• 18/06/2021

È toscano il drone che aiuterà gli scienziati a raccontare lo stato di salute dei nostri mari

 È toscano il drone che aiuterà gli scienziati a raccontare lo stato di salute dei nostri mari

Dopo aver sfidato l’Oceano Atlantico con una barca a vela a guida autonoma, i fondatori di EcoDrone puntano la barra sulla produzione di un drone marino capace di raccogliere dati utili allo studio e salvaguardia dell’ambiente marino

Non tutte le imprese nascono da un’intuizione. Talvolta è la voglia di sfidare i limiti della scienza e della tecnica a spingere alcune persone a mettersi in gioco per superarli. Come è successo ai fondatori di Ecodrone, start up nata nel 2019, impegnata nella progettazione e produzione di droni marini autonomi e modulari per il monitoraggio ambientale e la salvaguardia delle coste. Una sfida che, mutatis mutandis, è ancora presente nel dna della start up e dei suoi quattro fondatori.

Tutto è partito da “La Barchetta Magica”, un’idea avuta nel 2018 dall’allora studente di ingegneria elettrica Marco Montagni, che durante il periodo di tesi pensò di costruire un’imbarcazione a vela capace di attraversare autonomamente l’Oceano Atlantico. Un’impresa sino allora mai riuscita, almeno non dalla rotta di Colombo che, partendo dalle Canarie, arriva ad Antigua. Un sogno che diventa missione quando alla squadra si affianca Andrea Bertini, ai tempi anche lui studente d’ingegneria all’Università di Firenze, il ricercatore Enrico Boni, il professore Luca Pugi, l’esperto di costruzioni navali Nicola di Luca e il contributo di molti altri esperti e appassionati.

Il risultato è una barca a vela a guida autonoma lunga 1,8 metri, con innovativi sistemi di governo e capacità di affrontare anche le condizioni meteo marine più avverse.

Una missione che si trasforma in avventura a settembre del 2019, quando la piccola unità prende il largo, e che terminerà per cause ancora sconosciute quattro mesi più tardi, dopo aver percorso oltre 1600 miglia nautiche, arrivando non lontana dalle coste di Antigua. Niente terra, dunque, ma un risultato che batte ogni record fino ad allora raggiunto su quella rotta e la consapevolezza che quella “barchetta”, con la sua storia e la sua tecnologica, sarebbe stato solo essere l’inizio di un progetto più grande.

«Oltre a fare la gara, abbiamo capito che si poteva fare di più e ci poteva essere qualcosa di più ambizioso e utile – racconta Andrea Bertini, cofondatore di Ecodrone -. Eravamo consapevoli di aver battuto il record di distanza percorso in linea d’aria per quel tipo di sfida e di aver sviluppato tutte le funzioni necessarie affinché la barca potesse sopravvivere in alto mare».

Un bagaglio di competenze e tecnologie che necessitavano, però, di essere ulteriormente sviluppate, così come doveva sviluppare la dimensione imprenditoriale della neonata Ecodrone. Le opportunità offerte dalla partecipazione alle iniziative della Sustainable Ocean Alliance, organizzazione americana che promuove le iniziative imprenditoriali create da giovani e rivolte alla preservazione della salute e della sostenibilità degli oceani, non solo ha permesso ai fondatori di partecipare a iniziative in giro per il mondo, ma anche di intraprendere un percorso di accelerazione a San Francisco.

«L’acceleratore ci ha permesso di conoscere e confrontarci con altre start up, imprentori-tutor e investitori, lavorando a trecentosessanta gradi sullo sviluppo della nostra idea aziendale – sottolinea Bertini -. Questa opportunità ci ha permesso anche di collaborare e conoscere una realtà che, come noi, non punta solo a investire su idee che generano profitto ma che ambisce a creare qualcosa che possa avere un ritorno positivo sull’ambiente, sull’ecosistema e sulle persone».

Carichi della maturità acquisita nell’esperienza americana, i fondatori di Ecodrone ora puntano sulla rotta della realizzazione del primo drone commerciale, scommettendo su modularità ed economicità quali elementi distintivi da offrire sul mercato.

La risposta, infatti, è un’imbarcazione di quattro metri a guida autonoma capace di adattarsi alle necessità dei singoli clienti, enti di ricerca o privati, con costi di noleggio giornalieri estremamente competitivi, 900 euro rispetto agli attuali 2500 euro, e capacità di essere facilmente trasportabile nei luoghi d’impiego.

«Al momento l’obiettivo è arrivare alla produzione del prodotto pilota, già studiato e pronto per essere industrializzato – spiega Bertini -. Abbiamo partecipato a bandi di ricerca europei e stiamo cercando anche altre opportunità di finanziamento per poter avere una flotta e poter investire sull’assunzione del personale necessario alla sua produzione e manutenzione».

La scommessa è convincere i clienti dei vantaggi di avere un’unità capace di andare in sicurezza vicino alle coste, di operare senza alcun impatto nelle aree marine protette e di poter assicurare la salvaguardia dei bagnanti.

«In estate le agenzie regionali per la protezione ambientale devono fare analisi sulla qualità delle acque, misurando alcuni parametri – racconta il cofondatore -. Queste analisi ancora oggi vengono fatte mandando in mare una barca con almeno due persone. Questo comporta dei costi notevoli e talvolta è reso impossibile dalle condizioni meteo marine. Un problema per la salute dei bagnanti e per gli effetti che l’interdizione della balneazione per lunghi periodi può avere per gli imprenditori balneari: noi puntiamo a offrire una soluzione che potenzialmente può rendere i controlli periodici più frequenti, allertando in anticipo di possibili inquinamenti o assicurando una più rapida e sicura riapertura delle spiagge».

Se poter operare in prossimità dalla costa è un elemento che lo contraddistingue dagli altri concorrenti, è forse la possibilità di eseguire alcune analisi in completa autonomia a essere la caratteristica più innovativa del drone.

«Molte analisi sulla qualità delle acque vengono fatte raccogliendo la provetta a bordo e portandola in un laboratorio che impiega un paio di giorni a dare il risultato dell’analisi – spiega Bertini -. Questo avviene tutt’oggi in Italia e in buona parte d’Europa, ma è un pò anacronistico puntare a queste operazioni manuali quando ci sono applicazioni che utilizzando l’intelligenza artificiale. Abbiamo già ricevuto manifestazioni d’interesse e con il prodotto pilota punteremo a dimostrare i benefici di questo nuovo approccio».

L’obiettivo è, dunque, arrivare presto sul mercato e farlo con la consapevolezza di avere un prodotto capace di offrire caratteristiche uniche.

«Il mercato dei droni marini a guida autonoma è in costante aumento – spiega il cofondatore – e, anche di fronte all’attenzione recente verso gli oceani, i mari e i cambiamenti climatici, c’è un rinnovato interesse, oltre che una manifesta necessità, di soluzioni come Ecodrone».

La vera forza, però, è nel team che combina competenze diverse e la voglia di superare anche i complessi ostacoli burocratici e finanziari, oltre alla consapevolezza che Ecodrone è solo una delle tante tappe che l’azienda punta a raggiungere: «ci sono tantissimi aspetti che possiamo sviluppare, come nuovi moduli e nuovi sensori, e ci sono moltissime applicazioni su cui potrebbe lavorare – racconta Bertini -. Sicuramente il passo successivo è studiare cosa poter fare con i dati raccolti dal drone, che al momento offriamo ai clienti in forma grezze: in futuro speriamo di poter lavorare insieme ai nostri clienti per interpretare ed estrapolare informazioni normalmente inaccessibili senza i dati raccolti dai nostri droni, utilizzando l’intelligenza artificiale per rispondere a quelle domande che ancora oggi non hanno risposte».

Francesco Ugolini