• 20/04/2024

La Toscana tra creatività e digitalizzazione

 La Toscana tra creatività e digitalizzazione

Uno studio dell’Irpet sottolinea la necessità di una profonda rivisitazione delle strategie organizzative e produttive delle piccole e medie imprese in Toscana

Rafforzare le capacità di ricerca e di innovazione e introdurre tecnologie avanzate sono alcuni dei principali obiettivi indicati dal rapporto Quadri conoscitivi Por Fesr 2021-2027 elaborato dall’Irpet.

Per l’Istituto regionale programmazione economica: «La Toscana è caratterizzata dalla presenza di un sistema strutturato di ricerca pubblica di buon livello e da uno sforzo di ricerca e sviluppo che, sebbene distante dalle regioni leader europee, è relativamente elevato nel panorama italiano».

Tuttavia, il sistema di produzione di beni, fatta eccezione per un numero piccolo, ma non trascurabile di soggetti privati, è in gran parte scollegato dalla ricerca e poco attivo nella competizione tecnologica internazionale.

«Complessivamente – conferma lo studio – lo sforzo in R&S delle imprese toscane è ancora basso, non solo rispetto ai leader europei, ma anche nello stesso quadro delle regioni italiane.

Il modello innovativo della Regione ha maggiori punti di forza nelle attività innovative scollegate alla R&S, che interessano un’ampia platea di PMI. Invece, per quanto riguarda la propensione delle PMI a collaborare nello svolgimento di attività innovative, il posizionamento della Toscana, come quello delle altre regioni italiane, è di grave retrovia.

Tutto ciò si riflette in una produzione di output innovativi, specie brevetti, relativamente debole, anche se sul fronte dei marchi e disegni industriali – indicatori più coerenti con un modello innovativo non fortemente collegato alla R&S – la performance della Regione non è del tutto disprezzabile».

I ritardi appena evidenziati, che si sono ulteriormente accentuati per effetto della crisi economica sofferta durante la pandemia, espongono una parte ampia del sistema produttivo regionale a un rischio di marginalizzazione competitiva sul piano dei beni di qualità: un fronte su cui la Regione soffre la concorrenza non solo di altre regioni sviluppate ma anche, e in modo crescente, di quelle in via di sviluppo, che si stanno attrezzando per una competizione non più basata soltanto su fattori di costo.

Essendo, pertanto, uno tra i principali problemi della Regione quello del mismatch tra un’offerta di ricerca relativamente forte e una domanda della stessa assai più debole e limitata a pochi soggetti, appare – secondo l’Irpet – desiderabile:

  1. confermare lo sforzo per completare la strutturazione e la qualificazione di un adeguato sistema regionale del trasferimento tecnologico che accorci le distanze tra ricerca e micro, piccole e medie imprese (MPMI);
  2. incoraggiare lo sviluppo di progetti aggregativi e di filiera tra MPMI e organismi di ricerca, anche favorendo le alleanze con soggetti privati più grandi già collegati al mondo della ricerca pubblica e dotati di una forte capacità di presidio dei mercati;
  3. incoraggiare la propensione alla ricerca e innovazione delle MPMI attraverso appositi programmi di sostegno ai loro investimenti innovativi e all’acquisizione di servizi qualificati per l’innovazione;
  4. incoraggiare la nascita e il consolidamento di nuove imprese con potenziale innovativo e di mercato in settori ad alta intensità di conoscenza;
  5. confermare lo sforzo di promozione della Toscana sui mercati esteri quale sede localizzativa di attività produttive ad alta intensità di ricerca e conoscenza.

Oltre a ricerca e sviluppo, ulteriori forme di innovazione tecnologica da sostenere e incentivare sono la digitalizzazione e la sostenibilità ambientale.

Toscana Economy - La Toscana tra creatività e digitalizzazione

«Due importanti sfide, talvolta interconnesse – si legge nel documento – che il sistema produttivo regionale si troverà ad affrontare nel prossimo futuro. Nel caso della digitalizzazione è utile ricordare che il governo italiano ha finanziato in passato il Piano nazionale Industria 4.0, volto a incentivare gli investimenti in macchinari e tecnologia, per favorire l’ammodernamento del sistema manifatturiero e una quota significativa di imprese toscane ha aderito (il 41 per cento secondo i risultati di un’indagine Irpet).

Industria 4.0 rappresenta un’occasione evidente per i settori a più alta intensità tecnologica, come , ma alcune evidenze mostrano come anche imprese “evolute” del made in Italy abbiano investito in questa direzione».

Per quanto riguarda invece il tema della sostenibilità ambientale, un’indagine svolta nel 2019 per indagare le iniziative e le soluzioni adottate dalle aziende toscane mostra il ricorso, sebbene da parte di una minoranza virtuosa, a strategie combinate, che vanno dal ridisegno dei processi produttivi all’adozione di certificazioni ambientali, mostrando un elevato livello di consapevolezza dell’impatto ambientale delle proprie produzioni.

Nel confronto con le regioni europee, la Toscana (ma più in generale l’Italia) soffre, infine, di un ritardo nella penetrazione e nella diffusione delle infrastrutture telematiche e nel tasso di utilizzo delle nuove tecnologie. La spinta verso la digitalizzazione dei servizi rende necessario garantire una diffusa connettività in modo da assicurare l’equità territoriale nelle opportunità di sviluppo.

La pandemia globale di Covid-19, con il forzato trasferimento su piattaforme digitali di servizi essenziali come istruzione, lavoro, rapporti sociali, ha reso tale necessità ancor più urgente.

La percentuale di famiglie che dispongono di un accesso internet a banda larga (un indicatore che dipende sia dalla diffusione dell’infrastruttura che dai servizi offerti) colloca la nostra Regione vicino alla media del Paese (86 per cento a fronte di un dato nazionale dell’84 per cento nel 2019), ma anche in questo caso, su livelli inferiori alle regioni di confronto a scala europea, in particolare rispetto alle regioni del nord Europa (diffusione superiore al 90 per cento).

«In un sistema economico come quello toscano, in cui vi è una presenza rilevante e maggioritaria di piccole e medie imprese – commenta il direttore dell’Irpet Nicola Sciclone – la sfida della digitalizzazione e dell’automazione dei processi produttivi impone una profonda rivisitazione delle logiche strategiche e organizzative seguite fino a oggi dalle aziende.

Essa richiede, infatti, un fabbisogno di nuove competenze, delle quali le imprese possono dotarsi sia formando il personale presente, che reclutandone di nuovo, oppure avvalendosi di soggetti esterni quali intermediari tecnologici o fornitori di servizi qualificati.

Se, però, le piccole imprese delle filiere regionali non si adeguano al passo richiesto dai leader, esse corrono il rischio di marginalizzazione economica, nonostante il valore del loro saper fare artigianale. Ma se sapranno cogliere questa sfida, cioè sapranno conciliare creatività e digitalizzazione, mettendo quest’ultima al servizio della prima, ecco che può derivarne un vantaggio competitivo per il nostro sistema produttivo».

«Le politiche regionali, più vicine ai territori di quelle centrali e, pertanto, più idonee a cogliere e interpretare i bisogni delle filiere locali – conclude il direttore dell’Irpet – possono svolgere una funzione rilevante per mettere in campo azioni di sensibilizzazione e accompagnamento tarate su questi specifici bisogni.

Inoltre, è importante agire al più presto anche sul fronte delle politiche sociali, predisponendo interventi di protezione e di re-training per i lavoratori spiazzati e un’offerta formativa che immetta nel mercato del lavoro soggetti pronti ai nuovi compiti potenzialmente richiesti da imprese più digitalizzate e automatizzate».

 

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David Meccoli

Giornalista tradizionale e digitale, esperto in relazioni pubbliche e comunicazione d'impresa

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