export a segnare il passo, con i dati del primo trimestre 2021 che registrano ancora un pesante -34,1% rispetto allo stesso periodo del 2020; meno severo l’andamento della produzione che, sempre nel primo trimestre di quest’anno, realizza -9,6% rispetto agli stessi mesi del 2020.

Le difficoltà di ripresa del lapideo costituiscono motivo di preoccupazione per l’area versiliese, che conta 2.000 addetti al settore, per lo più nel comparto della lavorazione e trasformazione, ma anche nell’estrazione e nella commercializzazione all’ingrosso. In alcuni comuni della Versilia il lapideo è preponderante nel complesso dell’occupazione manifatturiera: si va dal 51% di addetti del settore sul totale dei manifatturieri a Pietrasanta, fino al 65% di Seravezza e al 90% di Stazzema. Molto consistente e determinante per l’economia locale, il lapideo genera in Versilia (in anni diversi dall’anomalo 2020) 540 milioni di valore della produzione, di cui quasi un quarto attribuibile all’export.

Per Fabrizio Palla, la strada del settore lapideo passa dalla qualificazione della produzione e dalla valorizzare al massimo materie prime, “che sono uniche e preziose, a cominciare da quelle del nostro territorio che peraltro la Regione Toscana impone vengano lavorate in loco per almeno il 50% della quantità estratta.” “Il marmo delle Apuane – aggiunge il presidente – è, per sue caratteristiche intrinseche e per il prestigio che storicamente lo riveste, la pietra più famosa del mondo, l’emblema del nostro territorio e del nostro settore: anche se molto del materiale che lavoriamo non proviene dall’area apuo-versiliese, è al marmo che dobbiamo la nostra immagine e la nostra reputazione a livello internazionale. Siamo consapevoli che il lapideo è un settore con effetti potenzialmente forti sull’ambiente: non ce lo nascondiamo, ma non intendiamo nemmeno accettare visioni che vorrebbero azzerare una tradizione millenaria.”

Un’attività, quella delle esportazioni di materiali lapidei, che implica una forte mobilità delle persone, oltre che dei materiali stessi, e che quindi è stata particolarmente penalizzata dalle restrizioni imposte dalla pandemia. Sono venute meno in particolare le grandi commesse, con il solo mercato statunitense che, pur con forti rallentamenti, non si è mai del tutto fermato. Altri mercati tradizionalmente importanti per il lapideo lucchese sono il Qatar e altri paesi mediorientali, il Regno Unito e la Francia.

“Gli imprenditori lucchesi del settore lapideo sostengono la responsabilità ambientale e i principi dello sviluppo sostenibile, adeguandosi a normative divenute progressivamente sempre più restrittive. Il PIT-Piano di Indirizzo Territoriale e il piano cave della Regione Toscana impongono contingentamenti delle quantità escavabili, vietano l’estrazione quando non vi sia una resa significativa in termini di prodotto utilizzabile, pongono vincoli e limitazioni, anche temporali, alle concessioni; tutto ciò con controlli stringenti che utilizzano anche droni e rilevazioni tridimensionali.”

“Oltre ad adeguarsi a quanto impone la legge, le imprese hanno volontariamente realizzato anche ulteriori iniziative per, ad esempio, una migliore gestione degli scarti di lavorazione. Il mondo delle cave è tutt’altro che privo di regole e controlli: al contrario è oggetto di una iper regolamentazione che dovrebbe lasciare tranquilli coloro che, giustamente, tengono alla tutela ambientale. In ogni caso il cuore dell’attività lapidea versiliese è, lo ribadisco, quello della trasformazione: il cuore e anche il futuro di un settore in evoluzione.”

Fonte: Confindustria Toscana Nord

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Francesco Ugolini

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