• 27/05/2022

Demografia occupazionale in provincia di Arezzo: nel 2021 tornano a crescere le iscrizioni

 Demografia occupazionale in provincia di Arezzo: nel 2021 tornano a crescere le iscrizioni

Lo scorso anno in provincia di Arezzo sono nate 1.819 nuove imprese rispetto alle 1.627 dell’anno precedente (con una crescita dell’11,8%) mentre le cessazioni (escluse quelle d’ufficio) che erano state 1.758 alle fine del 2020 sono scese a 1.529 (con una contrazione del -11,5%).

Nel 2021 quindi in provincia di Arezzo, secondo i dati del Registro delle Imprese della Camera di Commercio, sono presenti 36.962 sedi d’impresa. Se a queste si aggiungono le unità locali, il dato complessivo è di 45.147 unità.

“I dati relativi alla demografia imprenditoriale – evidenzia il Presidente dell’Ente camerale Massimo Guasconi – confermano il miglioramento delle prospettive dell’economia provinciale. Nel 2021 così come nel 2020 gli interventi e gli aiuti pubblici che hanno accompagnato le sospensioni o le restrizioni all’esercizio di diverse tipologie di attività economiche hanno determinato un effetto “surplace” nelle chiusure di aziende. Le 1.529 cessazioni di attività rilevate lo scorso anno costituiscono infatti il valore più basso dell’ultimo decennio, persino più contenuto di quello già record registrato nel 2020″.

“Nel 2021 il saldo provinciale tra iscrizioni e cessazioni è stato pari a +290 unità, – spiega il Segretario Generale dell’Ente Marco Randellini  tornando così al segno positivo dopo quattro anni caratterizzati dal segno meno. Se si analizza l’andamento della nati-mortalità per i settori più significativi del nostro sistema economico si evidenzia una flessione dell’agricoltura, -0,8% (- 46 unità) e del manifatturiero, -1,7% (-91 unità). All’interno del manifatturiero la moda perde 29 imprese ( -2,8%), la  gioielleria-oreficeria  passa dalle 1.361 imprese del 2020 alle 1.339 del 2021 ( -1,6%) . In flessione dell’1,2% il commercio all’ingrosso ed al dettaglio (che perde 97 imprese) ed il settore turistico (alloggi e ristorazione) che perde 38 sedi d’impresa (-1,5%). Continua a crescere, grazie soprattutto alle agevolazioni fiscali nell’edilizia, il settore delle costruzioni (+1%, 53 imprese in più rispetto al 2020) e crescono le imprese nei servizi più innovativi e specializzati come, ad esempio, le attività finanziarie ed assicurative, i servizi di informazioni e comunicazione e le attività scientifiche, professionali e tecniche.”

“Per quanto riguarda l’andamento occupazionale –prosegue il Segretario Generale – le localizzazioni d’impresa presenti nel territorio hanno fatto registrare una crescita di  1.770  occupati  pari al +1,5%. Si è infatti passati dai 115.624 occupati del 2020 ai 117.394 del 2021.Tornando alle imprese, quelle femminili a dicembre 2021 erano 8.724 in provincia di Arezzo, quasi stabili (-0,1) rispetto al 2020 grazie soprattutto ad una decisa crescita nel terziario: attività finanziarie e assicurative (+7,9%), attività professionali e tecniche (+7,2%), servizi informazione e comunicazione (+3,3%). Nel loro complesso quindi le imprese in rosa rappresentano il 23,6% del totale delle imprese aretine con una distribuzione più elevata nel commercio, in cui opera poco meno di una impresa femminile su quattro (2.005 imprese, 22,9% del totale), nell’agricoltura (1.662 imprese, 19,1% del totale) e nel manifatturiero (1.131 imprese, 12,9% del totale. Le imprese giovanili (imprese in cui la partecipazione di controllo e proprietà è detenuta in maggioranza da persone di età inferiore a 35 anni) con sede in provincia di Arezzo sono 2.763 e rappresentano il 7,5% del totale delle imprese aretine”.

“Infine il dato relativo alle imprese straniere della provincia di Arezzo- conclude Marco Randellini  quelle cioè in cui la partecipazione di persone (titolari di carica o di quote societarie) non nate in Italia risulta complessivamente superiore al 50%. Nel 2021 risultano cresciute del 5,4%, arrivando a toccare quota 4.631.  Circa una su tre (31,9%) opera nel settore delle costruzioni e più di una su cinque nel commercio (22,1%). Presenze significative anche nel manifatturiero (15,2%), nell’agricoltura (6,3%) e nei servizi di alloggio e ristorazione (6,1%). Per meglio analizzare questo processo di continua crescita che va in senso contrario rispetto a quello degli imprenditori di nascita italiana (-1,2%) si possono esaminare i dati dei titolari di carica secondo la loro nazionalità. Innanzitutto, fra gli stranieri la crescita non è assolutamente omogenea: anche nel 2021 i soggetti extra-comunitari sono infatti cresciuti di più rispetto ai comunitari (+6,9% contro +4,4%). 

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