• 02/08/2021

Imperiale Bolgheri salubrità e rispetto della terra

Matteo Frollani, imprenditore agricolo – © Foto: Esther May

Nel cuore della costa degli Etruschi, a  pochi chilometri dal mare, sorge Bolgheri, frazione di Castagneto Carducci. Vi giungiamo percorrendo un viale costeggiato da alti cipressi secolari, quello stesso viale reso immortale dai versi di Giosuè Carducci. In questa zona vengono coltivate le uve più pregiate da cui si originano alcuni tra i migliori vini toscani. Si trova qui l’azienda agricola Imperiale di Matteo Frollani, un giovane viticoltore con una grande  passione per i vini francesi, che ci racconta come nasce il suo sogno di fare un prodotto di qualità, anzi due: l’Imperfetto Igt Toscana e lo Scapestrato Igt Toscana  

L’Azienda Imperiale Bolgheri nasce nel 2015, ma poggia le basi sull’esperienza di una lunga tradizione familiare. A piantare i primi vigneti è stato Enio Frollani, il padre di Matteo, uno dei soci fondatori della  Bolgheri doc, il consorzio per la tutela dei vini doc Bolgheri e doc Bolgheri Sassicaia ufficialmente riconosciuto dal ministero delle Politiche Agricole. 

Nei suoi quasi 10 ettari di terreno Enio Frollani avviò la piantagione di 3 varietà d’uva: Cabernet Franc, Cabernet Sauvignon e Merlot, ma a produrre il vino per la prima volta nel 2016 è stato suo figlio. 

I vigneti dell’azienda agricola Imperiale Bolgheri – © Foto: Esther May

Oggi è lui a mandare avanti l’azienda, Matteo, 27 anni, la maggior parte dei quali trascorsi tra i filari di preziosi vigneti della zona. Ecco perché nonostante la giovane età,  parla con la sicurezza di chi può vantare una certa esperienza. 

«Il mio sogno è sempre stato quello di produrre un vino importante, con standard qualitativi elevati. Ho sempre avuto una grande passione per i vini francesi: pregiati, eleganti, raffinati. Io riesco a produrre lo stesso vini di qualità, a costi inferiori». 

La proprietà organolettiche del vino rappresentano una priorità per l’azienda Imperiale, così come  la sua “salubrità“.

Se la qualità delle uve è alta è anche perché la produzione è sostenibile, avviene cioè nel rispetto dell’ambiente e del territorio. 

È per avere uve più sane, ad esempio, che viene seminato il sovescio tra i filari. Il sovescio, infatti, migliora il contenuto di sostanza organica e di humus del terreno, contribuisce all’approfondimento delle radici, è un concime naturale ed essendo una pianta mellifera attira api ed insetti impollinatori. 

Matteo Frollani, imprenditore agricolo – © Foto: Esther May

La resa delle uve per ettaro è uno dei fattori più importanti per i produttori e i viticoltori, in quanto da essa dipende non solo la quantità  del vino vendibile, ma anche la loro qualità. Rese eccessive possono pregiudicare la qualità.  «Più la resa è bassa più la qualità aumenta – ci spiega Matteo – la resa delle nostre uve è 40 quintali per ettaro per  il Cabernet, 70 quintali per il  Merlot per un totale di 50mila bottiglie l’anno prodotte, 35 mila di Scapestrato e 15 mila di Imperfetto».

La resa delle uve è 40 quintali per ettaro – © Foto: Esther May

Due nomi che dicono molto del vino, ma anche del suo produttore. 

«Imperfetto perché prodotto “in purezza” (cioè con il 100% di un determinato vitigno ndr) avendo come modello ispiratore un raffinato vino francese, ma in una zona come Bolgheri dove non sarebbe mai potuto essere perfetto». Invece il risultato è stato perfetto: è un rosso affinato in barriques nuove di rovere francese per 18 mesi. Prima di essere commercializzato viene ulteriormente affinato per 8 mesi in vetro. Lo spessore organolettico insieme al corredo polifenolico assicurano una grande longevità a questo vino, che di “imperfetto” finisce per avere solo il nome e anche l’etichetta (storta). 

E Scapestrato perché si chiama così?  «Perché volevo qualcosa che mi rappresentasse, che identificasse il prodotto col produttore» ammette Matteo, che dichiara di avere un passato da bad boy, praticava pugilato a livello agonistico e ha sempre avuto  una certa “irrequietezza naturale”, ma che è anche coraggioso e ama lanciarsi sempre in nuove sfide.  Il  rosso Igt Toscana Scapestrato è un vino dalla personalità decisa. La vinificazione avviene in tini di acciaio a temperatura controllata e si protrae per 15 giorni. L’affinamento avviene in tini di cemento e poi 8 mesi in barriques di secondo e terzo passaggio. 

I vini Imperiale vengono venduti in Italia ai ristoranti stellati e anche all’estero ( a importarlo soprattutto  Canada, Stati Uniti, Cina, Francia e Svizzera). Nonostante l’azienda sia sul mercato solo da pochi anni ha conosciuto in breve tempo uno strepitoso successo. 

«In una fase iniziale mi ero dedicato anima e corpo alla produzione e avevo trascurato la commercializzazione, oggi siamo costretti a dire di no a molti che richiedono il nostro vino». Un aiutino alla notorietà è giunto anche dall’influencer più famosa d’Italia, ovvero Chiara Ferragni che dopo avere deliziato il palato con un vino Imperiale ha pensato bene di dedicare  una story  all’Osteria A’ Pagliai di Forte dei Marmi su Instagram, dove lo aveva bevuto. Da lì  il boom di richieste. Il vino ha iniziato a girare, tanto che adesso Matteo sta valutando di “ingrandirsi” destinando nuovi vigneti allo Scapestrato.
Ma quando fai il tuo vino per chi lo pensi? A quale bevitore idealmente è destinato il tuo prodotto? Gli chiediamo a prima di congedarci.
«È destinato a me, lo penso per me. Se faccio un vino buono per me sono sicuro che piacerà a tutti».


APPROFONDIMENTI

www.imperialebolgheri.com

Maria Salerno

Giornalista - maria.salerno@toscanaeconomy.it