• 16/09/2021

Il piano marshall e la manna del next generation eu

 Il piano marshall e la manna del next generation eu

Come viandanti nel deserto di Sin 

Fin dal suo annuncio, il Next Generation EU è stato salutato come un nuovo Piano Marshall e l’Europa matrigna si è fatta madre amorevole anche per i più strenui difensori della sovranità nazionale – «Franza o Spagna purché se magna», scriveva Guicciardini. 

Fu verosimilmente Giuseppe Pella, in occasione della crisi di Suez, a impiegare per primo l’espressione al di fuori del contesto originario per indicare un auspicabile piano di interventi a favore del Medioriente. Proposte analoghe sono state invocate di volta in volta in favore dell’America latina, dell’Africa, dei Paesi dell’ex blocco sovietico, fino al recente Piano Marshall per la maternità, Marshall Plan for Moms, ultima tendenza dello star system hollywoodiano. Impiegato come slogan, il riferimento al Piano Marshall assume la vaghezza del mito. 

L’European Recovery Program fece affluire in Europa, dal 1948 al 1952, materie prime, derrate alimentari e macchinari per il valore di 12,5 miliardi di dollari, per l’86% a titolo gratuito. I governi richiedenti vendevano i beni nei rispettivi mercati nazionali e ne depositavano i proventi in fondi di contropartita finalizzati alla stabilizzazione della valuta e agli investimenti pubblici. Il costo che i Paesi europei dovettero pagare fu il pesante condizionamento sulle scelte politiche ed economiche e l’accettazione del modello statunitense in funzione antisovietica.

Dalle tenebre che coprivano l’abisso della Seconda guerra mondiale, gli Stati Uniti plasmarono un’Europa fordista e antisovietica a loro immagine e somiglianza.

Nel discorso ufficiale del 5 giugno 1947, il segretario di Stato George Marshall presentò l’intervento statunitense come precondizione essenziale del futuro dell’Europa. Analogamente, il piano concordato nel luglio 2020 dai Paesi dell’Unione, sin dalla denominazione pone al centro le nuove generazioni. Merita forse qualche riflessione l’assenza, nell’abbreviazione tutta italiana di Recovery Plan, del riferimento ai giovani. Semplice lapsus calami o freudiano? In una narrazione mediatica in cui il contrasto alla pandemia è rapportabile a una guerra e il Next Generation EU è un nuovo Piano Marshall, il raffronto tra il neoeletto presidente del Consiglio Mario Draghi e Luigi Einaudi, governatore della Banca d’Italia tra il ’45 e il ’48 e successivamente Presidente della Repubblica, diventa quasi d’obbligo. Quando un secondo Napoleone sedette sul trono di Francia, Marx commentò: «La storia si ripete sempre due volte: la prima come tragedia, la seconda come farsa».

Giorgio Scrofani

docente di Filosofia e Storia - giorgio.scrofani@toscanaeconomy.it