• 21/01/2022

La bellezza ci salverà

Eike Schmidt direttore Galleria degli Uffizi
Eike Schmidt – direttore Galleria degli Uffizi – © Foto: Nucci

INTERVISTA A
Eike Schmidt
direttore Galleria degli Uffizi

La bellezza può salvare il mondo?
Lo abbiamo domandato al direttore del più importante polo artistico toscano, Eike Schmidt, secondo cui “sta a noi salvare il mondo”. «La bellezza non può fare quello che farebbero Batman o Superman, ma può salvare noi. La bellezza è necessaria».

È l’uomo dell’anno. Ha rivoluzionato la divulgazione dell’arte e aperto nuove strade per la promozione del patrimonio culturale toscano. Eike Schmidt, il direttore della Galleria degli Uffizi, ci ha concesso di scoprire un po’ della sua strategia vincente e, soprattutto, ci ha spiegato perché l’arte e la cultura sono tanto importanti per l’economia, non solo toscana. 

Direttore, partiamo dai freddi dati: quali sono i numeri degli Uffizi?

«Nel 2019 abbiamo avuto entrate per 35milioni di euro e abbiamo potuto fare degli investimenti strategici: molti lavori edili, impiantistici, di manutenzione del patrimonio delle nostre tre realtà museali che, oltre agli Uffizi, comprendono Palazzo Pitti e il Giardino di Boboli. Le ultime opere di manutenzione risalgono agli anni ’30 del 1900, ma grazie a questi investimenti, che ci impegneranno per il prossimo decennio, adesso possiamo riportare tutto alla bellezza originale per conservarlo per le generazioni a venire. Tra i lavori più interessanti, il restauro e la rimessa in funzione di 4 fontane per adesso, delle 16 presenti, che sono un’attrazione per il pubblico».

TOSCANA ECONOMY La bellezza ci salverà
Pothos, arte romana (età altoimperiale) – © Foto: Nucci


Quindi l’arte genera anche un indotto economico, per esempio i lavori di manutenzione?

«Si tratta di investimenti strategici, per rendere le visite più sicure, belle e funzionali, che generano economia.

Nel 2019 abbiamo avuto 4 milioni e 400 mila visitatori e siamo tornati nella top ten mondiale.

Il 2021 sarà un anno di transizione, ma contiamo nel 2022. Gli investimenti nel nostro patrimonio generano anche lavoro alle ditte che allestiscono i cantieri. E quando abbiamo riaperto le porte degli Uffizi, il 3 giugno scorso, tutta l’economia cittadina è ripartita, grazie soprattutto ai turisti che volevano visitare il museo. Qui non si parla di numeri astratti, la differenza si è potuta toccare con mano: i ristoranti si sono di nuovo riempiti, quando i visitatori sono tornati al museo».


L’arte per assolvere alla sua funzione emotiva deve essere condivisa. I visitatori devono essere messi in grado di potere godere delle opere insieme



L’arte e la cultura possono essere un volano per l’economia, non solo a Firenze. C’è una strategia precisa nella selezione dei luoghi toscani per il museo diffuso?

«Si, c’è. L’idea del museo diffuso risale alla fine dell’800 e ora c’è la necessità di organizzare il turismo, che è più difficile in Paesi come l’Italia e la Germania, ma noi siamo in una situazione molto privilegiata perché abbiamo già centri di cultura diffusi, abbiamo tesori di prim’ordine sparsi, che vanno valorizzati anche con una strategia di comunicazione in rete, tra beni. Abbiamo già alcuni sistemi museali in rete, come nel Casentino, ad esempio,  ma questo non basta ancora.

La scorsa estate abbiamo visto che alcuni musei che avevamo noi a sistema, hanno segnato il numero più alto mai registrato di visitatori.

Un esempio, a Firenze, è l’Opificio delle pietre dure che ora è incluso nel biglietto degli Uffizi. Un altro è nel sud della Toscana e ad Anghiari, che ha triplicato le presenze.

La gente cerca luoghi più piccoli con meno rischi di assembramento. Si parla anche di una nuova forma di turismo che collega arte e paesaggio. Questo è il grande modello del futuro. L’unica nostra possibilità di crescita è il museo diffuso.

Per quel che riguarda Firenze, invece, da due anni promuoviamo la bassa stagione con forti sconti e iniziative promozionali per evitare il sovraffollamento estivo. Questo ha attratto visitatori e indotto a programmare i viaggi anche in mesi di bassa stagione. È importante attingere a tutta la Toscana nello spirito del “patto di famiglia” di Maria Luisa Dei Medici, che aveva già una visione territoriale. Noi siamo i primi a ripensare questo concetto per le sfide attuali, che non sono quelle di 30 anni fa, adattando dunque questa idea e sviluppando il modello di collaborazione sistematica con le realtà più piccole della Toscana». 


L’idea della delocalizzazione dell’arte risale all’800 ma noi siamo i primi a ripensare il concetto per le sfide attuali




Come vengono scelti i luoghi del museo diffuso?

«La scelta dei luoghi nasce da una prassi già collaudata di fare mostre in parti diverse della Toscana. Non basta fare le mostre però, bisogna costruire una rete più stabile.

Abbiamo annunciato i primi 5 luoghi ma ma ne abbiamo almeno altri 15 sotto esame.

Noi possiamo attingere a musei già esistenti, sicuri, organizzati per valorizzate opere che non si vedrebbero mai altrimenti. Il principio di dislocazione dell’arte fa sì che in Toscana si possano ricreare delle narrazioni intorno ad opere che raggiungono altre opere che si trovano sul territorio veicolando il “marchio Uffizi”. Il futuro sta nella flessibilità della gente e nello sviluppo di nuove forme di turismo ibrido perché di rado la gente vuole venire a vedere solo i musei. Ci sono luoghi in Toscana dove è possibile pernottare e vivere non solo per vacanza, ma anche lavorando in smartworking e poi la sera visitare le bellezze artistiche del posto». 

L’inizio della collaborazione con il Festival Lucca Comics & Games va in questa direzione?

«Oh il Lucca Comics! Abbiamo due realtà toscane che sono eccellenza assoluta nel loro campo, gli Uffizi e il Lucca Comics, che  qui si abbinano perfettamente per generare qualcosa di più grande e aprirsi reciprocamente.

Il museo troppo a lungo è stato visto come luogo di élite ma l’arte è così ricca che sa dare qualcosa a tutti quanti, emotivamente.

È necessario dunque aprirsi verso ciò che oggi è tra le principali forme di comunicazione figurativa. Prima c’era la pittura, olio su tela ma oggi ci sono anche i manga, i comics, il cinema e le serie tv. Tutto questo è un arricchimento che va condiviso insieme». 

Che peso ha, dunque, la cultura nell’economia toscana?

«Enorme. La cultura ha un peso enorme nella economia toscana. Abbiamo migliaia di musei ma potremmo averne anche di più e ci impegniamo a farlo perché non siamo solo città dell’arte ma anche della moda. La cultura è un concetto trasversale»


Torna il ciclo di incontri “Dialoghi d’arte e cultura”, dal 13 gennaio al 26 maggio ogni mercoledì alle 17.00 in diretta streaming sul canale Facebook delle Gallerie degli Uffizi




La bellezza salverà il mondo?

«Prima di tutto la bellezza può salvare le nostre giornate. Poi sta a noi salvare il mondo. La bellezza non può fare quello che farebbero Batman o Superman, ma può salvare noi. La bellezza è necessaria».


APPROFONDIMENTI

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Arianna Fisicaro

Giornalista - arianna.fisicaro@toscanaeconomy.it