• 20/04/2024

Dimissioni in azienda: il fenomeno Y.O.L.O.

 Dimissioni in azienda: il fenomeno Y.O.L.O.

Il complesso rapporto tra lavoro, impegno, libertà individuale e qualità della vita apre nuove frontiere e mette in campo differenti paradigmi, del tutto impensabili fino a pochi anni fa.

Nel precedente articolo si è parlato del valore delle persone in azienda e del mai sopito complesso di relazioni che si innestano tra la vita privata e l’impegno lavorativo (https://toscanaeconomy.it/il-valore-delle-persone-in-azienda/). A conclusione si era appena accennato al fenomeno Y.O.L.O. – You only live once – su cui si è focalizzata l’attenzione del mondo del lavoro soprattutto a valle del periodo pandemico.

Il concetto del “si vive una volta sola” non è recentissimo. La sua origine, neanche a dirlo, di lingua inglese, sostituisce la più gettonata  Carpe Diem, portata alla luce della ribalta da uno straordinario Robin Williams nell’omonimo film del 1989. Tuttavia la primogenitura spetterebbe allo scrittore tedesco Goethe, già nel 1774. Tornando a noi, l’acronimo di “You Only Live Once” è diventato popolare anche per merito del rapper canadese Drake (pseudonimo di Aubrey Drake Graham) con la canzone The Motto del 2011. Da questa data la frase brandizza ed identifica chi intende  prendere decisioni audaci, non avendo paura di esporsi ai rischi.
Attualmente, persino gli operatori di borsa lo citano quando fanno scommesse irresponsabili che a volte pagano. Nell’immaginario è arrivato ad identificare l’atteggiamento che ha catturato un certo tipo di impiegato annoiato che intende cambiare lavoro.

Il fenomeno ha trovato terreno favorevole dopo il forte allentamento della connessione tra datore di lavoro e lo stesso lavoratore. Fino a qualche decennio fa chi entrava nel mondo del lavoro si trovava di fronte ad una semplice scelta: svolgere lavoro dipendente o lavoro autonomo. Qualora avesse scelto il primo quale percorso per la sua vita, il prossimo passo sarebbe stato l’individuazione di un datore di lavoro in grado di assicurare un impiego a tempo determinato. All’interno di questo canale avrebbe cercato di fare carriera per posizionarsi ai vertici del “possibile”. Questo paradigma, apparentemente semplice, è stato demolito da una serie di norme che hanno riportato la precarietà del lavoro alla ribalta ed infranto il sogno di entrare in un’azienda e dalla stessa potersene andare in pensione dopo il dovuto numero di anni. Non si intende, in questa sede, commentare una simile evoluzione, né tanto meno apporre targhette ideologiche. Si vuole comunque sottolineare che questo nuovo approccio ha modificato il punto di vista dell’azienda verso il fattore produttivo “lavoro”, ma anche quello del lavoratore. Quest’ultimo osserva il datore di lavoro con un occhio più obiettivo, si tenta a rinunciare ad una visione troppo in avanti e si innesta la tentazione di attualizzare al massimo i benefici che può trarre dal suo attuale impiego. Al tempo stesso si getta un occhio attento alla propria vita privata e, perché no, ad altre opportunità di lavoro.

Per quanto ovvio non sarà per tutti così. Ci sono lavori e lavori. Da parte dell’imprenditore ci sarà la massima attenzione per trattenere le Figure professionali di estremo riferimento. Il lavoratore, dal suo punto di vista, potrà porre condizioni qualora il suo ruolo glielo consenta. Ma ormai il dado è tratto: la fluidità delle relazioni, pur non interessando tutti allo stesso modo, sia imprese che lavoratori, pone delle questioni non di poco conto.

L’impresa si dovrà aspettare repentine modifiche nel suo assetto organizzativo. Per questo dovrà impiegare risorse affinché i backup, che verosimilmente avverranno con maggiore frequenza, siano agevoli e non rechino scossoni nell’organizzazione aziendale. Il lavoratore dovrà organizzare al meglio la propria vita ed affrontare i rischi di possibili passaggi da un’azienda all’altra.

La pandemia, lo smart working, il maggior tempo a disposizione hanno generato una coscienza che conferisce alla qualità della vita lo scettro delle priorità. Si allontana l’organizzazione Tayloristica del lavoro, la chimera del posto fisso e la sua conseguente sicurezza. Il fenomeno, attivato da norme, accelerato da situazioni socialmente inevitabili, rientra con decisione in azienda e nelle case dei lavoratori restituendo ai due ambienti le seguenti inevitabili eredità:

  • Per l’azienda – un’organizzazione in grado di far fronte alle entrate ed uscite dei lavoratori che in un prossimo futuri si manifesteranno con maggiore frequenza;
  • Per le case dei lavoratori – un pensiero condiviso in grado di valutare al meglio la relazione tra tempo libero, lavoro degli altri componenti della famiglia, qualità della vita, gestione degli orari, lavoro attuale e lavoro futuro potenziale.

Ponendo un occhio all’azienda, la stessa dovrà operare sui seguenti elementi che possono influire sulla decisione di far restare nella sua orbita le Figure professionali di maggiore interesse:

  • flessibilità, oraria e del luogo di lavoro;
  • possibilità di poter migliorare le proprie competenze, confermando così che la formazione continua è un elemento importante per trattenere talenti;
  • un buon piano di welfare aziendale;
  • un definito percorso di avanzamento carriera.

Y.O.L.O. non è una moda né tanto meno uno slogan. Il mondo del lavoro ne dovrà tenere conto anche se, al momento non è in grado di comprendere se sarà solamente contaminato da questi orientamenti o, verosimilmente, ne sarà totalmente condizionato.

Umberto Alunni

Giornalista, consulente aziendale, motivatore, scrittore

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