• 16/09/2021

La villa del Castellaccio apre al turismo d’élite

Guido Anzilotti – © Foto: Esther May

Un posto tranquillo dove poter portare avanti la stesura della Bohème. Con questo intento il celebre compositore Giacomo Puccini, nell’estate del 1895, prendeva in affitto Villa Orsi Bertolini, sulle colline uzzanesi, in località Castellaccio. Qui compose il secondo e il terzo atto dell’opera come testimoniano le due scritte autografe che lascerà su una parete del salottino rosa: “Finito il 2° atto Bohème 23-7-1895” “Finito il 3° atto Bohème 18-9-1895”. Adesso la dimora storica potrebbe accogliere un particolare tipo di turismo: ricercato e di nicchia

La villa del Castellaccio sorge sull’omonima collina, sotto il Castello di Uzzano, la sua fondazione è datata approssimativamente tra il 1600 e il 1644. Nel 1926 Dioniso Anzilotti, professore di diritto internazionale nonché presidente della Corte internazionale di giustizia dell’Aja acquista la proprietà dal conte Stefano Orsi Bertolini. Per il notevole interesse artistico, l’edificio risulta vincolato dalla Soprintendenza per i Beni Culturali già nel 1913, ma negli ultimi 300 anni e fino a 4 anni fa era adibito ad uso esclusivamente privato. 

Le scritte autografe di Giacomo Puccini – © Foto: Esther May

Oggi, il proprietario, Guido Anzilotti sta valutando la possibilità di destinare la dimora storica al turismo d’élite, una nuova tendenza che vede nel viaggio anzitutto “un’esperienza autentica”, ricercata, ma allo stesso tempo sostenibile. 

«Le dimore storiche non si prestano sicuramente ad accogliere i grandi numeri – spiega Guido Anzilotti – e oggi la tendenza è quella di dirottare i flussi turistici dai grossi centri, vedi Firenze con il progetto “Uffizi diffusi“, verso piccoli borghi che racchiudono tesori di inestimabile bellezza, ma spesso sconosciuti». È chiaro che il target a cui si rivolge questo genere di offerta turistica è molto diverso da quello che affolla le grandi città d’arte. 

«Sì, si tratta di un turismo culturale molto ricercato che punta ad intercettare non solo chi ha una capacità di spesa elevata, ma anche chi cerca nel viaggio un’esperienza autentica. Chi sceglie di soggiornare in questa villa, ad esempio, non ricerca tutti i comfort di un hotel 5 stelle, qui non c’è l’aria condizionata, ma magari è possibile mangiare il pollo del contadino. È come entrare in un museo, col vantaggio che, oltre a vedere, si può anche toccare e magari sperimentare come viveva Puccini nel 1800». 

Chi è il turista ideale per la villa del Castellaccio, dunque? 

«Penso ad un appassionato di musica, di Puccini in particolare, ce ne sono diversi soprattutto tra i giapponesi, i cinesi, anche gli americani, che appartenga ad un target elevato sia dal punto di vista economico, che culturale e soprattutto che abbia un profondo rispetto per questi luoghi e cosa vi è conservato». 

Sono numerosi, infatti, i preziosi cimeli ospitati all’interno della villa del Castellaccio: dal fortepiano del 1848 sul quale Puccini compose la Bohème, all’inventario della biancheria datato 1868, per non parlare dello straordinario impianto coi campanelli, che grazie al meccanismo tuttora perfettamente funzionante, permette alla servitù di vedere da quale stanza è giunta la chiamata. La villa si estende per 900 metri quadri distribuiti su tre piani: un piano terra, un piano nobile e un secondo piano. Oltre a ciò una cantina seminterrata. Ovviamente manutenere la villa ha dei costi non indifferenti, soprattutto se è fatto in senso conservativo e non solo funzionale, così come è intendimento di Guido Anzilotti. «Un esempio per tutti: se si danneggia una serratura ci sono due scelte: affidarsi ad un artigiano perché rifaccia la chiave con la stessa fattura o sostituire la serratura con una moderna, ovviamente i costi variano moltissimo a seconda che si opti per la prima o la seconda soluzione. Per tanto tempo ho provveduto alla manutenzione senza intaccare le risorse di famiglia, ma dopo la crisi del 2008 e la pesante tassazione sugli immobili l’impegno economico richiesto è diventato sempre più gravoso tanto che molte ville padronali sono finite nelle aste di Sotheby’sChristie’s e trasformate in hotel di lusso». 

Camera da letto al piano nobile – © Foto: Esther May

Ma Guido Anzilotti, che parla di questo edificio con l’amore che si è naturalmente portati a provare nei confronti della casa in cui si è nati, ha mai pensato di vendere e vedere magari la villa del Castellaccio trasformata in un moderno resort superior? 

«Finora no, ma forse alla fine potrei farlo, se ci fosse una contropartita economica – ammette con sincerità – come dicono i buddisti bisogna imparare a lasciare andare tutto, godere della bellezza, senza necessariamente possederla. Il mondo va in quella direzione».


APPROFONDIMENTI

www.villadelcastellaccio.com
guidoanzilotti@libero.it
+39 328 4537569

Maria Salerno

Giornalista - maria.salerno@toscanaeconomy.it