• 18/08/2022

La pandemia rischia di peggiorare le differenze di genere

Una  recente ricerca dell’Irpet ci dice che per le donne avere figli continua purtroppo a costituire un problema. Le donne che hanno figli hanno tassi di occupazione inferiori rispetto agli uomini. In compenso l’istruzione resta il principale viatico per l’autonomia l’emancipazione. 


Se l’emergenza Covid ha travolto tutta l’economia toscana, uno dei rischi maggiori che si corrono in un futuro non troppo lontano è quello di vedere aumentare i divari di genere. In una recente ricerca dal titolo “L’occupazione femminile ai tempi del Covid – 19”, l’Irpet, Istituto Regionale Programmazione Economica della Toscana, attraverso una chiava di lettura che utilizza un approccio di genere, tenta di capire quali potrebbero essere le ripercussioni della pandemia in atto sul lavoro femminile. Fra le principali motivazioni per cui il Covid 19 potrebbe aggravare i divari di genere nella ricerca ci sono: la maggiore presenza femminile nel terziario, che comprende una quota rilevante dei settori più colpiti dal distanziamento sociale; una iniqua distribuzione del lavoro di cura e domestico all’interno delle famiglie, che peggiora ulteriormente il gender gap salariale a livello globale; una maggiore incidenza delle lavoratrici nel settore sanitario a livello globale, che aumenta la loro esposizione al contagio. << Non è facile dire quali saranno le effettive ripercussioni della pandemia – spiega la ricercatrice Irpet Natalia Faraoni – perché i dati che abbiamo sono ancora parziali. Abbiamo provato a fare una stima delle ripercussioni in base alle professioni che saranno più penalizzate e in base a quelli che sono i punti di partenza. Certamente uno dei rischi maggiori è quello di un aggravamento del divario di genere nel periodo post-Covid-19, un ampliamento del gap presente tra uomini e donne per quanto riguarda occupazione e reddito >>. Un gap ancora molto presente in Italia con notevoli differenze fra nord e sud. << La Toscana si allinea di più con le regioni del Centro-Nord. Il divario ancora più grande resta fra nord e sud dove molte donne continuano a essere inattive sul mercato del lavoro. La maggioranza delle donne Toscane è invece attiva nel mercato del lavoro >>. Un dato positivo anche se il divario uomini-donne continua a essere ampio anche nella nostra regione.

Solo il 65,7% delle toscane con età 15-64 anni è attiva sul mercato del lavoro, contro il 78,1% degli uomini; un divario simile si osserva nei tassi di occupazione, pari al 60,6% per le donne e al 73,4% per gli uomini.


A incidere sull’occupazione femminile sono sostanzialmente l’età e il livello di istruzione. 

Più alto è il livello di istruzione, più diminuisce la distanza tra uomini e donne nei tassi di attività e di occupazione.


In particolare, il differenziale nei tassi di attività di uomini e donne, scende da 25,3 a 2,3 punti percentuali passando dal livello di istruzione più basso alla laurea; in modo simile, i tassi di occupazione delle donne con titolo elementare o nessun titolo sono 22,9 punti percentuali più bassi degli uomini, mentre quelli delle laureate si avvicinano a quelli maschili con un divario di soli 4,8 punti percentuali. << La formazione – continua la ricercatrice – è un viatico per l’emancipazione e l’autonomia femminile. Più alto è il livello di istruzione più diminuisce il divario fra i livelli di occupazione femminili e maschili >>.  Addirittura le giovani laureate al di sotto dei 25 anni hanno un tasso di occupazione più elevato dei coetanei, dato che poi si riduce nelle fasce d’età fino a 44 anni, in cui la donna può diventare madre e dover accudire figli minori.  << Per le donne avere figli continua purtroppo a costituire un problema. Le donne che hanno figli hanno tassi di occupazione inferiori rispetto agli uomini. Conciliare la vita familiare con quella lavorativa diventa difficile perché la cura dei figli resta appannaggio delle donne. Il divario però diminuisce là dove vi è un alto livello di istruzione e anche il fattore figli diventa meno determinante nella possibilità di lavorare, di fare carriera e di avere un reddito equiparabile a quello di un uomo se una donna ha un alto livello di istruzione >>. Infine anche in Toscana, seppur in maniera minore rispetto alle regioni del Centro-Sud, permangono fattori strutturali che penalizzano le donne, come la cosiddetta segregazione orizzontale e le retribuzioni.  Il primo elemento riguarda la differente distribuzione di genere dell’occupazione tra i settori economici e tra le professioni, elemento legato indissolubilmente con il secondo. In vari settori iperfemminilizzati, come ad esempio quelli di cura, le retribuzioni sono più basse. In Toscana, la segregazione orizzontale appare meno evidente rispetto al dato nazionale. Tuttavia, si osserva che gli uomini sono nettamente maggioritari (5:1) in ben più di 40 professioni. In 18 delle 47 professioni ipermaschilizzate nel 2019 la Toscana non rileva nemmeno una occupata. Inoltre, nelle professioni dove la presenza femminile è almeno superiore al rapporto di 5:1, i salari medi sono più bassi per entrambi i sessi, ma ovviamente lo svantaggio, per l’effetto di composizione, pesa di più sulle donne.



APPROFONDIMENTI


Leggi la ricerca Irpet “L’occupazione femminile ai tempi del Covid-19

Leggi l’articolo su Sorellanza Digitale il libro di Darya Majidi

Francesca Maltagliati

Giornalista - francesca.maltagliati@toscanaeconomy.it

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