• 27/05/2022

I bambini ci ispirano,  i valori ci guidano

 I bambini ci ispirano,  i valori ci guidano

Miniconf è tra le realtà italiane più innovative e significative nel settore dell’abbigliamento per bambini. La sua storia è quella di un’impresa con sede a Ortignano Raggiolo, in provincia di Arezzo, che ha saputo raggiungere una dimensione e una visibilità internazionale, mantenendo la propria realtà familiare e un forte legame con il territorio.

Abbiamo intervistato il suo presidente Giovanni Basagni. 

L’evoluzione di Miniconf poggia da quasi cinquant’anni su tre elementi fondanti: i valori, l’innovazione, la sostenibilità. Come li avete individuati e perseguiti nel tempo?

TOSCANA ECONOMY I bambini ci ispirano,  i valori ci guidano
Giovanni Basagni, presidente Miniconf

«Miniconf è partita da un elemento importante: i valori. I nostri valori sono espressione della cultura di impresa, che si basa sul rispetto delle persone e dell’ambiente, la trasparenza nelle relazioni e il senso di appartenenza dei collaboratori. Tutto questo ci ha portato a costruire una reputazione solida e riconosciuta. Con questa forza abbiamo sempre promosso e cavalcato il cambiamento.

Negli anni ’70, quando la domanda era più alta dell’offerta, uscire dal mondo della produzione e scegliere di operare in ambito commerciale è stata la prima scelta strategica dell’azienda. È in questo settore che abbiamo cominciato ad innovare, applicando il marketing a un canale di vendita – l’ingrosso – che allora non veniva nemmeno preso in considerazione per sviluppare strategie promozionali. 

Nel 1984, abbiamo coinvolto come testimonial i sei gemelli Giannini, mettendoli al centro di una campagna pubblicitaria su tv e stampa. Abbiamo proseguito innovando il packaging, con un’attenzione che in quegli anni nessuno aveva.

Altro elemento di innovazione è stato decidere di investire in ricerca e prodotto, con particolare attenzione ai tessuti. Abbiamo deciso di gestire la parte a monte della filiera – la tessitura – con due obiettivi fondamentali: il primo, la revisione del costo, risparmiando circa il 30% e rendendoci così più competitivi; il secondo, la diversificazione dell’offerta della materia prima per la produzione di linee bambino. 

Con le tessiture, le stamperie, le tintorie, abbiamo perfezionato poi il processo. Dalla seconda metà degli anni ‘80 ai primi anni ‘90, grazie a questo consistente investimento in ricerca, siamo stati l’azienda più innovativa sul mercato.

Nel 1992, abbiamo aperto il primo cantiere in Cina, per la produzione con un marchio dedicato. Nel 1999,TOSCANA ECONOMY I bambini ci ispirano,  i valori ci guidano con i due marchi Miniconf e Dodipetto, siamo giunti alla vendita al dettaglio, raddoppiando il fatturato in tre anni. Dopo pochi anni, abbiamo sostituito sui prodotti il marchio Miniconf, che è rimasto il nostro brand “corporate”, con il neonato marchio Sarabanda. Nel 2010/2011, quando il canale ingrosso ha cominciato a registrare qualche riduzione delle quote di mercato, abbiamo aperto al canale retail con un nuovo marchio, iDO, che al momento è il nostro brand di punta».

La sostenibilità oggi è il tema a cui tutto afferisce e da cui tutto discende. Unitamente al rapporto stretto con il territorio, in Miniconf è un impegno di lunga data.

«Il primo part-time volontario in Miniconf risale a 35 anni fa. In seguito, avendo una presenza femminile in azienda superiore all’80%, abbiamo affrontato il tema della conciliazione dei tempi di vita e tempi di lavoro, favorendo l’orario flessibile in entrata e uscita. 

Una quindicina di anni fa, insieme al Comune, abbiamo sostenuto l’apertura e il funzionamento di una scuola a tempo pieno a Ortigliano Raggiolo e successivamente di un asilo nido, per i collaboratori di Miniconf, ma anche per tutti gli abitanti del territorio.

A inizio 2000, abbiamo affrontato seriamente i temi della sicurezza chimica e della sicurezza meccanica, portando le nostre produzioni verso termini più sostenibili. Un gruppo di lavoro verifica i requisiti di ogni capo dal punto di vista meccanico, per far sì che il bambino non debba incappare in parti non sicure dell’indumento che indossa. Oggi molti brand dichiarano di non voler fare più uso di pellicce. Noi non le abbiamo mai usate, nemmeno quando ha significato perdere quote di mercato. Da qui, nel 2013, è scaturita una partnership con LAV Lega Anti Vivisezione, che ci ha portato anche a non utilizzare più la pelle e la piuma d’oca dalle nostre imbottiture.

Ultimamente ci siamo concentrati sulla sostenibilità delle materie prime. Siamo membri di BCI – Better Cotton Initiative, la principale organizzazione internazionale che promuove la produzione e distribuzione di cotone sostenibile per l’ambiente e le persone. Inoltre, stiamo proponendo delle linee realizzate in cotone organico.

Il nostro mantra è da sempre la durabilità del prodotto, che è un elemento fondamentale per la sostenibilità. I capi per bambini vengono lavati spessissimo, se durano nel tempo possono essere utilizzati da fratelli più piccoli, cugini, amici, fino a che non si usurano».

Che innovazioni prevedete per il post pandemia?

«Noi non vediamo l’azienda solo come proprietà, ma anche come bene del territorio. I nostri sforzi si concentrano sul mantenerla di proprietà della famiglia e al contempo dotarla della managerialità necessaria per affrontare al meglio il futuro. Dobbiamo crescere per stare sul mercato e pensiamo di farlo spostandoci sull’estero per aumentare il 15% di presenza odierno, e potenziando la nostra presenza sul digitale. La prossimità può essere salvaguardata solo se si evolve. Per farlo dobbiamo entrare in una nuova fase di cambiamento».

Per approfondimenti
www.miniconf.it

 

Simona Pagliari

Giornalista - simona.pagliari@toscanaeconomy.it

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