• 05/12/2021

Ettore Gotti Tedeschi sulla crisi economico-finanziaria, culturale e morale dell’Occidente

 Ettore Gotti Tedeschi sulla crisi economico-finanziaria, culturale e morale dell’Occidente

Economia, cultura e morale stanno vivendo, nel mondo occidentale, una profonda crisi che dura da oltre cinquant’anni. Sono queste le recenti argomentazioni che il noto economista, banchiere ed accademico Ettore Gotti Tedeschi, ha avuto modo di condividere nella Sala Maggiore del Palazzo di Giano, sede del Comune di Pistoia, che ha ospitato, lo scorso sabato 16 ottobre, la conferenza dal titolo “Problemi e prospettive della nostra civiltà occidentale”, di cui il noto economista è stato relatore.

Davanti ad una platea di giornalisti, politici e imprenditori, Gotti Tedeschi ha esposto il suo pensiero riguardo le problematiche del mondo occidentale inghiottito, da decenni ormai, in un ciclo perverso che ha portato alla grave crisi economico-finanziaria, esplosa in particolare nel 2006. Una crisi che è anche culturale e morale, e che ha portato l’Occidente ad una deriva dalla quale, ha argomentato Gotti Tedeschi, si può uscire solo attuando un nuovo grande reset, che vada ad intervenire e a risolvere gli errori fatti in passato, dal precedente reset di fine anni Sessanta.

Quali siano le criticità da correggere, derivate dal primo reset, lo ha chiarito spesso l’economista, non solo in questa occasione, sottolineando in particolare il dramma causato dal voluto crollo delle nascite, con il conseguente invecchiamento della popolazione, la riduzione del PIL, la perdita dei risparmi e quindi la fine del ruolo di intermediari finanziari delle banche, che si sono dovute inventare i prodotti derivati per continuare a sostenere la loro funzione.

«Occorre un grande reset- è il pensiero di Gotti Tedeschi- che ripari i danni fatti dal precedente reset. Il primo grave errore, è stato quello di pensare che più gente nasce, più gente consuma e più aumentano gli sprechi di ciò che la natura ci mette a disposizione. La spinta all’interruzione della crescita della popolazione che si è avuta da inizi anni Settanta, ha portato alla negazione di una legge naturale, perché questo è la natalità. La mancanza di crescita, o peggio ancora la decrescita della popolazione, sono la causa dell’abbassamento del prodotto interno lordo, a cui negli ultimi decenni si è sopperito con il consumismo, ossia con l’aumento dei consumi da parte del singolo individuo che, però, deve essere incentivato riducendo i costi. Ecco la causa della delocalizzazione produttiva nei paesi orientali, Cina su tutti. L’Occidente si è trovato così a non essere più produttore ma consumatore di prodotti importati».

Va da sé poi, che al crollo delle nascite corrisponde l’invecchiamento della popolazione, con la conseguente riduzione di contribuzione produttiva e, quindi, l’aumento del costo per la società, che deve impegnare le proprie forze economiche per sostenere la spesa di pensioni e sanità. Inevitabile, in un quadro così problematico, anche l’abbattimento del risparmio, che è l’anima delle banche e che permette di sostenere l’economia e la produttività del Paese.

Gotti Tedeschi ha avuto modo di parlare anche del ruolo dell’amministratore locale, che ha il compito di organizzare e pianificare il futuro del territorio, avendo sempre ben presenti le dinamiche europee e mondiali. Del resto ha spesso parlato in altre sedi, della globalizzazione, definendola come un qualcosa di neutro, che non è né positivo né negativo in sé, ma che non sta funzionando perché è stato pianificato male. Il futuro prossimo vedrebbe quindi, secondo l’economista, il mondo occidentale impegnato in costanti reset riparatori.

Irene Tempestini