• 27/05/2022

Innovazione e imprenditorialità, Scuola IMT mappa 105 province italiane

 Innovazione e imprenditorialità, Scuola IMT mappa 105 province italiane

Quali sono le condizioni necessarie per lo sviluppo di imprenditorialità, quali i fattori in grado di stimolare innovazione e competitività? Sono alcune delle tematiche su cui si concentra il report: Gli ecosistemi imprenditoriali italiani: un’analisi comparativa a livello provinciale, della Scuola IMT Alti Studi di Lucca in collaborazione con il centro di competenza nazionale Artes 4.0. 

L’analisi, che prende spunto dal modello di “Entrepreneurial Ecosystem Index”, testato su 273 regioni europee dal gruppo di ricerca dell’Università di Utrecht guidato da Erik Stam, misura la capacità imprenditoriale di 105 province italiane (alcune sono state escluse per insufficienza di dati disponibili), esaminando per ogni territorio provinciale i fattori che compongono l’indice di ecosistema imprenditoriale. 

Nello specifico, con i dati provenienti dalle Camere di Commercio e Istat, l’analisi prende in esame dieci fattori collegati all’imprenditorialità di successo: Istituzioni formali, cultura imprenditoriale, networks, infrastrutture fisiche e digitali, potenziale di mercato, servizi alle imprese, talento e formazione, nuova conoscenza, leadership e finanza innovativa. 

“Il nostro studio – commenta Massimo Riccaboni, professore di Economia e direttore dell’unità di ricerca Axes (Laboratory for the Analysis of compleX Economic Systems) della Scuola IMT Alti Studi Lucca – utilizza un modello validato su scala europea per fornire una prima radiografia dello stato di salute degli ecosistemi imprenditoriali italiani, con particolare riferimento all’imprenditorialità innovativa. L’obiettivo è di contribuire a rinnovare le politiche di intervento utili per rilanciare il tessuto imprenditoriale toscano, rendendolo più competitivo su scala internazionale.”

Il report permette di eseguire una diagnosi territoriale circa lo status di ognuno dei 10 elementi che presi insieme sintetizzano la qualità dell’ecosistema imprenditoriale.  

Lo scopo è quello di stabilire un dialogo basato sui dati con gli amministratori locali, attraverso la creazione di uno strumento che possa offrire indicazioni utili sullo stato di salute di un ecosistema imprenditoriale nel suo insieme e servire da “barometro” per calibrare politiche di sostegno all’economia. 

Da sottolineare, al riguardo, che il Pnrr stanzia circa un miliardo e 300 milioni di euro sugli ecosistemi dell’innovazione, finanziando la creazione di 12 ecosistemi a livello territoriale, regionale o sovraregionale con un finanziamento che va da 90 a 120 milioni di euro ciascuno. 

Inoltre, il report può essere di utilità anche agli addetti ai lavori e imprenditori che vogliano approfondire la conoscenza dell’ecosistema imprenditoriale di un territorio, sia per lo sviluppo di un’impresa o per capire quali siano le migliori condizioni di partenza per creare una nuova opportunità di business. 

Territori con un ecosistema imprenditoriale avanzato infatti, offrono le condizioni necessarie per lo sviluppo di imprenditorialità ad alto valore aggiunto, un canale importante per la  promozione di tutto lo sviluppo economico locale. 

I risultati della mappatura 

A livello nazionale i numeri mostrano un quadro ben definito. Senza sorpresa, Milano e Roma sono le  province che mostrano un ecosistema imprenditoriale più elevato. Seguono province come Bologna, Torino, Trento, Bolzano, Firenze, Trieste e Brescia. Il dato si abbassa scendendo a sud (con l’eccezione di Bari), marcando una netta divisione tra nord, centro e sud. Quest’ultimo registra molti valori al di sotto della media, specialmente nelle isole.

A livello di regione Toscana,, si nota una sostanziale varietà nella qualità degli ecosistemi imprenditoriali delle varie province, con le posizioni forti di Firenze, Pisa e Siena paragonabili a Parma, Padova, Bergamo e Genova e con Massa-Carrara e Grosseto molto deboli, mentre Pistoia, Lucca, Arezzo, Prato e Livorno, sono più vicine alla media nazionale.

I dati mostrano risultati positivi negli ambiti delle istituzioni formali e della cultura imprenditoriale, e dunque in ciò che concerne  l’apparato normativo e legislativo che disciplina la vita sociale ed economica, la qualità della governance, il basso grado di corruzione, la burocrazia agile.

Fattori che però, da soli, non bastano a creare le condizioni per lo sviluppo di un imprenditorialità dall’alto valore aggiunto, tanto che solo quattro province toscane (Firenze, Pisa, Siena e Livorno) registrano un indice di ecosistema superiore alla media nazionale, Prato, Arezzo, Lucca, Pistoia appena sotto la media e Grosseto e Massa Carrara ben al di sotto.

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