• 17/01/2022

Del Tetra Pak non si butta via niente

INTERVISTA A Giacomo Mencarini chimico

Giacomo Mencarini, giovane chimico pesciatino, ha brevettato un sistema per riciclare tutti e tre i materiali di cui è composto il Tetra Pak: cellulosa, polietilene e alluminio, in modo che non vadano a finire in discarica o all’inceneritore, ma riutilizzati con ovvi vantaggi per l’ambiente

TOSCANA ECONOMY Del Tetra Pak non si butta via niente
Giacomo Mencarini ha ideato un sistema per riciclare il Tetra Pak

Dove si butta il Tetra Pak? La risposta non è scontata e soprattutto non è univoca.

Il Tetra Pak, infatti, viene riciclato in tutta Italia, ma le modalità di raccolta variano da comune a comune in base alle disposizioni dell’amministrazione comunale e al sistema di raccolta differenziata delle aziende municipalizzate. Perché si tratta di un materiale composito fatto di carta, plastica e alluminio.

Lo strato di carta è presente in misura maggiore (all’incirca il 74%) ecco perché generalmente viene destinato al contenitore della carta nella raccolta differenziata, ma alcuni comuni prevedono che venga ritirato insieme alla plastica.


La ragione ha provato a spiegarcela Giacomo Mencarini, giovane chimico pesciatino, con un master in produzione della carta e del cartone e che sta studiando dei sistemi per il riciclo di materiali plastici e poliaccoppiati.

«Quando, dopo essere stato usato, viene portato a riciclo, del Tetrapak si recupera normalmente soltanto la cellulosa. Il resto, fino a pochi anni fa, era stoccato in discarica oppure incenerito». Eppure, i numeri del Tetra Pak sono enormi. Soltanto in Italia, ogni anno vengono raccolte oltre 1 miliardo e 400 milioni di confezioni di Tetra Pak.

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Separazione dell’alluminio sotto forma di idrossido di alluminio


Giacomo ha trovato un sistema per riciclare tutti e tre i materiali: cellulosa, polietilene e alluminio, in modo che non vadano a finire in discarica o all’inceneritore, ma riutilizzati con ovvi vantaggi per l’ambiente. «Esiste già la tecnologia per il recupero della componente cellulosica del Tetrapak – spiega Giacomo – tuttavia, una volta recuperata la cellulosa, rimane uno scarto composto da alluminio e polietilene, i cui componenti non sono separabili, in quanto l’alluminio aderisce strettamente al polietilene come conseguenza del processo di produzione del poliaccoppiato, secondo il quale il polietilene, l’alluminio e la cellulosa sono saldati a caldo, senza l’utilizzo di colle chimiche. Mentre la cellulosa si separa facilmente, lo stesso non si può dire delle altre due componenti, che rimangono saldate l’una all’altra».

Da tanto Giacomo lavorava a dei metodi per ottenere la separazione dell’alluminio da questi scarti e, durante il lockdown, nei momenti liberi dallo smart working, ha sviluppato un procedimento che prevede la separazione dell’alluminio sotto forma di idrossido di alluminio e il riciclo del polietilene tal quale.
«In tal modo, si può rivendere l’idrossido di alluminio alle aziende che lo utilizzano per esempio nella produzione dell’alluminio, mentre il polietilene può essere rivenduto tal quale, ad un elevato grado di purezza, evitando di dover sintetizzare nuovo polietilene e nuovo alluminio per tali aziende, in un’ottica di economia circolare».

Questo sistema è rispettoso dell’ambiente. «Esatto. Il polietilene è una plastica derivante dal petrolio, per cui la sua sintesi è impattante dal punto di vista ambientale. Anche il processo di produzione dell’alluminio dalla bauxite è un processo assolutamente non sostenibile dal punto di vista ambientale, basti pensare che, quando si produce alluminio ex novo, si hanno notevoli quantità di rifiuti, chiamati fanghi rossi, che sono estremamente inquinanti e impattanti sull’ambiente e, inoltre, tale processo è molto energivoro, per cui è estremamente importante ridurre al minimo la quantità di alluminio prodotta ex novo da bauxite e spingere al massimo sul riciclo dell’alluminio ».

L’idea di Giacomo, dunque, parte da un pensiero ecosostenibile, che guarda con preoccupazione al futuro del pianeta. «Se teoricamente riuscissimo a riciclare tutta la plastica derivante dagli scarti di produzione, che sono tantissimi (migliaia e migliaia di tonnellate all’anno in tutta la Toscana) diminuiremmo drasticamente la produzione di plastica dal petrolio ». Un’idea che, per quanto brillante, ha però bisogno di gambe su cui camminare. Come, intende, Giacomo portare avanti il suo sistema di riciclo del Tetra Pak? «Intanto ho già depositato il brevetto all’ufficio brevetti di Roma, avvalendomi della consulenza di uno studio specializzato, poi l’idea è quella di sviluppare questo progetto o mediante una start-up oppure collaborando con altri enti o aziende interessati».

Maria Salerno

Giornalista - maria.salerno@toscanaeconomy.it