• 02/08/2021

Il Chianti alla conquista del mercato russo

Giovanni Busi, presidente del Consorzio Vino Chianti

INTERVISTA A Giovanni Busi, presidente del Consorzio Vino Chianti 

Quando la tradizione incontra la comunicazione digitale succede che un brand storico come il Chianti affidi al web la propria popolarità in un mercato tutto da scoprire come quello russo e che in assenza di eventi e fiere del settore siano degli influencer a portare in giro la nota etichetta toscana.

Com’è nata l’idea?

«Da anni portiamo le aziende in giro per il mondo e contemporaneamente organizziamo degustazioni con la stampa, opinion leader e con il pubblico per spiegare cos’è il Chianti. Con l’arrivo della pandemia questo è venuto meno, ma una denominazione come la nostra con cento milioni di bottiglie prodotte non può rimanere ferma. Rappresentiamo oltre tremila aziende, siamo  la denominazione più importante della Toscana e una delle più importanti d’Italia».

L’obiettivo di ingaggiare degli influencer è puntare a un mercato più giovane?

«Sì, il Chianti è un vino pop! Vi siete accorti che la “c” iniziale è uno smile? Siamo partiti da poco con gli influencer e adesso è presto per tirare le somme. I numeri che ci stanno arrivando però sono buoni e questo ci fa pensare che l’idea sia giusta. Abbiamo mandato i campioni di vino in Russia, continueremo fino all’autunno, poi vedremo com’è andata. Insomma quarant’anni fa esistevano le guide e le riviste specializzate, oggi è cambiato il modo di approcciarsi all’utente finale. Al 30 aprile 2021 abbiamo registrato l’11% in più di vendite sul 2020 e il 9% in più sul 2019, numeri che ci danno soddisfazione».

Eppure il Chianti è anche sinonimo di tradizione…

«Non possiamo rimanere arroccati su stereotipi o ideologie. Oggi se il mondo cambia dobbiamo cambiare anche noi. Quello russo è un mercato importante a giugno saremmo dovuti essere presenti per delle iniziative che sono saltate anche quest’anno, per questo diventa fondamentale esserci in un altro modo». 

Dopo le difficoltà di quest’anno, quale può essere la chiave per la ripartenza?

«Intanto la riapertura totale dei canali Horeca (Hotellerie-Restaurant-Café, ndr) poi poter ritornare sui mercati di tutto il mondo a vendere, a fare le fiere, stare in contatto con i clienti di tutti i continenti. La vendita del vino si basa sul rapporto che si crea tra chi vende e chi compra. I turisti devono poter tornare in cantina a parlare con chi produce il vino che acquistano. Quando si stappa una bottiglia di vino si stappa un pezzo di territorio, ci si ricorda degli assaggi, delle chiacchierate, dei momenti bellissimi trascorsi in cantina. Il vino è un altro modo per veicolare le bellezze di un territorio».

APPROFONDIMENTI

www.consorziovinochianti.it

Sarah Esposito