• 17/08/2022

FEMMINISMO 4.0 la tecnologia al servizio della parità tra uomini e donne

TOSCANA ECONOMY FEMMINISMO 4.0 la tecnologia al servizio della parità tra uomini e donne
Darya Majidi, founder e Ceo Daxo Group e Daxolab

Si chiama Sorellanza Digitale il libro di Darya Majidi, dedicato alla necessità di costruire un mondo più inclusivo e paritario dove la conquista dei diritti universali sia frutto di una più proficua alleanza tra uomini e donne

“Un uomo, se deve prendere un ascensore, non fa caso a chi c’è dentro. Lo prende e basta. Una donna no”. Di fronte ad un’affermazione del genere, un uomo potrebbe rimanere sorpreso, non afferrare il senso fino in fondo. Una donna è più probabile che abbozzi un sorriso, quasi a costatarne l’ovvietà. È da cose come queste, banali (ma solo in apparenza) che ci rendiamo conto di quanto la famosa parità ed equità tra uomini e donne sia ancora lontana a venire. Parola di Darya Majidi, autrice del libro “Sorellanza Digitale”. Ma non chiamatela autrice o scrittrice, non dopo avere saputo della sua laurea in informatica con specializzazione in Intelligenza Artificiale (conseguita 30 anni fa), del suo impegno come imprenditrice nel campo delle tecnologie avanzate, del suo impegno politico – è stata presidente dei Giovani Imprenditori di Confindustria e vicepresidente di Confindustria Livorno e assessore all’innovazione del comune di Livorno, del suo impegno accademico – avendo collaborato con università internazionali, del suo impegno sociale a favore delle donne e del riconoscimento dei loro diritti.

Recentemente, il magazine “D la Repubblica delle Donne” l’ha annoverata tra le 100 donne che cambiano il mondo.


Darya sorride, orgogliosa, nella sede della Daxo Group, la società di consulenza strategica di cui è founder e CEO, ci racconta della sua vita all’insegna dell’innovazione. Lei che nasce in Iran, nel 1968, in un contesto multiculurale e senza sovrastrutture, lei che trova naturale venire a studiare Informatica a Pisa in un momento in cui l’Informatica non era sicuramente quello che era oggi, lei che si ritrova a 28 anni a gestire un progetto europeo, lei sola in un mondo di maschi a rivestire ruoli importanti e a fare del digital trasforming non solo un fine da perseguire professionalmente, ma anche un mezzo attraverso il quale trasformare il posto in un mondo migliore, più equo e paritario.

Nel suo libro, Darya parla di 6 C attraverso cui il mondo può essere trasformato: Consapevolezza, Cultura, Community, Competenze, Cuore e Coraggio.


Delle ultime tre, Darya aveva già parlato nel suo primo libro: Donne 4.0 in cui analizzava l’impatto che la rivoluzione tecnologica avrebbe avuto non solo sull’industria, ma anche sulla nostra vita e profetizzava (prendendoci) come certe professioni: quella di imprenditore digitale, di esperto in intelligenza artificiale o robatica sarebbero state quasi esclusivamente appannaggio degli uomini.

«In Italia lavora solo il 50% delle donne. In Europa siamo al 70%. Durante il lockdown 37 mila neo mamme hanno lasciato il posto di lavoro».


Sono solo alcuni dei dati che ci illustra Darya, che però ha visto proprio in questo momento così delicato e particolare della storia dell’umanità una grande opportunità per realizzare un cambiamento vero. Paradossale forse, ma vero. «Nel famoso Cts del Governo Conte non c’è neanche una donna, del team di esperti per pianificare la cosiddetta ricostruzione messo insieme da Colao c’erano solo 4 donne su 17 esperti inizialmente. Con un gruppo di imprenditrici di cui faccio parte abbiamo portato avanti una battaglia perché ci fosse adeguata rappresentanza femminile all’interno dei consigli decisionali. Abbiamo creato il movimento #datecivoce. Alla fine la nostra richiesta è stata accolta. Abbiamo contribuito così ad incrementare la Consapevolezza, una delle tre C. A cambiare la mentalità, la cultura (altra C) patriarcale in cui ancora viviamo immersi e che tanto ancora ci condiziona, creando una Community di donne più forti, il senso di comunità è qualcosa che ancora manca alle donne».

Ma ha ancora senso, oggi, parlare di Femminismo? Potrebbe apparire anacronistico, per certi versi…o no? «Ogni momento storico vive le sue battaglie – evidenzia Darya – la battaglia delle Suffragette, oggi, è superata ed è grazie a loro se le donne in quasi tutti gli stati del mondo votano.

Negli anni 60 la battaglia più sentita era quella per la conquista delle libertà sessuali, oggi acquisite in molti stati grazie alla lotta delle femministe della seconda ondata. La terza ondata del femminismo, più radicale è stata divisoria ed ha allontanato uomini e donne, ma ora la quarta ondata, ovvero il femminismo 4.0 è tecnologico e inclusivo e vede uomini e donne accanto, uniti nella stessa battaglia, che è il riconoscimento dei diritti universali».

C’è una altra C importante, quella di Competenze. Le competenze di cui proprio non si può fare a meno, oggi, sono quelle digitali. In un mondo ipertecnologico, le donne da questo punto di vista sono ancora carenti.

«L’informatica e l’ingegneria sono considerate ancora prerogative maschili nel nostro paese – sottolinea Darya – addirittura esiste lo stereotipo secondo cui le abilità tecnico scientifiche siano attitudini, predisposizioni prettamente maschili. Il che non è vero. Ma intanto le donne restano indietro così. In generale nel nostro Paese la cultura scientifica è considerata di serie B rispetto a quella classica, umanistica. Alla fine delle scuole medie, non a caso i più bravi vengono indirizzati al liceo classico, convinti come siamo che la formazione classica sia la migliore in assoluto. Anche lì c’è ancora tanto lavoro da fare».

A scuola? «Sì, a scuola. La scuola, da questo punto di vista, continua a perpetuare stereotipi di genere e soprattutto non preapara i ragazzi ai lavori che andranno a fare domani. Manca questa lungimiranza, quest’occhio al domani che è imprescindibile».

La chiaccherata con Darya volge quasi al termine, mentre prendo appunti sul mio taccuino, mi auguro di riuscire a rappresentarla al meglio, così come mi è arrivata.

Riceve una telefonata. Si scusa, deve assolutamente rispondere. Una inderogabile questione di lavoro? No, semplicemente sua figlia. Perché in tutto ciò Darya è una mamma. Non “anche mamma”, ma una mamma, che non ha rinunciato a rivestire nessun ruolo nella vita e che per questo oggi si sente realizzata. E quando dedica il suo lavoro alle donne che hanno fatto la differenza, non posso fare a meno di pensare che c’è chi la differenza la fa ogni giorno. Darya Majidi, ad esempio.

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“Sorellanza digitale”, il nuovo libro di Darya Majidi

Maria Salerno

Giornalista - maria.salerno@toscanaeconomy.it

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