• 21/01/2022

Educazione Civica e sviluppo economico

Dall’anno scolastico 2020/2021 l’Educazione Civica è una materia a tutti gli effetti, con un monte orario di almeno 33 ore annue e un suo voto. Tre gli assi fondamentali individuati dal ministero: Costituzione, sviluppo sostenibile, cittadinanza digitale

Quando, alla fine degli anni ’30 del XIV secolo, fu chiamato ad affrescare la Sala dei Nove del Palazzo Pubblico di Siena, Ambrogio Lorenzetti decise di rappresentare gli effetti dell’amministrazione pubblica: se la città è ben governata, domina la legge e fiorisce l’economia; se mal governata, la mancanza di senso civico favorisce il crimine e immiserisce lo Stato. Lorenzetti e i suoi committenti hanno interpretato, per via allegorica, un’idea antica quanto la civiltà umana: l’interdipendenza tra rispetto della legge e progresso economico. Ispirato da un intendimento analogo, Aldo Moro introdusse, nel 1958, lo studio obbligatorio dell’Educazione Civica nelle medie inferiori e superiori, per due ore al mese e senza indicazione di voto, affidandone l’insegnamento al docente di storia, nella convinzione che tale disciplina illustrasse al meglio “il travaglio di tante genti per conquistare condizioni di vita e statuti degni della persona umana”

Nell’avvicendarsi dei governi, l’educazione civica ha mutato forma e denominazione, riducendosi infine a poco più di un nome, un fantasma, parafrasando Marx, che si aggirava per le aule scolastiche. La legge n. 92/2019 ha introdotto l’insegnamento obbligatorio dell’educazione civica nel primo e secondo ciclo di istruzione, coniugando la trasversalità della disciplina stabilita dalla riforma Moratti del 2003 con la sua indipendenza curricolare: dall’anno scolastico 2020/2021, infatti, Educazione Civica è una materia a tutti gli effetti, con un monte orario di almeno 33 ore annue e un suo voto.

Tre gli assi fondamentali individuati dal ministero: Costituzione, sviluppo sostenibile, cittadinanza digitale. 


‘Educazione Civica’ vuol dire educazione alla cittadinanza, e in tal senso la Scuola è, nel suo complesso, educazione alla cittadinanza. Il compito formativo affidato al sistema educativo dei moderni Paesi democratici trascende la mera trasmissione dei saperi per configurarsi come viatico alla vita pubblica. Ciascuna disciplina contribuisce, nel suo campo specifico, a tale funzione, come riconosce la legge del 2019. La Scuola non è un museo né una torre d’avorio. La Scuola è politica.

In tempi ormai avvolti dalle nebbie del mito, la politica era un’attività elevata. L’introduzione di una formula calcistica ormai di uso comune per indicare l’impegno nella cosa pubblica, “scendere in campo”, ha solo palesato, verosimilmente senza dolo, un abbassamento di livello, come se la politica fosse qualcosa di poco conto rispetto alla conduzione degli affari privati. Il pubblico, al contrario, è lo spazio condiviso in cui il privato viene trasceso. La polis, da cui la parola ‘politica’ deriva, nel senso lato di comunità, è nella tradizione occidentale la casa comune, è libertà intesa come convivenza responsabile. È politica manifestare con l’esempio l’osservanza delle regole, l’inclusione, il rispetto per la persona e per l’ambiente, la valorizzazione del patrimonio culturale, il valore del lavoro. Non esiste campo dell’etica che non afferisca alla dimensione politica. 

In coincidenza con l’avvio dell’anno scolastico in corso, si registravano i fatti di Caivano e Colleferro. Voci autorevoli ne hanno ravvisato la genesi in una deriva nichilista causata, o assecondata, dal progressivo degrado del sistema educativo italiano. In un romanzo giallo, la Scuola vestirebbe senza dubbio i panni del maggiordomo: è sempre lei la colpevole. In una comunità la responsabilità è condivisa, e la tendenza a riversare il biasimo in un’unica direzione è ulteriore segno dell’immaturità civica che pure si intende censurare.

La Scuola riveste senza dubbio un ruolo fondamentale, ma in coazione con altri attori. Lo scadimento del senso delle istituzioni è il risultato della perdita del senso di comunità e di corresponsabilità che ha attraversato intere generazioni prima di raggiungere gli esiti così drammatici del presente.


Pensare che una soluzione possa venire dall’introduzione di una nuova disciplina scolastica, peraltro non priva di criticità e limiti, è naif, ma segnala quantomeno un timido risveglio. L’Educazione Civica, per com’è stata concepita, non si limita a illustrare i principi costituzionali ma è intesa a contribuire alle sfide della nuova modernità che si va profilando. Per tale ragione, non è equivalente a Diritto ed Economia, che pure meriterebbe l’inserimento nel curriculo delle scuole di ogni ordine e grado, al pari di materie più blasonate. Educare alla cittadinanza è educare al futuro che è già presente, anche e soprattutto nella sua dimensione economica.

Fare politica e gestire l’economia sono di fatto sinonimi, e l’economia necessita di risposte che non le possono essere fornite dalla tecnica: la tecnica è uno strumento, un’installazione, un impianto. La risposta può essere fornita solo dall’uomo. In una società in cui ogni opera e ogni lavoro vengono consumati e valutati con una logica calcolante, porre fiducia in un bene tanto labile quanto vago come l’umanità sembra uno spreco, eppure è l’investimento di maggior valore. Nessuno dovrebbe vivere nella città del malgoverno. 

L'importanza dell'educazione civica
Allegoria del Buon Governo, 1338-1339, Palazzo Pubblico, Siena



APPROFONDIMENTI
Letture consigliate

E. Barberis, Educazione civica e Costituzione: cittadinanza globale e sostenibilità, Maggioli Editore, 2020

M. Baldacci, Un curricolo di educazione etico-sociale. Proposte per una scuola democratica, Carocci, 2020

M. Caligiuris, Aldo Moro e l’educazione civica. L’attualità di un’intuizione, Rubbettino, 2019

M. C. Nussbaum, Non per profitto. Perché le democrazie hanno bisogno della cultura umanistica, Il Mulino, 2014