• 27/05/2022

La svolta green? Meglio con l’idrogeno

 La svolta green? Meglio con l’idrogeno

La startup Nemesys alla conquista dei mercati mondiali: «Transizione energetica e sostenibilità economica»

Stop ai tempi lunghi per la ricarica delle batterie dei veicoli elettrici e – di conseguenza – eliminazione delle ancora attuali barriere esistenti alla diffusione dei veicoli a emissioni zero, a partire dai mezzi di trasporto pesanti. È questo l’obiettivo di Nemesys, una startup fondata a fine 2015 e che già l’anno seguente è stata in grado di depositare un brevetto per la produzione di accumulatori di energia per la mobilità sostenibile e lo storage massivo.

Questi sono in grado di essere ricaricati, oltre che con i normali caricabatterie per auto elettriche, anche tramite iniezione diretta d’idrogeno a bassa pressione (quindi molto più rapidamente delle batterie tradizionali e senza i rischi e i costi dei sistemi a idrogeno ad altissima pressione)

La tecnologia sviluppata da questa azienda made in Tuscany (sede amministrativa a Sesto Fiorentino, laboratorio prova e test dispositivi a Firenze, laboratori chimici ed elettromeccanici a Pontedera) apre finalmente la strada al pieno superamento dell’era dei combustibili fossili sia nei trasporti, sia nella produzione di energia elettrica per impieghi mobili e stazionari.

E ora questo percorso viene facilitato e accelerato grazie al recente ingresso del colosso mondiale dell’innovazione Baker Hughes (che tra gli altri controlla anche il Nuovo Pignone) con il 30% del capitale sociale di Nemesys. 

«Non si tratta solo di un’operazione finanziaria, loro sono interessati soprattutto alla parte tecnologica e noi siamo disponibili a scorporarla in una società di scopo, al fianco di altri partner, per restare più focalizzati sulla ricerca», specifica Marco Matteini, ceo e fondatore dell’azienda assieme al chimico Alessandro Tampucci (già inventore di diversi brevetti legati all’utilizzo dell’idrogeno).

«Ho iniziato oltre trent’anni fa nel settore dell’energia – racconta Matteini – e sono poi stato un pioniere con Enel nello sviluppo del settore fotovoltaico in Italia. Ora la nostra attenzione è rivolta alla filiera dell’idrogeno: dalla produzione al trasporto, allo stoccaggio e all’utilizzo finale. Vogliamo superare le criticità che hanno finora frenato la diffusione di massa di questo elemento, rendendolo al contempo più facile e sicuro da usare, oltre che competitivo».

Tra le tecnologie sviluppate da Nemesys troviamo l’elettrolizzatore alcalino, il booster d’idrogeno (per motori di veicoli, aerei e navi), la batteria a idrogeno (ricaricabile a bassa pressione), le membrane insensibili alla Co2. E un’attenzione generale alle fonti rinnovabili come base della transizione energetica. 

«Nel 1999 già mi occupavo di fotovoltaico, poi nel 2005 mi sono concentrato anche sulla mobilità elettrica, installando sistemi energetici nel primo distributore di idrogeno d’Italia sulla FI-PI-LI, che è stato anche il primo esempio al mondo di idrogeno prodotto on-site da fonti rinnovabili», dice Matteini, che specifica anche come attualmente siano ben cinque i filoni di ricerca al centro degli studi della società, tutti coperti da brevetto o know-how segreto. 

Il sistema “pulito” è il green deal sollecitato anche dall’Europa, in vista del passaggio alle emissioni zero. L’idrogeno – sempre più sostenibile sia dal punto di vista ambientale che economico – può essere il vettore ideale in questo percorso e Nemesys è (già) pronta a raccogliere la sfida.

David Meccoli

Giornalista - david.meccoli@toscanaeconomy.it

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