• 19/06/2021

Il futuro della moda è green

Stefania Ricci, direttrice del Museo Salvatore Ferragamo – © Foto: Lorenzo Bringheli

A Piazza Santa Trinità, nel cuore di Firenze, sorge il museo Salvatore Ferragamo dedicato alla storia della prestigiosa casa di moda italiana e del suo fondatore.  Nel 1999 ha ricevuto l’ambito Premio Guggenheim Impresa e Cultura, conferito alle aziende che ogni anno si contraddistinguono per importanti investimenti in ambito culturale. Dal 2016 il museo è entrato ufficialmente a far parte di ICOM (International Council of Museums), la più importante e prestigiosa organizzazione internazionale dei musei e dei professionisti museali. La direttrice Stefania Ricci ci ha illustrato l’attività del museo e la sua mission

Il museo Salvatore Ferragamo, nato nel 1995,  è ospitato nel seminterrato del medievale Palazzo Spini Feroni, dove nel 1938 il “calzolaio dei sogni” Salvatore Ferragamo  aprì il suo laboratorio di calzature di lusso e poco dopo iniziò l’acquisto dell’ edificio, che da allora divenne sede dell’azienda e del negozio Salvatore Ferragamo. 

È un museo aziendale, fa parte dell’associazione Museimpresa che riunisce musei e archivi di grandi, medie e piccole imprese italiane.

«Non solo ne fa parte, ma è tra i soci fondatori – puntualizza Cristina Ricci, direttrice del museo – insieme ad altre sette o otto realtà aziendali che nel 2001 supportarono l’iniziativa di Assolombarda e Confindustria di creare un organismo che aveva come obiettivo la salvaguardia della memoria dell’industria italiana, la conservazione e la promozione di un patrimonio unico, la diffusione di  standard qualitativi e la promozione del concetto di responsabilità culturale dell’impresa». Oggi Museimpresa è una rete unica a livello europeo. 

Foto della mostra Sustainable Thinking – Per gentile concessione del Museo Salvatore Ferragamo

«Nel  2015 il museo Ferragamo diventa il primo museo green d’Italia – sottolinea la direttrice Ricci – dal  progetto, nato da Museimpresa e Confindustria, di voler creare la prima rete al mondo di musei aziendali sostenibili che rendicontano le proprie emissioni di CO2». Oltre a ricoprire l’importante ruolo di direttore del museo, Stefania Ricci cura gli eventi e le mostre promosse e organizzate dal museo, tra queste si è recentemente conclusa “Sustainable Thinking” di cui è stata anche ideatrice e che aveva al centro il tema della sostenibilità, che non riguarda solo le modalità di produzione, ma un’attenzione globale all’ambiente: dall’energia impiegata agli scarti prodotti, dalla scelta delle materie prime all’inclusione dei lavoratori. 

«Siamo stati la prima azienda a fare una mostra del genere, che abbiamo fatto certificare –  evidenzia la Ricci – e ad avere prodotto un catalogo che vuole essere un contributo artistico e culturale su un tema  importante che racconta un processo irreversibile e che coinvolge tutti i settori, compreso quello della moda, che pure è fonte di inquinamento e spreco. Ma oggi, grazie anche all’educazione sulla sostenibilità, le nuove generazioni hanno modificato la “domanda”  e al contempo tutte le collezioni di moda più importanti non hanno potuto non tener conto di un processo già in atto, investendo in innovazione e ricerca proprio in chiave sostenibile». 

Il futuro degli accessori in pelle, anche di lusso è green. Sono molte le startup nate per migliorare le performance della pelle. Una pelle alternativa e sostenibile prodotta dagli scarti di arance e pale di ficodindia è alla base dell’idea dell’imprenditrice catanese Adriana Santanocito, che dopo “Orange Fiber”, ha creato “Ohoskin”, già annoverata tra le 25 startup più promettenti del 2021. 

«Calzature, accessori, tutto il futuro della moda è green e il nostro compito è leggere il cambiamento e preannunciare le tendenze di domani – conferma la Ricci – la sostenibilità, oggi, viene contabilizzata anche nelle performance dei manager. Se fino a qualche anno fa, indossare un capo di cashmere rigenerato era impensabile, oggi il ri-utilizzo di materie prime e capi pregiati per le aziende rappresenta un’ulteriore fonte di business, non solo rispettosa dell’ambiente, ma anche del consumatore. La tendenza adesso è quella di non distruggere quello che non si porta più, ragion per cui l’alta moda è diventata più accessibile e adatta a tutte le tasche».

Foto della mostra Seta – Per gentile concessione del Museo Salvatore Ferragamo

Il museo Ferragamo  non è un polo espositivo, tutte le volte insieme ai contenuti, cambia l’allestimento. Questo gli  conferisce un’estrema dinamicità, non solo nella forma, ma anche e soprattutto nella sostanza. 

«La nostra interazione col presente è molto forte, ricerchiamo il dialogo con diversi ambiti  dall’arte al design, dalla storia economica e sociale alla filosofia. Ogni volta il museo si presenta diverso. Puntiamo all’innovazione, ma partendo sempre da un elemento della tradizione». Come Seta, la mostra che è possibile ammirare attualmente al museo Ferragamo, sempre a cura di Stefania Ricci insieme a Judit Clark e visitabile fino ad aprile del 2022. Un omaggio, prima di tutto, a Fulvia Ferragamo Visconti, quarta dei sei figli di Salvatore e Wanda, scomparsa pochi anni fa e che da sempre si occupava  degli accessori di seta per donna e per uomo della maison. 

«La stampa su seta, realizzata a Como, è un marchio dello stile Ferragamo. La mostra racconta lo straordinario processo creativo che c’è  dietro  questi stampati in seta – spiega Stefania Ricci – mesi di lavoro, una grandissima ricerca e svariate fonti di ispirazione: libri, oggetti d’arte, viaggi, soggetti floreali e animali esotici. Negli anni 60 tutti i soggetti delle sete di Fulvia erano composti da patchwork di fiori, a questo si è ispirato il cortometraggio di due giovani registi che è possibile vedere durante il percorso. La creatività dei giovani artisti è sempre protagonista delle mostre Ferragamo, Seta ne ha coinvolti diversi, tra questi anche gli studenti del liceo artistico di Porta Romana a Firenze, che hanno dato forma graficamente alle fragranze della maison ispirate agli stampati creati dall’azienda Ferragamo e due giovani artisti cinesi che hanno realizzato un disegno per foulard Salvatore Ferragamo e un’installazione della mostra». 

Dietro ogni prodotto italiano c’è una grande cultura. Musei come quello Ferragamo servono a non farcelo dimenticare.


APPROFONDIMENTI

Vai al virtual tour

Maria Salerno

Giornalista - maria.salerno@toscanaeconomy.it