• 01/02/2023

L’Ecomuseo come cultura viva di un territorio

 L’Ecomuseo come cultura viva di un territorio

I siti da visitare in Toscana

Il termine Ecomuseo è stato coniato dall’archeologo, storico e museologo francese Hugues de Varine nel 1971. Ecco come lo definì: «Un qualcosa che rappresenta ciò che un territorio è, e ciò che sono i suoi abitanti, a partire dalla cultura viva delle persone, dal loro ambiente, da ciò che hanno ereditato dal passato, da quello che amano e che desiderano mostrare ai loro ospiti e trasmettere ai loro figli».

Sempre in Francia nasce e si fortifica negli anni ’70 con una vera e propria federazione nazionale l’esperienza degli ecomusei, grazie all’intuizione del museologo Georges Henri Riviére, considerato l’innovatore delle moderne pratiche di museologia etnografica, tanto da svolgere un ruolo essenziale nella fondazione dell’ICOM (International Council of Museums), di cui è stato il primo direttore dal 1948 al 1965.

Per Rivière «l’ecomuseo è il museo del tempo e dello spazio in un territorio dato […] è un’istituzione che si occupa di studiare, conservare, valorizzare e presentare la memoria collettiva di una comunità e del territorio che la ospita […] È un organismo che, pur rivolgendosi anche ad un pubblico esterno, ha come interlocutori principali gli abitanti della comunità i quali, anziché visitatori passivi, vogliono diventare fruitori attivi. È un museo del tempo, dove le conoscenze si estendono e diramano attraverso il passato vissuto dalla comunità per giungere nel presente, con un’apertura sul futuro […] Privilegia il linguaggio visivo diretto degli oggetti fisici e delle immagini, nel loro contesto originario e nella loro esposizione al pubblico».

A partire dagli anni ’90 gli Ecomusei si sono affacciati anche sulla scena italiana, favorendo l’incontro tra aspetti che spesso possono confliggere come conservazione e sviluppo, cultura e ambiente, identità locale e turismo di massa.

Forse la sintesi tra queste istanze apparentemente contradditorie l’ha trovata lo scrittore e ricercatore italiano Maurizio Maggi, autore di una guida europea degli Ecomusei, per il quale «l’ecomuseo è un museo basato su un patto con il quale una comunità, formata da amministrazioni, istituzioni, popolazione, imprese si prende cura del proprio territorio e lo tramanda integro al futuro».

Nel 2016 gli ecomusei italiani hanno condiviso un manifesto strategico volto a contribuire alla creazione, allo sviluppo e all’evoluzione di esperienze ecomuseali in grado di produrre modelli virtuosi di sviluppo locale sostenibile. Attraverso il manifesto gli ecomusei italiani definiscono se stessi come «processi partecipati di riconoscimento, cura e gestione del patrimonio culturale locale al fine di favorire uno sviluppo sociale, ambientale ed economico sostenibile, basato su percorsi di crescita culturale delle comunità locali, creativi e inclusivi, fondati sulla partecipazione attiva degli abitanti e la collaborazione di enti e associazioni».

La rete italiana degli ecomusei nel 2019 ha approvato un emendamento secondo il quale «gli ecomusei italiani si impegnano a promuovere il loro ruolo per lo sviluppo ambientale, sociale ed economico delle comunità, il raggiungimento degli obiettivi dell’Agenda 2030 dell’ONU per lo Sviluppo Sostenibile e la giustizia climatica».

Nel 2017 è stato realizzato un censimento che ha censito circa 200 istituzioni italiane che si definiscono ecomusei. Solo una parte di questi sono riconosciuti dalle legislazioni regionali sugli ecomusei. ll Censimento, aggiornato nel 2021, ha rilevato 255 ecomusei italiani.

In Toscana, terra ricca di zone interne montane, esistono interessanti siti strutturati secondo le caratteristiche dell’Ecomuseo.

Ecomuseo della Montagna Pistoiese

È un museo nato nel 1988 che racconta le bellezze della montagna pistoiese attraverso sei itinerari, distinti per colori: Itinerario del Ghiaccio (Azzurro), Itinerario del Ferro (Rosso), Itinerario dell’arte sacra e della religiosità popolare (Viola), Itinerario della vita quotidiana (Giallo), Itinerario naturalistico (Verde) e Itinerario della Pietra (Grigio).

A Le Piastre troviamo la Ghiacciaia della Madonnina, una delle poche ghiacciaie rimaste intatte sulla Montagna Pistoiese. Questa particolare struttura a forma tronco-conica e tetto in paglia veniva utilizzata per immagazzinare e conservare il ghiaccio naturale, prodotto sfruttando l’acqua del fiume Reno e poi trasportato nelle principali città della Toscana e del Lazio, per essere utilizzato per il mantenimento degli alimenti e per scopi sanitari.

A Maresca c’è la storica Ferriera Papini: costruita nel 1400, testimonia come la Montagna Pistoiese, grazie alla ricchezza di boschi e di acque, fosse il luogo ideale per diventare il primo polo siderurgico dello Stato Toscano e come tale fu scelto dai Medici nel 1600.

A Pontepetri ha sede il Museo del Ferro, il giardino didattico e il Percorso Trekking del ferro con area picnic, a Mammiano il Ponte Sospeso o Ponte delle ferriere, una passerella pedonale di quasi 300 metri che collega i due versanti del torrente Lima.

Da visitare a Popiglio il Museo d’Arte Sacra ospitato nella Pieve di Santa Maria Assunta e nella Compagnia del SS. Sacramento. Dalla chiesa si raggiunge il Polo didattico dell’Arte Sacra, dove si possono svolgere attività come quella della tessitura, e si prosegue per l’itinerario devozionale delle Verginine, che conduce al Ponte di Castruccio.

A Rivoreta c’è il Museo della Gente dell’Appennino e a Orsigna il Molino di Giamba, con il seccatoio per le castagne, la capanna del carbonaio e la carbonaia didattica.

L’Orto Botanico Forestale, nel comune di Abetone, è nato per riprodurre e far conoscere ambienti tipici della montagna pistoiese. A Gavinana, da visitare il Museo Naturalistico Archeologico dell’Appennino pistoiese, con la collezione di flora fossile dei Monti Pisani risalente al Carbonifero superiore, cioè a oltre 300 milioni di anni fa e uno scheletro di orso delle caverne, rinvenuto all’interno della Grotta dei Porci in Val di Lima, risalente alla fine dell’ultima glaciazione. Non manca anche un’immersione nel Medioevo lungo la Via Francesca della Sambuca nel tratto fra Pàvana ed i resti, ancora imponenti, del Castello di Sambuca.

Ecomuseo dell’Alta Garfagnana

È l’insieme degli itinerari culturali che illustrano l’identità di questa terra: itinerari dei Liguri Apuani, del Medioevo, dei Castelli, della cultura contadina. Ne fanno parte un museo e dei parchi archeologici:

Museo dell’Identità dell’Alta Garfagnana Olimpio Cammelli (Minucciano)

Il Museo si trova nel “Paese Vecchio di Gorfigliano”, a fianco della Chiesa Vecchia, ossia un castello di origine longobarda posto su un colle ad un’altezza di 730 m. s.l.m. Il colle fu definitivamente abbandonato nel 1928 principalmente a causa del terremoto del 1920, quando il paese fu trasferito nella parte più pianeggiante del territorio. Nella sala principale sono esposti centinaia di oggetti legati agli antichi mestieri del cavatore di marmo, del calzolaio, del pastore, del boscaiolo e del fabbro. Al piano superiore una intera sezione dedicata al mondo della falegnameria.

Il Parco Archeologico dell’Ospitale di San Nicolao di Tea (Monte Argegna)

Il Castello e la Torre di Pugliano

Il Castello e villaggio fantasma di Bergiola

A cavallo tra Garfagnana e Lunigiana ci sono due luoghi dove sono state ritrovate antichissime statue stele, risalenti all’età del ferro: nel parco dell’Eremo della Beata Vergine del Soccorso, a Minucciano (LU) e nel Parco Archeologico delle Statue Stele, a Casola in Lunigiana (MS). Quest’ultimo, al suo interno ospita delle copie, mentre le statue stele originali si trovano al Museo delle Statue Stele Lunigianesi, presso il Castello del Piagnaro di Pontremoli.

Ecomuseo dell’Alabastro

Nasce da un progetto di museo diffuso che coinvolge Volterra, Castellina Marittima e Santa Luce, le principali realtà legate alla tradizione artigianale ed artistica dell’alabastro.

Il museo dell’Alabastro di Volterra, allestito all’interno della medievale Torre Minucci, descrive la storia della lavorazione dell’alabastro dagli etruschi ai nostri giorni. Gli oggetti più significativi sono due cinerari in alabastro di epoca etrusca, due capitelli che rappresentano gli unici esempi di lavorazione di alabastro nel medioevo, una raccolta di sculture del Settecento e Ottocento. Nel Punto Museale di Castellina Marittima, presso l’ex palazzo opera “Massimino Carrai”, si possono apprezzare gli aspetti storico-produttivi dell’attività dell’escavazione e di lavorazione dell’alabastro, che ha attraversato l’intero arco temporale dagli Etruschi ad oggi.

Ecomuseo del Casentino

L’Ecomuseo del Casentino, in Provincia di Arezzo, è stato strutturato in sei sistemi (archeologico, civiltà castellana, acqua, bosco, agro pastorale, manifatturiero), attraverso i quali è possibile ripercorre la dinamica del rapporto uomo-ambiente nel tempo e nello spazio.

Fanno parte dell’Ecomuseo del Casentino: il Molin di Bucchio, il Sentiero dei Castelletti – sui passi della Mangialonga, il Centro di documentazione della cultura archeologica e del territorio, la Casa natale di Guido Monaco, il Centro di documentazione sulla cultura rurale del Casentino, l’Ecomuseo della polvere da sparo e del contrabbando, l’Ecomuseo della Castagna, l’Ecomuseo della Vallesanta, la Raccolta rurale Casa Rossi, la Bottega del Bigonaio e la Mostra permanente sulla guerra e la resistenza in Casentino, il Castello dei Conti Guidi di Poppi, il Museo della Pietra Lavorata, l’Ecomuseo del Carbonaio, il Museo dello Sci – Museo del Bosco e della Montagna – Collezione ornitologica “Carlo Beni” e il Castello di Porciano.

Ecomuseo dell’Amiata

Il Monte Amiata possiede una rete di piccole e piccolissime realtà espositive diffuse sul territorio, riunite nel Sistema Museale Amiata e parte del progetto Ecomuseo dell’Amiata Grossetano.

I presidi museali sono stati raggruppati in tre aree: quella storico-artistica (Centro Studi David Lazzaretti ad Arcidosso e la Raccolta d’arte di Palazzo Nerucci a Castel del Piano); quella antropologica e naturalistica (Casa Museo di Monticello Amiata – Cinigiano, Museo Etnografico di Santa Caterina – Roccalbegna, Museo delle Miniere di Mercurio del Monte Amiata a Santa Fiora, Museo della Vite e del Vino di Montenero d’Orcia – Castel del Piano) e quella ambientale (Centro Visite del Parco Faunistico ad Arcidosso).

Museo diffuso del Mugello

Le diverse realtà presenti nei comuni del Mugello sono state raccolte in quattro sistemi, ognuno dei quali comprende punti museali, laboratori didattici, itinerari: il sistema naturalistico, coordinato dal Museo del Paesaggio Storico dell’Appennino che trova sede nell’Abbazia di Moscheta; il sistema dei beni archeologici, con il Museo Archeologico Alto Mugello, il Centro di documentazione archeologica di Sant’Agata,  il Museo Archeologico Comprensoriale di Dicomano  e gli scavi di Frascole; il sistema antropologico, con il Museo dei ferri taglienti, il Museo della Civiltà Contadina di Casa d’Erci, il Museo Faini, il Museo della pietra serena, il Museo delle genti di montagna, il Museo della vite e del vino e il Museo di vita artigiana e contadina; il sistema dei beni storici artistici, con il Museo Chini a Villa Pecori Giraldi, la casa di Giotto, il Museo di arte sacra e religiosità popolare, la raccolta di arte sacra di Sant’Agata, il Centro documentazione e ricerche storiche “Gotica Toscana”, la raccolta di arte sacra del Convento di Bosco ai Frati.

Da segnalare anche il sistema museale di Montespertoli, che fa parte del più vasto Museo Diffuso dell’Empolese Valdelsa: è un sistema di tre musei (il Museo Amedeo Bassi dedicato al celebre tenore, il Museo del Vino che ne documenta la produzione e il Museo di Arte Sacra con notevoli opere ed arredi di arte sacra) e un ecomuseo, il Museo del Paesaggio “Via di Castiglioni”, un vero e proprio museo a cielo aperto immerso nel territorio.

Giulia Baglini

Giornalista specializzata sui temi dell’innovazione e della sostenibilità

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