• 20/01/2022

La ripartenza possibile

La scuola e la sfida della responsabilità

Un sistema si mostra funzionante non nella normalità, ma nell’eccezionalità, quando le misure di contenimento e di risposta vengono sottoposte alla verifica dei fatti. È stato merito dei dirigenti, dei docenti, degli alunni se la scuola ha continuato, e continua, a svolgere la funzione che le è propria.

Che cos’è la Scuola?

La domanda apparirà banale ai più, così come ovvia la risposta: la scuola è un edificio e un’istituzione. La pandemia ci ha però ricordato la sua essenza autentica.

La Scuola è

responsabilità in tutte le sue declinazioni: civile, sociale, economica e politica.

La decisione di riaprire gli istituti scolastici a settembre è uno specchio della possibilità per il Paese di con il male e mostra su quali basi sia pensabile la ripartenza nel quadro più ampio.


Un sistema si mostra funzionante non nella normalità, ma nell’eccezionalità, quando le misure di contenimento e di risposta vengono sottoposte alla verifica dei fatti.

Investito dall’emergenza sanitaria nel mese di marzo, il sistema scolastico nazionale si è mostrato impreparato.

Immediatamente gli organi ufficiali di Governo hanno abbracciato in toni trionfalistici la formula della didattica a distanza, presentandola come uno strumento collaudato e accuratamente predisposto: una panacea ai mali endemici della Scuola, che da un lato risponde all’esigenza di trovare un argine allo sconforto generale, ma dall’altro tenta di celare evidenti pecche sistemiche. Sul versante opposto, gli organi di stampa hanno scelto una visione più pessimistica, in trend con i dati di vendita, dichiarando già ad aprile la fine dell’anno scolastico.

Il chiasso provocato da queste due posizioni opposte ha reso a malapena udibili le voci delle singole scuole, autentiche protagoniste della sfida posta dalla pandemia. Lasciate da sole, nella penuria e nella contraddittorietà delle indicazioni ministeriali, hanno dimostrato che la sfida del Covid poteva essere vinta solo convogliando tutte le forze disponibili nell’obiettivo comune di preservare la continuità didattica. Non, quindi, di “didattica a distanza” si è trattato, ma di una didattica tradizionale svolta con mezzi alternativi.

Ciò avveniva mentre l’autocelebrazione della linea vincente adottata dal Ministero veniva minata dalla simultanea presa di coscienza della sua inadeguatezza. Non si spiegherebbe altrimenti l’adozione di misure come la promozione per decreto che sembrano invece evidenziare i limiti dell’istituzione scolastica.

È stato merito dei dirigenti, dei docenti, degli alunni se la scuola ha continuato, e continua, a svolgere la funzione che le è propria.

Con il contributo determinante dei privati e delle Fondazioni, è stato possibile compensare gli esigui fondi statali messi a disposizione per il potenziamento informatico e l’adeguamento tecnologico degli istituti.


Non è sufficiente, infatti, dichiarare la liceità di un diritto se al tempo stesso non si forniscono i mezzi per esercitarlo.

Le dichiarazioni ufficiali che già da giugno promettevano il rinnovamento e l’ampliamento degli spazi, il superamento della logica inveterata del sovraffollamento delle classi, l’assunzione di nuovo personale docente e non docente, hanno avuto una prima smentita dagli uffici scolastici locali che hanno proseguito con i tradizionali tagli e accorpamenti, fortunatamente non sempre con successo.

Le ipotesi, talvolta fantasiose, ventilate nel mese di agosto per una scuola moderna ed efficace, si sono tradotte a settembre nella solita carenza di strutture e personale e nelle lungaggini burocratiche che, come nel caso della mancata nomina dei direttori dei servizi generali e amministrativi, bloccano le scuole dal punto di vista contabile. Ai dirigenti scolastici è stato ancora una volta demandato il peso maggiore delle responsabilità, che si aggiungono a quelle già insite nella loro funzione istituzionale.

La Scuola continua nonostante tutto, sotto la minaccia dell’aumento dei contagi e in un clima in cui la legittima prudenza rischia di trasformarsi in isteria di massa. Proseguono le attività didattiche, sia quelle curriculari sia quelle extracurriculari, e non si fermano nemmeno i progetti di arricchimento dell’offerta formativa e di interazione con il mondo del lavoro.

È possibile ripartire rispettando le norme, puntando sulla cooperazione del territorio, condividendo il peso della responsabilità: questa è la lezione che le scuole italiane hanno impartito a tutti nel mese di settembre. Il sapere è nullo se non ci trasforma e ci rende migliori, né ha valore se slegato dalla totalità della persona.

La scuola è precisamente il luogo in cui scopriamo la nostra vocazione di esseri umani.


La scuola continua
nonostante tutto…


TOSCANA ECONOMY La ripartenza possibile
Martin des Amoignes, “In classe”, 1886

Giorgio Scrofani

docente di Filosofia e Storia - giorgio.scrofani@toscanaeconomy.it