• 16/07/2024

Equilibrio economico dell’impresa

 Equilibrio economico dell’impresa

Il concetto di equilibrio economico ha ombre lunghe. Le sue radici affondano già nel millesettecento dove se ne è fatto uso per una più puntuale analisi dei fenomeni dello scambio, del consumo oltre, ovviamente, della produzione.

Tornando ai giorni nostri l’equilibrio economico è parte integrante del più ampio concetto di equilibrio aziendale complessivo, che avoca a sé anche quello patrimoniale e finanziario. In questo articolo focalizzeremo l’attenzione sul primo, nella sua auspicabile funzionalità quotidiana, dedicando ai successivi uno spazio apposito nelle nostre prossime occasioni di incontro.

Per dirla semplice, sdoganando concetti complessi legati a teorie economiche, si raggiunge l’equilibrio aziendale in presenza di una giusta relazione tra costi e ricavi. In tal senso il controllo di gestione può offrire un valido supporto (vedasi precedente articolo in argomento https://toscanaeconomy.it/controllo-della-gestione-approccio-e-metodo/). I ricavi si ottengono dalla quantità dei prodotti venduti per il loro prezzo unitario. Siano essi beni materiali, immateriali, servizi e combinazione degli stessi.

Per i costi occorre fare almeno una distinzione tra fissi e variabili. I primi non si modificano al variare della produzione. Un esempio per tutti: l’affitto o l’ammortamento dell’immobile ove opera la stessa azienda.

I costi variabili hanno un andamento strettamente proporzionale alla quantità dei beni prodotti. Quelli riferibili alla manodopera del personale coinvolto, ed alle materie prime necessarie per la realizzazione del prodotto, costituiscono validi esempi.

Fermo restando che proseguiremo le nostre riflessioni puntando il dito su ricavi, costi fissi e variabili, non possiamo sottacere la presenza di numerose interpolazioni, specie tra le due tipologie di costi che, nel pratico, possono rendere meno agevole la focalizzazione sull’equilibrio economico.

Esistono costi semi variabili, la cui dinamica segue solo in parte la variazione dei beni prodotti. Quale esempio tra tanti potrebbe essere additato il costo dell’energia qualora alimenti macchine e reparti che devono funzionare sempre per assicurare il loro corretto utilizzo. Ci sono anche costi che si correlano alla dinamica delle quantità prodotte non in modo lineare ma a scatti (o scalini, o soglie). Tipico il caso in cui per aumentare la produzione da 300 a 500 pezzi è opportuno attivare una seconda  linea di produzione perché la prima, al massimo, ne può fare 350.

Lasciando sul parterre le possibili, e fondatissime, derive appena accennate rispetto al più semplice paradigma – ricavi, costi variabili e fissi (per questi ultimi si rimanda anche all’articolo https://toscanaeconomy.it/costi-indiretti-si-ripartono-con-i-cost-drivers/) – torniamo al concetto di equilibrio economico ed alla giusta relazione tra costi e ricavi.

In un’azienda che si rispetti il primo obiettivo è l’ottenimento di un adeguato margine in grado di coprire:

  • Il costo dei fattori della produzione impiegati;
  • Il rischio d’impresa.

Senza entrare troppo in tecnicismi, ci può essere d’aiuto lo sviluppo scalare del conto economico, intendendo per tale l’evidenza dei ricavi in primis e, a seguire, la dinamica della loro allocazione attraverso la copertura delle varie tipologie di costi. Più si scende nello scalare e maggiori sono le loro coperture, fino al raggiungimento del risultato netto di periodo.

I ricavi meno i costi diretti generano un primo margine. La sua entità ci aiuta a comprendere la tipologia di business e la quantità di risultato lordo che la stessa determina. Sarà utilizzato per coprire i costi fissi. Dopo questa operazione residua il risultato netto che remunera l’impiego dei capitali dell’imprenditore ed il rischio d’impresa che si è assunto.

L’equilibrio economico deve tendere almeno alla copertura integrale dei fattori della produzione. In soldoni, il risultato netto non potrà essere negativo. Il vero e proprio equilibrio economico si ottiene quando, oltre all’adeguata copertura dei fattori produttivi che hanno concorso alla produzione, espressi dai costi fissi e variabili, si genera un risultato netto in grado di remunerare i capitali impiegati dall’imprenditore e il rischio assunto, come sopra evidenziato. La sua entità deriva da una serie di elementi che affronteremo in altra occasione parlando anche di un altro interessante concetto non sempre tenuto nella dovuta considerazione: l’E.V.A. – Economic Value Added.

Per ora portiamo a casa la considerazione che la copertura dei fattori della produzione attraverso i ricavi non è un optional ma un must e che ciò non è assolutamente sufficiente per inserire la nostra impresa nella rosa delle virtuose. Per fare questo dobbiamo generare interessanti risultati netti ed assicurarne la loro sostenibilità nel tempo.

 

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Umberto Alunni

Giornalista, consulente aziendale, motivatore, scrittore

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