• 16/07/2024

Equilibrio finanziario dell’impresa

 Equilibrio finanziario dell’impresa

Il fatturato è vanità, il profitto è salute, la cassa è realtà

Questa frase campeggia in bella vista dentro un quadretto negli uffici amministrativi di un’azienda mia cliente. Dopo aver suscitato ilarità, scopo primario per il quale ritengo sia stata apposta, stimola una profonda riflessione: e se avesse veramente ragione?

In precedenti occasioni si è parlato di equilibrio patrimoniale (https://toscanaeconomy.it/equilibrio-patrimoniale-dellimpresa/)  ed economico (https://toscanaeconomy.it/equilibrio-economico-dellimpresa/). Questi due “equilibri” sono molto gettonati nei reports aziendali dove si parla di pianificazione e strategia. La più apparentemente semplice gestione dei flussi di cassa sembra avere minore importanza, quasi come se l’algebrizzazione delle entrate ed uscite non riuscisse a far guadagnare l’Olimpo dell’opinionismo gestionale.

Eppure si sta parlando di argomenti importanti, con i quali gli imprenditori hanno a che fare tutti i giorni. Gli stessi imprenditori devono avere cura di ottimizzare i fattori della produzione, traguardare la propria azienda verso nuovi mercati, estendere la portata del proprio listino prodotti. Tutto questo è vero, ma è altrettanto vero che pressoché tutti i giorni ci si può imbattere in un pagamento indesiderato, una sfasatura tra previsione di incassi e pagamenti, un’uscita di denaro imprevista.  Ed ecco che l’equilibrio finanziario acquisisce il significato che merita. Anche gli stakeholders più comuni, uno per tutti le banche, hanno a cuore la questione. Ne sono interessati al punto che l’equilibrio finanziario, specie tra le aziende di minori dimensioni, costituisce uno dei più importanti items sui quali costruire il rating aziendale e misurare il merito di credito. In queste situazioni il corretto andamento dei flussi aziendali riesce anche a scalzare elementi importanti come lo stesso bilancio.

Ma cos’è l’equilibrio finanziario, come si raggiunge e con quali strumenti? Proviamo a dipanare la matassa e, come avrebbe detto un famoso presentatore televisivo, andiamo con ordine.

L’equilibrio finanziario è il rapporto le entrate e le uscite. Le entrate devono essere superiori alle uscite. Qualora ciò non accada si ricorre a flussi esterni per compensare il gap, uno per tutti: lo scoperto di conto corrente.

La sua ricerca ed ottimizzazione argomentano la messa in opera di un vero e proprio processo gestionale i cui scopi sono:

  • Indagare i mismatches rilevati durante il tempo di osservazione;
  • Verificare se gli stessi hanno carattere di estemporaneità o di ripetitività;
  • Mitigarli con attività che anticipano / posticipano flussi di entrata ed uscita per generare una linea di galleggiamento consona e correlata alle aspettative della stessa azienda.

Si può raggiungere con aggiustamenti continui di tiro, possibili dopo aver osservato gli andamenti dei periodi precedenti. Gli aggiustamenti condizionano i futuri comportamenti, che non sempre attengono alla nostra esclusiva facoltà negoziale. Mi riferisco alle scadenze dei pagamenti, all’incasso delle vendite e così via. Ve ne sono altri che non presentano margini di variazione. Uno per tutti: le scadenze fiscali e previdenziali. Alla lunga, ed in particolari occasioni, anche per questi l’anelasticità si può ridurre ma, al momento, la riflessione non è utile ai nostri fini.

A questo punto mancherebbe l’indicazione dello strumento attraverso cui finalizzare le nostre valutazioni ed indagini. Sul mercato ve ne sono molti ma si possono anche creare in casa. I primi hanno il pregio di essere fortemente affidabili. I secondi vanno costruiti. Non esiste una regola a cui ci si deve attenere. E’ tuttavia molto importante che detti strumenti prevedano non solo una rilevazione dei fenomeni consuntivi ma anche di quelli futuri. Questi si suddividono in certi e stimati. La loro interazione dovrà assicurare un buon grado di predittività e la possibilità di autoapprendere per rettificare il tiro nei periodi a venire. La realizzazione in casa offre l’ulteriore possibilità di customizzare al meglio lo strumento e, forse, di non dilapidare troppe risorse per un solo processo.

In questi casi la personalizzazione dell’applicazione ed il coinvolgimento di risorse interne possono giocare un ruolo molto importante: i dipendenti dell’azienda si identificheranno al meglio nel processo e ne potranno trarre significative utilità.

A questo punto inanellare l’obiettivo di individuare la propria linea di galleggiamento potrebbe essere più facilmente raggiungibile.

 

Leggi altri articoli: Questioni d’Impresa

Umberto Alunni

Giornalista, consulente aziendale, motivatore, scrittore

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