• 20/01/2022

GenGle, la community ‘onlife’ che aiuta concretamente i genitori single

 GenGle, la community ‘onlife’ che aiuta concretamente i genitori single

L’imprenditrice sociale, comunicatrice e startup coach Giuditta Pasotto racconta la sua idea, rivelatasi utile e vincente

In Italia ogni giorno oltre duecentocinquanta coppie si separano o divorziano, e le previsioni di Euromonitor International parlano di un aumento di separazioni, nel mondo, del 78,5% entro il 2030. Ma è sempre bene ricordare che dietro questi numeri vi sono persone che vivono una vita reale complicata, soprattutto se genitori separati. Fortunatamente c’è chi, come Giuditta Pasotto, è riuscita a fare di necessità virtù.

TOSCANA ECONOMY GenGle, la community 'onlife' che aiuta concretamente i genitori single
Giuditta Pasotto

Giovane mamma fiorentina separata, Giuditta è una comunicatrice e imprenditrice sociale che usa le idee per risolvere problemi che ha vissuto in prima persona e di cui ha piena consapevolezza. Per questo ha creatoGenGle.it, la prima community non virtuale per genitori single, i gengle appunto, neologismo divenuto ormai di uso comune.

«Circa nove anni fa – esordisce la vulcanica Giuditta – mi sono separata e ricordo bene che era il periodo estivo. Decisi di fare la prima vacanza da mamma single al grido di girl power, ma con i bambini piccoli fu una tragedia, la vacanza più brutta della mia vita! Durante quella stessa vacanza incontrai però un’altra mamma separata, anche lei trafelata e stressata, così iniziammo ad aiutarci. Da lì nacque l’idea di GenGle, che sviluppai poi nella tesina di fine corso del master che stavo seguendo allo IED. Dalle ricerche fatte per studio, avevo capito che tutto quello che esisteva era solo virtuale, e non considerava la necessità primaria, ossia fare incontrare tra loro i genitori separati per darsi una mano reciproca».

GenGle nasce quindi come un social ‘onlife’, che non si riduce ad un like o ad un cuoricino su un post o una foto.

La concretezza della comunità è infatti alla base dell’idea, «perchè spesso – prosegue Giuditta – quello che conta per un genitore single è stare insieme a costo zero mentre i figli giocano tra loro, conoscere nuove persone, condividere le proprie gioie e le tante difficoltà quotidiane, anche le più banali, come ad esempio il guardare i bimbi ad una mamma che ha bisogno di riposare perchè ha trascorso la notte in bianco, o altre necessità come organizzare compleanni, fare la spesa, e via dicendo».

Grazie alla community di GenGle, si instaurano nuove solide amicizie nella propria città ma anche fuori dai confini regionali e nazionali, e questa è la potenzialità del web, che l’imprenditrice Pasotto è riuscita a sfruttare traendone vantaggi reali per chi, come lei, ha vissuto le difficoltà di una separazione con figli piccoli.

Ma chi sono i gengle in Italia? «Attualmente – spiega Giuditta – sono il 60% donne e il 40% uomini, perchè questi ultimi intraprendono con maggiore facilità una nuova relazione, quindi diciamo che sono più transitori. L’età media è tra i 45-55 anni con figli tra i 6 e i 12 anni. Poi abbiamo la fascia over che ha figli grandi e la fascia dei super giovani con figli molto piccoli. La cosa bella di GenGle è che ogni distinzione sociale sparisce, e possiamo così trovare mega direttori che condividono serenamente la propria esperienza e la propria quotidianità genitoriale con le categorie più umili. Nella nostra comunità siamo solo genitori single con le problematiche che questo comporta. Gli strati sociali più disparati si incontrano, si aiutano e imparano ad annullare ogni distinzione, perchè a prevalere è la necessità di socializzare e condividere. Si è solo gengle accomunati da storie simili e non si ha paura di essere giudicati o commiserati».

Partendo dalla community, Giuditta ha sviluppato altre idee di imprenditoria sociale, tra queste l’agenzia di viaggi nata nel marzo 2020 e che ha come motto ‘Prepara le valigie, gli amici li portiamo noi’. «Questa attività mi rende davvero felice – commenta Giuditta – perchè si creano legami forti sia tra i genitori, sia tra i figli e si riescono a vivere vacanze normali, caratterizzate dal desiderio di condivisione e supporto reciproco. E poi non dimentichiamoci che fare interagire i bambini è fondamentale, perchè oggi tendiamo a tenerli troppo sotto una campana di vetro e non li prepariamo ad affrontare le insidie della vita, siano esse anche solo un ginocchio sbucciato per una caduta. I gruppi li creiamo in base all’età dei figli o a seconda delle necessità e dei bisogni, per esempio c’è chi necessita di un’area giochi per bimbi molto piccoli e chi dello scalda biberon. Essendo noi comitive numerose, riusciamo anche ad avere prezzi davvero vantaggiosi».

Un altro importante progetto al quale sta lavorando Giuditta è AbiToscana, (spin-off de La Casa dei Babbi realizzata con il Comune di Firenze), con cui vuole aiutare i genitori separati che hanno necessità di una casa per brevi periodi. «In pratica facciamo incontrare domanda e offerta, con i B&B che possono così lavorare sempre e non nei periodi di maggiore afflusso turistico. Per farlo al meglio, sto cercando di creare un fondo di garanzia affitti, in modo che GenGle faccia da garante e le strutture ricettive siano più tranquille. Anche perchè è inutile negarlo, spesso i B&B storcono il naso alla richiesta di affitti, se pur brevi, da parte di madri single con figli piccoli, o padri con un lavoro precario. Quello che mi dispiace è che le mie idee sono tutte a costo zero ma ad impatto altissimo, e nonostante ciò, è difficile trovare interlocutori ‘illuminati’ che capiscano che fare impresa oggi non è come farla venti anni fa».

Giuditta ci anticipa che sta lavorando per portare GenGle in Europa e negli Stati Uniti. «Spero di riuscirci nei prossimi sei mesi, ma parallelamente ho anche terminato insieme con l’Università di Firenze uno studio per capire chi è il genitore separato e sto promuovendo alcuni cambi essenziali nel naming di termini quali fratellastro, sorellastra, matrigna, patrigno che non sono più accettabili».

APPROFONDIMENTI

https://gengle.it/

Irene Tempestini